Giovani 5 Agosto 2020

L’estate degli specializzandi senza bonus Covid

Riconoscimenti a macchia di leopardo e nessuna linea comune, molti medici in formazione che hanno lavorato nei reparti Covid non potranno usufruire delle facilitazioni previste. La parola alle associazioni

di Tommaso Caldarelli
Immagine articolo

Medici strutturati, infermieri, tecnici, personale amministrativo: tutte queste figure hanno potuto beneficiare del bonus previsto dal governo per il sostegno alle professioni sanitarie impegnate nella lotta contro l’epidemia causata dal coronavirus. In un rimpallo di competenze fra le università, le regioni e lo stato centrale, l’estate dei medici specializzandi inizia a veleggiare verso la propria conclusione con una certezza: per loro questo sostegno economico, minimale ma dovuto, non ci sarà. Se non a macchia di leopardo e in base alla benevolenza delle amministrazioni regionali: per ora Regione Lazio ha pubblicato il suo bando, Emilia Romagna, Toscana e Puglia hanno assicurato impegni in questa direzione; ma dalle altre regioni, spiegano le associazioni dei medici in formazione, molte rassicurazioni ma nessun passo concreto.

Lo sottolineano ad una sola voce, le realtà che organizzano gli specializzandi: i medici in formazione vengono trattati da studenti o da dirigenti medici a seconda di quando fa comodo. Utilizzati sistematicamente nelle turnazioni del periodo Sars-COV-2, i medici specializzandi chiedono a gran voce di avere dalla loro questo ristoro economico.

Pierino di Silverio è il responsabile Giovani di Anaao Assomed: «Gli specializzandi sono all’occorrenza super studenti e all’occorrenza medici già formati, vengono sfruttati con contratti beceri e gli viene dato il benservito. Il decreto del 9 marzo ci ha parlato di assunzioni tramite Co.Co.Co., quelle tipologie contrattuali che abbiamo sempre combattuto, senza tutele di base, senza prospettive e ora, finita la fase emergenziale, ci viene detto “grazie tante” e niente bonus».

«Le regioni trattano in maniera arbitraria gli specializzandi e non riconoscere il nostro sforzo durante il periodo Covid è inaccettabile, l’ennesimo gioco delle tre carte fra università, regioni e governo – spiega Mirko Claus, responsabile di FederSpecializzandi -. Abbiamo un contratto di formazione specialistica stipulato con il Miur e con la Regione, non abbiamo indennità di guardia festiva o notturna, spesso non abbiamo divise e non possiamo accedere alle mense. Siamo i Calimero del sistema della sanità, pur avendo dedicato sette anni a studi specifici e lavorando a tempo pieno nelle strutture sanitarie che, senza di noi, avrebbero problemi insormontabili».

«Siamo a zero e invece in tutte le regioni d’Italia dove gli specializzandi sono stati utilizzati nelle corsie Covid deve essere riconosciuto un corrispettivo congruo – gli fa eco Giammaria Liuzzi, nel consiglio direttivo dell’Associazione Liberi Specializzandi -. Non possono trattarci come studenti quando siamo specializzandi e come dirigenti medici quando conviene e quando c’è una situazione di emergenza. Questa brutta storia della pandemia può diventare lo spunto per riformare il sistema delle specializzazioni, in modo da non dover essere punto e daccapo in autunno, dovendo tornare a mettere una pezza invece di avere un serio discorso di struttura». Anche perché sono quasi 2mila gli specializzandi che ogni anno scelgono di andare all’estero invece di provare a lavorare nella sanità pubblica italiana.

«Dobbiamo lavorare affinché i colleghi trovino attrattivo il Sistema sanitario nazionale – continua Claus -. Servono adeguamenti delle condizioni contrattuali per noi ferme al 2007, un riconoscimento per guardie e per straordinari, un ammodernamento del sistema formativo e un adeguamento salariale rispetto al resto d’Europa. Per non parlare della necessità di superare una volta per tutte l’imbuto formativo del post-laurea».

Di Silverio incalza: «Dobbiamo ingranare la marcia su una riforma sostanziale del percorso di formazione, vogliamo avere un contratto vero e proprio, vogliamo dei teaching hospitals che ci possano garantire un contratto e non una borsa di formazione. Lo specializzando non è un borsista, è un medico in formazione che merita un investimento adeguato: la sanità non deve essere considerata una spesa ma una risorsa. All’estero la possibilità di crescita e di carriera è più veloce e comincia prima: a 35 anni un medico ha una autonomia totale, in Italia forse si inizia ad intravedere un contratto di qualche genere. Se non ci sbrighiamo – conclude il responsabile Anaao Assomed – di qui a cinque anni per il sistema sarà una debacle».

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
«La risposta allo smaltimento delle liste d’attesa non può essere l’impiego degli specializzandi»
di Federica Orlando, Vice Presidente Vicario del Segretariato Italiano Giovani Medici
di Federica Orlando, Vice Presidente Vicario del SIGM
Più compiti agli specializzandi per smaltire le liste d’attesa. CIMO-Fesmed: «È sfruttamento per legge»
Il sindacato si schiera contro il DL Agosto che aumenta il carico di responsabilità dei medici agli ultimi anni della scuola di specializzazione: «Norma-toppa scandalosa»
Delegazione Pd incontra Ministro Manfredi, tutte le richieste per gli specializzandi
Una delegazione del Partito Democratico e del Forum Sanità Giovani Democratici composta dall’Onorevole Beatrice Lorenzin e da Stefano Manai in qualità di Resposabile formazione sanitaria del PD, ha avuto un incontro con il ministro dell’Università Manfredi nel corso del quale ha avanzato delle proposte – frutto anche di una sintesi delle istanze portate avanti dalle diverse […]
Covid-19, agli operatori sanitari 40 milioni dalla Camera. D’Uva (M5S): «Spirito di abnegazione ha salvato l’Italia, questo il nostro grazie»
Il deputato questore Francesco D’Uva ha spiegato ai nostri microfoni l’importante scelta che andrà ad incrementare il fondo ad hoc creato dal governo: «Impulso partito dal presidente Fico. Siamo orgogliosi che sia stata una decisione assolutamente bipartisan». Ora si attende emendamento ad hoc nei prossimi provvedimenti per rendere operativa la scelta
Specializzazioni mediche, Tuzi (M5S): «Più trasparenza sulla nomina della Commissione per esperti»
Il deputato Manuel Tuzi (M5S) ha presentato una interrogazione al Ministero dell’Università e della Ricerca allo scopo di conoscere le ragioni per cui «si è preferito istituire una Commissione di esperti piuttosto che procedere alla nomina dei nuovi membri dell’Osservatorio nazionale»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 25 settembre, sono 32.234.685 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 983.042 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 25 settembre: Ad oggi in...
Salute

Covid, Cavanna: «Casi severi in aumento, riabilitare l’idrossiclorochina. Pazienti vaccinati sembrano avere prognosi migliore»

L’oncologo famoso in tutto il mondo per le sue cure anti Covid a domicilio spiega: «Estate tranquilla ma ora qualcosa è cambiato». Presto sarà pubblicato uno studio sulla sua metodologia di cura...
Formazione

Test di Medicina 2020, ecco come è andata: la cronaca dalle università di Roma, Firenze, Milano, Napoli e Bari

Oltre 66 mila candidati per 13.072 posti disponibili. Tra speranze, sogni, proteste e irregolarità, anche quest’anno il Test di medicina ha fatto parlare di sé. Pubblicate le risposte corrette al ...