Salute 27 Giugno 2019

Psicologo di famiglia, MMG scettici. Onotri (SMI): «Fondi esigui, si rischia inutile duplicazione. Temiamo per ACN»

Il segretario del Sindacato Medici Italiani commenta la norma approvata con il Decreto Calabria: «Lo psicologo è necessario nelle reti integrate di assistenza socio-sanitaria, non negli studi medici dove sarebbe più utile avere degli infermieri o degli amministrativi che ci coadiuvino nel lavoro»

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L’introduzione dello psicologo negli studi dei medici di famiglia continua a far discutere il mondo medico. Un emendamento del decreto Calabria ha stabilito che nell’equipe che opera insieme al medico di medicina generale nel sistema territoriale delle cure primarie sia previsto per norma primaria anche la presenza di uno psicologo. Novità che non convince appieno i medici di famiglia come spiega ai microfoni di Sanità Informazione Pina Onotri, segretario del Sindacato Medici Italiani.

«Non è proprio vero che non ci piace – chiarisce Pina Onotri -. Troviamo lodevole l’iniziativa di prevedere la figura dello psicologo nelle reti integrate di assistenza socio-sanitaria negli ambiti del distretto perché molto spesso noi abbiamo pazienti con dei problemi che non necessitano di cure psichiatriche oppure che possono giovarsi di una prevenzione psicologica e non abbiamo dove indirizzarli perché mancano risorse umane proprio nei distretti. Averlo proprio nello studio di famiglia in maniera indiscriminata assolutamente no, perché noi come medici abbiamo un approccio olistico alla persona, quindi diciamo che facciamo anche da supporto psicologico».

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Quindi può essere considerata una ‘diminuzione’ del vostro ruolo…

«No, non la vedo come una diminuzione del nostro ruolo, la vedo come una duplicazione inutile. Noi siamo il front office, in genere ‘screeniamo’ i pazienti per valutazioni successive, può essere lo psicologo come lo psichiatra come il chirurgo come l’internista. Sicuramente il medico di medicina generale invia in consulenza in tutti quei casi in cui necessita un’integrazione di professionalità. Dunque ben venga, nel senso che se io oggi ritengo che il mio paziente debba fare un percorso psicologico, o se lo paga o non c’è possibilità di farlo. Questa è una cosa che sicuramente non va bene, perché non tutti possono permettersi colloqui psicologici a pagamento. Se poi invece lo psicologo affianca damblè il medico di famiglia nel suo studio lo ritengo una duplicazione. Forse sarebbe più utile avere degli infermieri o degli amministrativi che ci coadiuvino nel lavoro».

Siete preoccupati per questa norma? Immagino che come sindacato reclamate comunque il diritto a dire la vostra su questa scelta…

«Sicuramente sì, siamo anche preoccupati dal punto di vista dei fondi, perché la medicina generale come la dirigenza medica ha contratti bloccati da anni. Noi già non riusciamo a sostenere le spese per offrire un’assistenza migliorativa a 360 gradi, con personale di studio, amministrativo piuttosto che infermieristico. Insomma, ci affiancano una figura che rispetto ad altri forse in questo momento non è che sia proprio necessaria. Ripeto, è necessaria nella rete, è necessaria nel distretto, è necessaria come punto di riferimento a cui il medico decide di indirizzare la persona, ma averlo nello studio che ci affianchi nel lavoro sinceramente è un po’ una duplicazione di mansioni. Non era nessun tipo di altro preconcetto».

Chiederete un incontro adesso al Ministro e a chi dovrà attuare questa norma?

«Dobbiamo capire in che modo verrà attuata e con quali fondi. Sicuramente su questo vogliamo assolutamente chiarezza. Anche perché il fondo è così esiguo già per le prestazioni che dobbiamo offrire. Per il resto noi non vorremmo, come già si è tentato nel passato, si sostituisse l’infermiere di famiglia con altre competenze, perché quelle competenze, non perché siano meno qualificate, però essendo costate meno nel percorso formativo, meno costano allo Stato nell’erogazione. Però è chiaro, non è proprio la stessa cosa mettere un infermiere al posto di un medico, uno psicologo al posto di un medico, perché ognuno ha le sue competenze e il suo campo specifico. Senza nulla togliere alla bravura e alle competenze di altri professionisti».

Pensa che anche l’ACN in questo potrebbe avere dei cambiamenti o è fuori?

«Questo non lo sappiamo, lo temiamo. Non vorremmo ritrovarci a dover gestire un qualcosa che non siamo preparati a fronteggiare in questo momento. Non siamo preparati a dare una risposta».

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