Sanità internazionale 19 Marzo 2019

Giappone, cellule staminali per ripristinare le cornee danneggiate

In Giappone è stato approvato, in via provvisoria, l’uso di cellule staminali riprogrammate per il trattamento di cornee malate o danneggiate. I ricercatori stanno ora aspettando l’approvazione finale da parte del Ministero della Salute per testare il trattamento nelle persone con cecità corneale, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Lo riporta la […]

In Giappone è stato approvato, in via provvisoria, l’uso di cellule staminali riprogrammate per il trattamento di cornee malate o danneggiate. I ricercatori stanno ora aspettando l’approvazione finale da parte del Ministero della Salute per testare il trattamento nelle persone con cecità corneale, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Lo riporta la rivista scientifica “Nature”.

La cornea, uno strato trasparente che copre e protegge l’occhio, contiene cellule staminali che la riparano quando sono danneggiate. Le cornee possono essere distrutte da una malattia o da un trauma causato da ustioni o sostanze chimiche, con il conseguente rischio che il paziente perda la vista. Attualmente, i trapianti di cornea da donatori deceduti vengono utilizzati per il trattamento di cornee danneggiate o malate, ma i tessuti di buona qualità sono scarsi.

Un team guidato dall’oculista Kohji Nishida dell’Università di Osaka prevede di trattare le cornee danneggiate utilizzando fogli di tessuto derivati ​​da cellule staminali. Queste vengono create riprogrammando le cellule di un donatore in uno stato simile a quello embrionale. Partendo da qui, le cellule possono poi trasformarsi in altri tessuti, come appunto le cellule corneali. La squadra di Nishida prevede di posare strati di cellule corneali di 0,05 millimetri di spessore negli occhi dei pazienti. Studi sugli animali hanno dimostrato che questa operazione può salvare o ripristinare la visione.

Il Ministero della Salute Giapponese dovrebbe decidere presto. Se Nishida e il suo team riceveranno il via libera, procederanno con il trattamento di quattro persone, le quali verranno monitorate per un anno al fine di verificare la sicurezza e l’efficacia del trattamento. La prima operazione è prevista per la fine di luglio.

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