Contributi e Opinioni 13 Marzo 2020

«E io dico che non siamo eroi»

di Luciano Cifaldi, Segretario generale Cisl Medici Lazio

di Luciano Cifaldi, Segretario generale Cisl Medici Lazio

Diversi nostri politici e molti frequentatori di salotti televisivi stanno facendo a gara a chi pronuncia più volte la frase “Ringraziamo i medici e gli infermieri che sono gli autentici eroi di questo momento”. Davanti ad alcuni ospedali sono apparsi striscioni con scritte tipo “Oggi più che mai di voi fieri, onore ai medici e infermieri” come a Bologna oppure “medici ed infermieri siete il nostro orgoglio” come a Crema o “medici ed infermieri, eroi di oggi eroi di ieri” come a Latina.

Capiamo, dopo settimane di corbellerie e non avendo molto altro da aggiungere, qualcosa bisogna pur dirla. Tra gli studenti di medicina, anni fa, era nota la frase di un barone della chirurgia che appellava in questo modo gli allievi meno preparati “Ah le mani preziose sottratte alla vanga”.

Cari pseudostatisti dell’ultima e della penultima ora avete distrutto il sistema sanitario tagliando posti letto e chiudendo interi reparti, avete consentito le assunzioni dei medici e degli infermieri in quantità omeopatica in quelle Regioni dove ha imperato il Ministero dell’Economia e della Finanza, il MEF per usare un acronimo che quando vuole riesce ad essere più letale di un virus.

Avete seminato vento ed ora la gente comune, il cittadino, raccoglie tempesta. Il cittadino, badate bene, non gli eletti dal popolo che in Aula ci vanno una volta alla settimana ma forse questo tutto sommato potrebbe non essere un male. A tutti quelli che ringraziano noi medici vorrei ricordare che siamo sempre gli stessi che vengono aggrediti. Siamo sempre gli stessi che è facile mettere in prima pagina descrivendoci come mostri della malasanità e condannarci dopo un sommario processo mediatico.

Non ringraziateci ora perché rischiamo la morte, perché siamo in prima linea anche contro questa malattia, come il presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri della Provincia di Varese, che svolgeva la propria attività come medico di base a Busto Arsizio in provincia di Varese. Il dott. Roberto Stella aveva 67 anni ed è morto all’ospedale di Como, dove era ricoverato per insufficienza respiratoria dopo aver contratto il Coronavirus assieme a un collega.

Le parole non possono esprimere compiutamente il dolore, ma la triste notizia deve stimolare una riflessione: si dirà che è morto da eroe. Preferiamo dire che è morto da cittadino, da Medico, da lavoratore che si è trovato ancora una volta sulla prima linea del fronte.

I medici non vogliono essere considerati eroi e non vogliono morire da eroi. Vogliono continuare a fare in pieno il proprio dovere anche quando è giunta la delirante notizia di un individuo che all’ospedale Cotugno di Napoli, in fila per un tampone del Coronavirus, innervosito dalla attesa ha sputato in faccia a due medici costringendoli a loro volta ad effettuare il tampone.

Rendiamo onore al Presidente dell’Ordine dei medici e odontoiatri della Provincia di Varese ma nello stesso tempo dobbiamo registrare questo lurido comportamento. Magari ci penseremo andando al lavoro o tornando dal lavoro perché se l’Italia si ferma con un decreto noi medici, come gli infermieri, siamo tra quelli che non possono e non vogliono fermarsi».

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