Salute 27 Novembre 2020 11:49

Una giornata in un Covid hotel di Milano, dove i posti stanno per terminare

All’hotel Baviera del gruppo Mokinba forze dell’ordine, operatori sanitari e senza tetto aspettano in isolamento la negatività al virus

di Federica Bosco

Il virus rallenta la sua corsa in Lombardia, ma i quattro Covid hotel di Milano (Astoria, Baviera, Adriano e Linate) sono quasi al completo. La conferma arriva da ATS durante la commissione consiliare dello scorso 25 novembre e da Fabrizio Dellacorte, direttore generale della catena Mokinba hotel che abbiamo incontrato al Baviera, la struttura del gruppo destinata ad ospitare le persone che hanno superato la malattia, ma sono ancora positive al virus e non hanno spazio sufficiente nella propria abitazione per isolarsi.

Covid hotel: dal check-in al tampone negativo, tutto il percorso protetto dei pazienti

Il direttore generale ci accoglie nella zona bar, silenziosa e deserta. È una delle zone pulite dell’hotel dove può transitare il personale che non ha contatti con gli ospiti che hanno invece un percorso obbligato. Una volta superato il check-in all’ingresso devono raggiungere immediatamente le stanze loro assegnate attraverso il cosiddetto percorso sporco.

«La collaborazione con le istituzioni è nata la scorsa primavera, in particolare con Regione Lombardia quando nelle nostre strutture ospitavamo i medici in forza all’ospedale in fiera – racconta Dellacorte –. In questa seconda ondata, perciò, abbiamo ritenuto opportuno partecipare al bando pubblico di ATS con tre dei quattro nostri hotel di Milano. Attualmente siamo operativi con il Baviera, a seguire, se ce ne fosse necessità, metteremo a disposizione l’hotel King e successivamente il Montebianco in zona fiera City life».

Controllo della temperatura e saturazione due volte al giorno

Ad abitare oggi l’hotel Covid del gruppo Mokinba sono senzatetto, agenti delle forze dell’ordine, operatori sanitari, personale dell’esercito e della polizia penitenziaria. In tutto 50, come il numero delle stanze a disposizione, e per ciascuno di loro un servizio come un normale ospite dell’hotel.

«L’unica differenza è che occorre separare i due percorsi, pulito e sporco. All’interno delle stanze i pazienti, che sono sistemati in camere singole, hanno tutti i confort di un cliente, non cambia nulla se non che devono consumare i pasti in camera, provvedere personalmente alle pulizie e alla sanificazione della stanza e non possono lasciarla fino a quando il tampone non risulti negativo».

Ventiquattro ore che i pazienti trascorrono leggendo, guardando la TV o dialogando con i famigliari attraverso video chiamate o con un saluto dietro i vetri della finestra che si affaccia su via Castaldi, quando i parenti si avvicinano all’hotel per vedere, anche solo per un attimo, i propri cari.

«Un rituale che si ripete quasi ogni giorno» conferma il direttore mentre spiega come si svolge una normale giornata di un paziente Covid al Baviera. «Intorno alle 7 viene servita la colazione in camera, subito dopo un’infermiera passa a misurare la temperatura e la saturazione del sangue; alle 13 i pazienti consumano il pranzo nella loro stanza, alle 16 ricevono la visita dell’infermiera per il secondo giro di misurazione della temperatura e della saturazione del sangue, infine alle 19 consumano la cena».

Ogni tre giorni visita del personale USCA per i tamponi agli ospiti del Covid hotel

Un’organizzazione concordata e condivisa con ATS che mette a disposizione il proprio personale. «Ogni mattina un loro referente coordina la parte sanitaria, poi tre volte la settimana arriva il personale USCA che fa i tamponi ai pazienti. C’è sempre un controllo di ATS per far sì che tutte le procedure siano effettuate in maniera corretta». In media il soggiorno di un paziente nel Covid hotel dura dai 10 ai 15 giorni e solo in caso di tampone negativo può lasciare la sua camera e la struttura.

L’auspicio del direttore Dellacorte è che questa seconda ondata possa esaurirsi prima possibile. «È necessario ritornare al più presto ad essere recettivi – rimarca il direttore dei Mokinba hotel – perché, dopo 8 mesi di inattività, il settore è particolarmente in sofferenza. La scelta di convertire l’hotel Baviera e se necessario il King e il Monte Bianco nasce da un nostro impegno nel sociale, ma anche dalla necessità di tenere in vita le strutture alberghiere in un momento così difficile».

 

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