Salute 2 Luglio 2020 15:40

A Milano nasce l’Adriano Community Center, la RSA del futuro per una sanità attiva post-Covid

Regalia (Proges): «Modello di sinergia tra pubblico e privato con al centro sicurezza dei protocolli, trasparenza e nuove tecnologie, in attesa di una normativa che declini in maniera diversa la sanità territoriale»

di Federica Bosco

Puntare su una RSA ai tempi del Covid potrebbe sembrare una scommessa azzardata, eppure è quanto ha fatto Proges con il progetto Adriano Community Center, il primo centro per anziani e per la popolazione fragile integrato con il territorio che aprirà entro l’estate nel quartiere Adriano, municipio due di Milano, al confine con Sesto San Giovanni.

Ideato ed approvato in epoca ante Covid, dopo il bollettino di guerra che ha colpito le RSA durante la pandemia, ha rivisto gli standard di sicurezza e puntato su nuove tecnologie, in modo da offrire ai più fragili una pluralità di soluzioni, dalle visite specialistiche, alle cure per i pazienti cronici fino ad un ambiente relazionale protetto.

«Parlare di RSA quest’anno è complicato, ma non ci nascondiamo – ammette Luigi Regalia, responsabile del progetto per Proges, cooperativa sociale impegnata nella gestione di diverse residenze per anziani di Milano –. Dobbiamo guardare ormai ad una RSA del futuro che metta al centro fattori quali la trasparenza, la comunicazione aperta e libera con i parenti, la sicurezza dei protocolli, l’attenzione ai dettagli e la presa in carico anche sanitaria. Una RSA, insomma, che torni ad avere un ruolo aggregante dopo i troppi mesi in cui è stata centro di sofferenza e di morte».

A Milano nasce la RSA del futuro per una sanità attiva post-Covid

Con questi obiettivi Proges sta lavorando alla realizzazione di una RSA con 100 posti letto di cui 20 per anziani e altri 40 per disabili. «Siamo una realtà privata, ma abbiamo forti legami con il settore pubblico, primo su tutti il Comune di Milano con cui stiamo lavorando ad un progetto di community center che racchiuda, intorno alla parte sociosanitaria della casa di riposo, altri spazi come mini alloggi protetti per un’utenza anziana autosufficiente e 22 appartamenti in social house per figure che si trovano nel mezzo tra la fascia a zero reddito, destinata alle case Aler, e quella che accede al libero mercato. Altri spazi che rappresentano il nostro fiore all’occhiello, e che abbiamo potuto realizzare con il supporto di Fondazione Cariplo, sono l’auditorium e i poliambulatori  che realizzeremo in collaborazione con una struttura sanitaria pubblica tra le più grandi di Milano, che ci permetterà di portare attività sociosanitarie ambulatoriali sul territorio. Siamo ad un passo dalla firma, ma preferisco non anticipare il nome».

Molto di più di una residenza per anziani e per disabili, dunque. Molto di più di un ambulatorio di quartiere. Ma una vera e propria cittadella sanitaria costata alla Proges, con il sostegno di Fondazione Cariplo, 15 milioni di euro e che verrà inaugurata, Covid permettendo, il prossimo mese di settembre con un auspicio: che il legislatore intervenga in tema di RSA su una normativa obsoleta.

«Spero che fra qualche mese, una volta finita l’emergenza Covid, il legislatore possa ridisegnare in maniera organica la normativa – auspica Regalia – sentendo il parere e la voce di chi gestisce le strutture per anziani. L’ultima legge di sistema, infatti, la legge quadro del 2001, ha ormai 20 anni, mentre la DGR 2569/2014 di Regione Lombardia ha ridefinito l’intera materia dell’esercizio e dell’accreditamento sociosanitario in modo didascalico, con una lista di propositi, ma con pochi valori. Ora occorre agire affinché le problematiche emerse nei giorni dell’emergenza non accadano più e dunque serve un cambio di passo alla luce anche del Covid per far stare bene anche chi si occupa di queste categorie fragili. È inevitabile pensare alla sicurezza sanitaria, ai protocolli d’ingresso e di dimissione, al termoscanner fino ai tamponi periodici per gli operatori, ma secondo me va declinata in maniera diversa tutta la sanità territoriale, prevedendo migliori interscambi tra l’ente pubblico e il gestore privato».

 

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