Salute 8 Aprile 2019

Tumore, addio chemio ora c’è la genomica. All’IFO di Roma i risultati della ricerca traslazionale

Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE: «Più conosciamo le mutazioni del cancro e più affiliamo le armi»

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La ricerca traslazionale oggi corre sempre più in fretta verso il letto del paziente. La battaglia non è più contro il tumore ma contro la singola cellula mutata di quel tipo di tumore.  Se ne discute al “2° International Workshop on Cancer Genomics”  al Regina Elena – IFO. Gli scienziati si sono focalizzati sulle questioni cliniche e pre-cliniche più urgenti nella ricerca sul cancro orientata alla genomica e a presentare da una parte gli aspetti scientifici e dall’altra quelli finanziari e gli ostacoli normativi che la continua implementazione della medicina di precisione nel tumore comporta.

«I lavori del secondo international workshop – illustra Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE promotore dell’evento – mirano ad un confronto per capire le modalità migliori per identificare tutte le mutazioni cui va incontro il cancro in un determinato momento. Sulla base di grandi informazioni, offerti da sistemi di Big Data oggi a disposizione, miriamo a comprendere quale farmaco abbinare in un determinato momento alla terapia di quel particolare tumore. E’ proprio per questo tipo di applicazione che ci siamo dotati anche di un Molecular Tumor Board, un team multidisciplinare che fornisce le ultimissime conoscenze da applicare alla clinica.»

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Il sequenziamento del DNA ha aperto la strada ma la sfida attuale è arrivare alla caratterizzazione molecolare personalizzata di tutti i tumori per tutti i pazienti e all’interno del sistema sanitario. Varie le straordinarie armi a disposizione. La biopsia liquida ad esempio è una fonte inesauribile di informazioni molecolari e al Regina Elena sono attivi numerosi studi multidisciplinari per svilupparla come strumento di routine nel monitoraggio della terapia oncologica.

La biobanca dei tessuti liquidi e biologici, di cui l’IRE si è dotato ed è in rete con un network nazionale ed europeo, consente la raccolta standardizzata di materiali biologici umani, compresi tessuti, sangue e prodotti sanguigni, DNA e dati medici ottenuti e conservati con debita autorizzazione del paziente con vantaggio per se e per la comunità scientifica. Rappresenta uno strumento fondamentale per la ricerca sul cancro perché gli studi molecolari e traslazionali, lo sviluppo e la ricerca di terapie innovative contro il cancro si basano sulla disponibilità di campioni di alta qualità ai quali si associano dati sui risultati clinici reali che si condividono tra addetti ai lavori con estremo rigore metodologico.

«La capacità di fare sistema tra management e ricercatori– ha detto nel saluto iniziale Francesco Ripa di Meana, direttore generale IFO – ci ha portato a ridefinire l’agenda della ricerca, snodo essenziale delle attività che si svolgono in questi Istituti, centro di riferimento in oncologia e dermatologia. Per essere sempre più competitivi abbiamo lavorato a relazioni privilegiate con centri di alta formazione come ad esempio l’università Sapienza di Roma, e allo sviluppo logistico, organizzativo e delle competenze per dar vita nell’ultimo anno al centro studi di Fase 1, e nel contempo rinforzare il clinical trial center e le biobanche, strumenti fondamentali per portare avanti i progetti delle linee di ricerca 2018-2020 assegnate dal Ministero e altri progetti di innovazione strategica.»

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