Sanità internazionale 16 Giugno 2020

L’Ecuador ha l’indice di mortalità più alto dell’America Latina. Ma la città di Cayambe, con i suoi metodi indigeni, registra zero decessi

La storia di Cayambe, la comunità indigena che si è isolata dal Covid-19. Un coprifuoco di 13 ore al giorno in cui nessuno può entrare o uscire dalla città e punizioni all’antica per chi infrange il regolamento. I morti sono ancora zero

Immagine articolo

L’Ecuador è uno degli Stati più colpiti dal Covid-19, con l’indice di mortalità per milione di abitanti più alto di qualsiasi altro Paese in America Latina. A questi dati preoccupanti fa eccezione una particolare comunità indigena: quella di Cayambe, su cui ha messo luce Al Jazeera. La lotta al virus per loro è un prosieguo dell’eterna battaglia per la sopravvivenza, fatta di antichi e nuovi metodi che stanno funzionando.

Cayambe è una cittadina situata nella parte settentrionale della regione, nella provincia del Pichincha dominata dall’omonimo vulcano. Per secoli è stato il centro di rifornimento di prodotti agricoli per la vicina Capitale, Quito. Ma rispetto al resto del Paese, sembra rappresentare un mondo a parte. All’ingresso della città oggi si può trovare un cartello intagliato nel legno. “Comunità in quarantena“, si legge.

Ci sono 132 check-point attorno a tutti i possibili punti di ingresso alla città. Qualsiasi mezzo debba entrare viene completamente disinfettato. La comunità indigena controlla gli arrivi e le partenze, sia dei veicoli che delle persone a piedi. Sono pochissimi i soggetti esterni alla comunità ammessi. C’è, inoltre, un coprifuoco rigidissimo tra le 2 di pomeriggio e le 5 di mattina, in cui nessuno può uscire o entrare dalla città. Per qualsiasi necessità bisognerà aspettare l’indomani.

LEGGI ANCHE: BRASILE, LA STRAGE DEL COVID-19 IN AMAZZONIA. HIRATA (MSF): «È TRA LE REGIONI CON IL MAGGIOR NUMERO DI MORTI»

«Bisogna capire che le comunità indigene hanno una loro filosofia di vita», ha spiegato il sindaco di Cayambe, Guillermo Churuchumbi. «Abbiamo le nostre tradizioni – ha continuato – e il nostro linguaggio. La nostra visione che si lega strettamente all’eterna lotta per un posto in cui vivere e continuare a prosperare. Che oggi dobbiamo preservare dalla pandemia con la stessa forza».

Particolari sono anche le “punizioni” per chi infrange il coprifuoco o si comporta irresponsabilmente. Quella che gli abitanti di Cayambe chiamano «la giustizia indigena». Da 8 a 16 ore di lavori socialmente utili, di qualsiasi genere. Dalla pulizia delle strade, a quella delle stalle e dei bagni pubblici. Una specie di “epifania morale”, che porta i colpevoli a sentirsi imbarazzati di fronte alla comunità tutta. Spesso anche la polizia affida dei piccoli criminali alla squadra di sicurezza cittadina, per la stessa punizione.

I risultati sono sbalorditivi. Nella comunità di Cayambe, che conta 120 mila persone, non c’è stato nemmeno un morto per coronavirus. Un unicum nel Paese dal primato più terribile in Sud America: quello del tasso di decessi. Tuttavia, se Cayambe non sta soffrendo le difficoltà sanitarie della pandemia, sta certamente affrontando quelle economiche.

LEGGI ANCHE: COVID-19, LA SVEZIA PAGA IL PREZZO DEL LOCKDOWN SOFT. IL RACCONTO DI UN MEDICO ITALIANO: «TURNI DI 60 ORE E SELEZIONE DEI PAZIENTI DA SALVARE»

L’esportazione e il commercio di rose sono la fonte remunerativa più quotata nella zona. L’80% della comunità indigena vive con quei guadagni. Con il lockdown praticamente contemporaneo in tutte le zone del mondo, tuttavia, i loro prodotti non sono stati richiesti e per buona parte sono andati sprecati. Sono ancora molto pochi i carichi ripartiti con i prodotti dei roseti di Cayambe.

«Ma la nostra vita profuma ancora di rose, finché vinciamo il virus», dicono gli abitanti della città.

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Covid-19, il virologo Palù: «Vi spiego perché non sempre gli asintomatici sono da considerare malati»
Il virologo veneto, già Presidente della Società Europea di Virologia, spiega dove si può intervenire per contenere i contagi: «Stop alla movida, contingentare gli ingressi nei supermercati e ridurre la capienza dei mezzi pubblici. Ma dico no a un nuovo lockdown». Poi ammonisce: «Attenzione a dimenticare le altre patologie o rischiamo guai peggiori»
Pazienti non Covid, Magi (Sumai): «Rafforzare la specialistica sul territorio e curarli anche negli alberghi»
«Gli specialisti ambulatoriali lavorano nelle aziende sanitarie pubbliche per 20 ore settimanali. Chiediamo di raggiungere le 38 ore previste dal vigente Accordo collettivo nazionale che prevede anche le visite a domicilio, soprattutto per i pazienti fragili»
Covid-19, Boldi-Cavandoli-Murelli (Lega): «Governo sblocchi terapie ferme per burocrazia»
Le tre deputate della Lega chiedono di sbloccare le terapie a base di idrossiclorochina e plasma iperimmune
Perdita di capelli a ciocche o chiazze completamente glabre? L’alopecia può essere colpa del Covid
L’esperto: «Il 30% di chi ha contratto il virus, a distanza di tre mesi, soffre di alopecia. Anche lo stress da pandemia può causare una perdita consistente di capelli. Necessario affrontare il problema prima che si trasformi in un forte disagio psicologico»
di Isabella Faggiano
In Italia il contact tracing non funziona. Le Asl in difficoltà da nord a sud
Solo 9 mila tracciatori nel nostro paese e oltre il 33% dei nuovi casi senza un link epidemiologico, ovvero fuori dal contact tracing. Nelle Asl emergono le criticità su tamponi e gestione posti letto, a Napoli non c'è più posto
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 21 ottobre, sono 40.792.599 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 1.124.918 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 21 ottobre: Ad oggi in I...
Contributi e Opinioni

«Tamponi Covid sui bambini: troppe prescrizioni che non tengono conto dei rischi intra-procedurali»

di prof. Filippo Festini, Professore Associato di Scienze Infermieristiche generali, cliniche e pediatriche all’Università degli Studi di Firenze
di Filippo Festini, Professore Associato di Scienze Infermieristiche generali, cliniche e pediatriche, Università di Firenze
Salute

Covid, Cavanna: «Casi severi in aumento, riabilitare l’idrossiclorochina. Pazienti vaccinati sembrano avere prognosi migliore»

L’oncologo famoso in tutto il mondo per le sue cure anti Covid a domicilio spiega: «Estate tranquilla ma ora qualcosa è cambiato». Presto sarà pubblicato uno studio sulla sua metodologia di cura...