Lavoro 7 Settembre 2020

Covid, l’appello di Fismu: «I servizi sanitari sul territorio hanno bisogno di personale e risorse»

Il Segretario Esposito: «Serve un new deal del Ssn. E per la medicina scolastica e la prevenzione 10mila assunzioni subito»

«Una riorganizzazione della sanità pubblica, anzi una vera e propria rivoluzione: più territorio, più personale, più risorse, contratto unico dei medici del SSN». Con queste parole lanciate dalla Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti (Fismu) si è conclusa la segretaria nazionale del sindacato, lo scorso fine settimana a Roma. Si è dato mandato al segretario generale, Francesco Esposito, e ai segretari regionali, di aprire un confronto urgente con il Ministro della Salute, Roberto Speranza e con il Parlamento, ma anche con i presidenti delle Regioni, e con le altre organizzazioni sindacali.

Francesco Esposito, segretario generale insiste, alla vigilia della riapertura delle scuole, con la proposta lanciata da Fismu qualche mese fa: «Assunzione immediata di giovani medici, ora precari, oltre 10.000 (tra questi i cosiddetti camici grigi) per potenziare il territorio, per le vaccinazioni, la prevenzione, l’epidemiologia, e per la medicina scolastica, cioè per rilanciare la cosiddetta medicina dei servizi, da anni smantellata. Quindi rendere effettive le Usca [Unità Speciali di Continuità Assistenziale, ndr.], e prevedere spazi appositi per i test sierologici massivi. Solo così sarà efficace la battaglia al Covid19. È bene ricordare che la nuova medicina scolastica non dovrà avere una funziona sostitutiva degli attuali ambulatori di pediatria, ma complementare, ragione per cui sarebbe opportuno mettere da parte le battaglie corporative, perché è in gioco il buon funzionamento della lotta contro la diffusione dell’epidemia e la tutela del diritto all’istruzione dei minori».

«Ma non basta – aggiunge – serve oggi più che mai una riorganizzazione, anzi una rivoluzione delle cure primarie, una nuova medicina generale (di famiglia) e di continuità assistenziale h24 (in sicurezza e con strutture adeguate), con ambulatori moderni e attrezzati (telemedicina e diagnostica di primo livello, ma da non confondere con il ruolo degli specialisti), quindi implementare le medicine di gruppo, UCCP, AFT, Case della Salute, ecc, anche applicando finalmente, e in modo omogeneo, su tutto il territorio il Fascicolo elettronico e la Cartella digitale; e così mettere in rete tutti i servizi, dalla specialistica ambulatoriale, agli ospedali, fino all’emergenza-urgenza. In questo ultimo settore è urgente approvare una riforma che preveda tra le altre così il passaggio a dipendenza di tutto il personale medico del 118».

«Quindi – continua il segretario generale Fismu – serve iniettare energia e risorse negli ospedali, basta blocco del turn over, precariato, marginalizzazione del ruolo medico nel governo delle strutture. Si deve valorizzare e dare ristoro ai professionisti che operano nelle sale operatorie, nelle corsie, nell’unita di cure intensive e nei Pronto Soccorso. È strategico».

«Altro tassello – aggiunge – è riformare la formazione sia specialistica che di medicina generale sottraendola ai ‘baronati’ universitari, e anche sindacali, ed equiparando tutte le borse anche sotto il profilo economico e delle tutele e prevedendo i percorsi di formazione-lavoro anche fuori dal circuito post universitario. Infine, la leva normativa, e giuslavoristica, per questa rivoluzione è quella di superare l’attuale frammentazione dei contratti di lavoro, tra dipendenti e parasubordinati del SSN, prevedendo un ‘contratto unico’ dei medici partendo sin da ora dall’instaurazione del ruolo unico con il tempo pieno per chi entra nell’attualità convenzione (di medicina generale) con rapporto a 38 ore con il doppio canale di stipendio monte orario e quota capitaria e una estensione delle tutele proprie della dipendenza. Tutti questi spunti sono stati messi sul tavolo di dialogo con i nostri soci e alleati, tanto nella dirigenza in FVM (Federazione Veterinari Medici di cui siamo sezione), così come nella medicina generale con Cisl Medici (di cui siamo affiliati, in Intesa Sindacale)».

«È il momento di cambiare – conclude Esposito – la mutata domanda di salute lo impone, l’invecchiamento della popolazione, la gestione della cronicità, della fragilità, la globalizzazione e le sfide delle epidemie, sono temi della nuova agenda politica del Paese. Si usino i fondi europei, Mes e Recovery Fund, per avviare finalmente un “new deal” per la nostra sanità: ne ha urgente bisogno».

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