Lavoro 12 Maggio 2020 16:30

«Così ho dato voce ai miei colleghi in prima linea contro il Covid-19». Esperienze, paure ed emozioni nell’ebook dell’infermiera Silvia Fortunato

“Racconti di cura che curano” raccoglie esperienze e testimonianze di 60 tra medici e infermieri coinvolti nell’emergenza. La curatrice: «L’obiettivo è far capire alla popolazione come noi abbiamo vissuto la pandemia. Più che essere chiamati eroi per un giorno vorremmo essere riconosciuti come dei professionisti tutti i giorni»

«Così ho dato voce ai miei colleghi in prima linea contro il Covid-19». Esperienze, paure ed emozioni nell’ebook dell’infermiera Silvia Fortunato

A Silvia Fortunato piace scrivere, è appassionata di sindacato e, soprattutto, è orgogliosa di essere un’infermiera. Opera all’interno del dipartimento di salute mentale della Usl di Bologna, «un ruolo che mi è stato un po’ stretto durante la pandemia perché quando sei infermiera vuoi essere in prima linea», confessa a Sanità Informazione, ma che le ha permesso di dare vita al progetto dell’ebook “Racconti di cura che curano”.

Un’antologia di esperienze umane e professionali vissute da medici e infermieri di tutta Italia impegnati nella lotta al Covid-19. Diverse tra loro, ma accomunate dalla stessa passione, determinazione e rabbia.

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«L’idea è nata una sera in cui ero veramente un po’ disperata – spiega Silvia -. Leggevo i commenti e gli sfoghi sui gruppi Facebook di tutti i colleghi dei vari ospedali, anche fuori regione, nelle zone più colpite, ed è scattata la molla: ho provato tanta rabbia per il fatto che ci stavano definendo eroi, quando sono anni che lottiamo per dimostrare il nostro valore e per far sì che venga riconosciuto da tutti».

Silvia ha deciso così di pubblicare quei racconti e di dare voce a chi lottava per fronteggiare quello tsunami inatteso e travolgente, in un abbraccio ideale, una condivisione di sentimenti ed emozioni: «La fatica più grossa non è stata contattare le persone, che hanno aderito subito, ma selezionare le storie, tutte belle e diverse tra loro che rendono comprensibile lo straordinario valore aggiunto svolto dagli infermieri» ammette Silvia.

«La cosa che mi ha colpito di più – continua – in un momento così drammatico e fatto soprattutto di distanziamento sociale, è stata la meravigliosa vicinanza che ho sentito con queste persone pur non conoscendole, a livello epidermico. Avevo capito – precisa – che da parte degli infermieri c’era un’urgenza di esprimersi, di farsi conoscere».

«L’obiettivo era quello di far capire alla popolazione come noi abbiamo vissuto questo momento – sottolinea Silvia -. Fino al giorno prima eravamo quelli aggrediti e ingiuriati al pronto soccorso e ad un tratto siamo diventati eroi. Bellissimo, per carità, però più che essere chiamati eroi per un giorno vorremmo essere riconosciuti come dei professionisti tutti i giorni».

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Durante l’emergenza Covid-19 medici, infermieri e operatori sanitari, risorsa umana e strutturale del SSN, sono stati costretti ad agire spesso in condizioni di estrema difficoltà, carenti dei dispositivi di protezione individuale, sopraffatti da ritmi di lavoro estenuanti, ma sempre spinti dal sacrificio e dall’orgoglio di operare, in primis, per la salute dei pazienti.

«Questa antologia ha un duplice scopo: sia fare del bene – l’intero ricavato delle vendite sarà devoluto alla raccolta fondi #NoiConGliInfermieri della Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) che lasciare una testimonianza. L’ebook sta andando benissimo: 340 copie nel giro di una settimana, forse faremo anche un cartaceo» spiega soddisfatta l’ideatrice del progetto.

Due, i fili conduttori dell’e-book: «Sicuramente la passione, la determinazione e l’orgoglio di essere un infermiere – nonostante durante la pandemia non ci sia mai stato un giorno di riposo e un attimo di respiro, schiacciati da turni massacranti – perché è il lavoro che ti sei scelto e che ami. Ma anche la rabbia, soprattutto inizialmente, quando la gente sottovalutava la gravità della situazione» evidenzia Silvia.

Dai racconti emerge la solitudine e il dolore dei pazienti: «Le ultime persone che vedono siamo noi infermieri, solo i nostri occhi – continua Silvia –, e il lato umano dell’operatore. Abbiamo inventato un nuovo modo di comunicare con loro, tentando di rispondere alle necessità con gesti pieni di comprensione e vicinanza. Non eravamo proprio pronti e gestire questa malattia – ammette Silvia – con personale tagliato, risorse sia fisiche che strutturali che non c’erano, e creare dal nulla nuovi reparti è stata un’impresa. Noi abbiamo un Servizio sanitario nazionale meraviglioso – sottolinea – che la politica dovrà riguardare e rivalutare. Investire in questo settore è fondamentale perché la salute non solo è un principio sancito dalla nostra Costituzione e quindi un diritto inviolabile, ma soprattutto deve essere garantito ai massimi livelli».

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«Come professione infermieristica siamo indietro rispetto al resto d’Europa di almeno 50 anni – conclude Silvia Fortunato -. Vogliamo sentirci parte integrante del panorama della sanità nazionale e contribuire al miglioramento e potenziamento dei servizi che offriamo per rispondere al meglio ai bisogni di cura dei cittadini. Dobbiamo farci conoscere, i pazienti devono capire chi siamo, ma è difficile farlo in ospedale, dove siamo pochi e tutti lavoriamo con i minuti contati. L’epidemia di Covid-19 ci ha imposto un rallentamento: questo può aiutarci, perché dedicare tempo a pazienti e familiari è importante quanto somministrare la cura. La salute ha bisogno dei suoi tempi».

 

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