Contributi e Opinioni 21 Gennaio 2021 12:55

«Con i medici in formazione specialistica si potrebbero vaccinare 30 milioni di italiani al mese»

di Giammaria Liuzzi, Membro del Direttivo Nazionale Associazione ALS

di Giammaria Liuzzi, Associazione ALS

Il 2020 che si è appena concluso ha cambiato profondamente il nostro Paese e il nostro Sistema Sanitario. Gli operatori sanitari, a un giorno dall’anniversario del primo caso accertato di infezione da SARS-CoV-2 in Italia, sono in prima linea per contrastare una pandemia che ha ucciso ad oggi 82.544 italiani, di cui 294 medici, e modificato drasticamente la vita quotidiana di una intera Nazione. Durante questi 12 mesi, i medici in formazione specialistica non si sono tirati indietro davanti a questa catastrofe ma hanno duramente fatto la loro parte nelle corsie ospedaliere, nelle direzioni sanitarie e sul territorio e si può affermare ad alta voce che una parte del merito dei 1.760.489 guariti è anche merito loro.

Il 27 dicembre 2020 rappresenta un giorno di speranza, fiducia e ottimismo: il primo inoculo del vaccino anti-SARS-CoV-2 rappresenta l’inizio di un lungo percorso di decelerazione del contagio che porterà a un azzeramento dei contagiati, dei decessi e soprattutto del ritorno alla vita normale che tanto ci manca. Come tutti gli operatori sanitari, anche i giovani medici non vogliono tirarsi indietro e sono pronti a dare il loro ampio contributo per uscire da una situazione pandemica e risollevare l’Italia da una profonda crisi che, secondo i recenti dati del Centro studi CGIA, ha bruciato 156 miliardi di euro di ricchezza presente nel Paese.

Non c’è tempo da perdere. I medici in formazione possono essere tra i protagonisti di questa campagna vaccinale, la maggiore mai ideata dal nostro Sistema Sanitario. Nell’ultima legge di Bilancio è contenuto il progetto di utilizzare i medici in specializzazione, per un mese e in maniera obbligatoria, nella campagna vaccinale inquadrando tale attività come formazione, senza alcuna contrattualizzazione e retribuzione. Tale proposta è stata fortemente osteggiata da tutte, e sottolineo tutte, le associazioni di categoria e considerata mortificante poiché il demansionamento di oltre 40.000 giovani specializzandi è uno schiaffo alla dignità di coloro che da un anno stanno dimostrando di essere parte integrante della spina dorsale dell’esercito di “eroi” in guerra contro un nemico invisibile e terribile. Nessun medico in formazione specialistica accetterà mai questa chiamata al lavoro mascherata da attività formativa, sia in maniera obbligatoria sia volontaria.

I giovani medici specializzandi possono e vogliono continuare a combattere in guerra contro questo nemico, ma pretendono dignità. La nostra non è una questione economica: non siamo scesi in piazza e non abbiamo incrociato le braccia, e forse avremmo dovuto farlo, per essere tra le poche categorie sanitarie a non aver beneficiato all’indennità del cosiddetto Bonus COVID ma abbiamo continuato senza sosta a fare il nostro lavoro, nonostante un inquadramento che si avvicina molto più a uno studente che a un professionista laureato in medicina e chirurgia. Siamo pronti a lavorare per un mese, con il massimo monte-ore settimanale (38 ore) e con un regolare contratto di lavoro con la paga minima (40,00€) stabilita dalla legge.

È una questione di dignità: qualunque lavoro, anche in una situazione pandemica e come sancito dalla Costituzione, deve essere regolarmente contrattualizzato e retribuito e noi siamo disposti a lavorare con la paga minima e il monte-ore massimo. Insieme ai colleghi “camici grigi” che hanno aderito alla manifestazione d’interesse e che saranno impegnati per almeno nove mesi, i medici in formazione potranno portare più rapidamente il nostro Paese ad avere una copertura vaccinale eccellente. La nostra richiesta, davanti a un piano straordinario della Sanità Italiana e soprattutto davanti all’enorme impatto economico che può conseguire da una accelerazione dell’entità dei vaccinati, ha un rapporto costo-beneficio molto favorevole sul Sistema-Italia. Aggiungo che l’impiego per un mese nella campagna vaccinale non pregiudica in alcun modo non solo la formazione specialistica, già mortificata da 12 mesi di pandemia che ha praticamente azzerato l’attività teorica, ma soprattutto non mette in una situazione d’affanno le Strutture in cui stiamo svolgendo il nostro percorso formativo. Si predisponga una manifestazione d’interesse aperta a tutti gli specializzandi medici, sono certo che l’adesione sarà quasi pari al 100%.

La soluzione proposta, reale e fattibile, è questa. Il Prof. Zuccotti, Presidente della Facoltà di Medicina della Statale di Milano ha dichiarato: «Se chiamassero in causa per la vaccinazione anti-Covid e se i vaccini fossero disponibili, 8mila specializzandi per anno che vaccinano 8 persone ogni ora, per 8 ore, per 5 giorni alla settimana, potrebbero vaccinare 30 milioni di persone al mese. Ma dovremmo accogliere la loro proposta, che condivido, di sospendere l’attività formativa, da recuperare alla fine, retribuendo l’attività».

Gli specializzandi sono pronti a dare il loro contributo. Ora serve solo la volontà politica e spetta a voi averla. Salviamo vite che possono essere salvate con il loro utilizzo contrattualizzato nella campagna vaccinale e torniamo alla normalità, quella normalità che ci permetterà finalmente di abbracciare ogni giorno i nostri cari.

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