Lavoro 17 Gennaio 2019

Contratto medici, sindacati soddisfatti da incontro Funzione Pubblica, ma per ora scioperi confermati

Un emendamento al decreto Semplificazione, in discussione al Senato martedì 22, posticiperà gli effetti del comma 687 della legge di Bilancio al contratto 2019-2021. Ma rimane il nodo della RIA, su cui c’è il blocco del ministero dell’Economia

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In più o meno 12 ore, i sindacati dei medici e della dirigenza sanitaria hanno ottenuto da più fronti risposte importanti, che fanno ben sperare per il rinnovo del contratto. Da un lato, ieri le Regioni hanno riconosciuto l’indennità di esclusività nella massa salariale su cui si calcolano gli aumenti; dall’altro, questa mattina, a margine del sit-in davanti il ministero della Pubblica amministrazione promosso dall’intersindacale, la Funzione pubblica ha promesso che il comma 687 della Legge di Bilancio verrà emendato dal decreto Semplificazione, prevedendone l’applicazione dal contratto 2019-2021, e quindi non retroattiva. E i tempi sembrano essere rapidi, visto che l’emendamento dovrebbe essere presentato in Aula al Senato martedì 22.

Un pezzo per volta, allora, sembra che la protesta dei sindacati di medici e dirigenti sanitari inizi a portare i suoi frutti. Ma non può dirsi totale la soddisfazione dei sindacati, visto che rimane il nodo della Retribuzione Individuale di Anzianità, su cui c’è il blocco del ministero dell’Economia e si attende un accordo tra Funzione pubblica, MEF e Sanità. Resta quindi confermato lo sciopero del 25, visto che «di scritto in Gazzetta Ufficiale non c’è ancora nulla», come specificato dal segretario dell’Anaao-Assomed Carlo Palermo.

«Dobbiamo rivendicare fortemente che abbiamo ottenuto grandi risultati – commenta Andrea Filippi, segretario nazionale di Fp Cgil Medici -. Il capo di gabinetto, il dottor Ferdinandi, ha dato piene rassicurazioni per una rapida soluzione del problema scaturito dal comma 687 della Legge di Bilancio, che bloccava il contratto dei medici annullando l’accordo quadro firmato con i sindacati confederali nel 2016. L’applicazione della norma sarà quindi posticipata al 2019, senza cambiare le regole del gioco a fine contratto. Rimane – aggiunge Filippi – il grande problema dello sblocco del tetto del salario accessorio, perché si tratta di soldi dei medici che non sappiamo dove le aziende stiano mettendo a bilancio. Manteniamo lo sciopero perché vogliamo che venga inserita nel decreto Semplificazione una soluzione anche a questo, che continueremo a sollecitare e su cui insisteremo anche per il contratto futuro».

«Ci è stato garantito l’impegno ad interessarsi affinché alcuni nodi vengano sciolti – dichiara Alessandro Vergallo, presidente di AAROI-Emac – ma restano da superare delle barriere di comunicazione tra i vari settori della controparte governativa. È quindi evidente che non possiamo basarci su questi impegni per fare marcia indietro sulla protesta. Quindi confermiamo lo sciopero proclamato dall’intersindacale e quello di AAROI-Emac, a meno di novità veramente concrete che ci pongano nelle condizioni di poter essere più sicuri sulla soluzione positiva della vertenza contrattuale».

«Abbiamo avuto importanti aperture dalle Regioni per quanto riguarda le nostre richieste salariali – aggiunge Maurizio Zampetti, segretario aggiunto nazionale di Cisl Medici –, ma rimangono in alto mare molti aspetti contrattuali, e soprattutto il governo deve dare segnali chiari sul fatto che il Servizio sanitario nazionale rimanga tale, per tutti i cittadini».

Sulla stessa lunghezza d’onda il neo-nominato coordinatore nazionale di Fassid Corrado Bibbolino, che al termine dell’incontro con la Funzione pubblica aggiunge: «Abbiamo fatto presente al dottor Ferdinandi che il Servizio sanitario nazionale sta conoscendo la fuga dei professionisti e il mancato ingresso di giovani che preferiscono andare all’estero, due fenomeni dovuti alle troppo ampie differenze di retribuzione fra il nostro Paese e gli altri stati europei. Ogni anno esportiamo 1500 Ferrari (tanto costa il percorso formativo di ogni specialista) e nessuno se ne spaventa. Ma oltre ai soldi che abbiamo investito, perdiamo anche delle conoscenze che non recupereremo. E di questo passo, nel giro di 5 o 6 anni il Servizio sanitario nazionale come lo conosciamo oggi non ci sarà più».

 

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