Salute 21 Febbraio 2019

Il Paese Ritrovato, la città su misura per i malati di Alzheimer

Fumagalli (educatore): «Dopo sei mesi di degenza, evidenziati una diminuzione dei disturbi comportamentali ed un aumento del movimento spontaneo»

di Isabella Faggiano

Si chiama Paese Ritrovato perché è qui che i malati di Alzheimer possono pian piano “ritrovare” quella serenità che la malattia gli ha portato via. Come in una vera e propria cittadina è possibile passeggiare per le vie del Paese, soffermarsi in piazza per una chiacchierata, riposare nei giardinetti o al tavolino di un bar, fare acquisti nei negozi, andare al teatro, in chiesa, per poi concludere la giornata in una casa normale.

«Nel Paese Ritrovato ci sono otto appartamenti con otto camere ciascuno. Tutte singole con bagno privato», ha raccontato Marco Fumagalli, educatore socio- pedagogico, formatore e responsabile della comunicazione de “la Meridiana”, la cooperativa che gestisce il progetto.

«È l’apertura di una nuova via di cura per le persone affette da demenza, una strada che coniuga tre elementi fondamentali – ha continuato Fumagalli – l’attenzione alla relazione, la possibilità di usufruire di spazi sicuri e confortevoli e la disponibilità di partecipare ad attività adeguate al proprio stato di salute. Ai residenti del Paese Ritrovato viene restituito un certo senso di libertà, quell’autonomia di azione che la malattia sottrae all’individuo, giorno dopo giorno».

Il morbo, infatti, si manifesta con un progressivo decadimento delle funzioni cognitive ed è una patologia che, nonostante i progressi della scienza, ad oggi non conosce cura. Nel mondo, la demenza colpisce una persona ogni 4 secondi, per un totale di 7,7 milioni di nuovi casi all’anno, che nel 2050, secondo le ultime stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, diventeranno più di 107 milioni. In Italia, attualmente, oltre un milione di individui soffre di demenza, tra cui circa 600mila di Alzheimer.

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«Il primo residente è entrato nel Paese Ritrovato il 25 di giugno dello scorso anno – ha continuato Marco Fumagalli – ed ora ce ne sono 48, per un totale di 64 posti disponibili. Tutti gli ospiti vivono una fase della malattia da lieve a moderata e provengono da situazioni di privazione anche delle più banali attività, per preservare la loro sicurezza o per un’effettiva difficoltà di gestione da parte di chi se ne prendeva cura».

Nel Paese Ritrovato ogni luogo è sicuro e facilmente accessibile: «Abbiamo studiato nel dettaglio tutti gli ambienti affinché fossero armoniosi e funzionali», ha detto l’educatore socio- pedagogico. Così come anche la scelta dei colori è curata nei particolari: ogni edificio, appartamento o stanza ha la sua tonalità. «Diversificare i colori a seconda degli ambienti aiuta l’orientamento dell’anziano e contemporaneamente – ha aggiunto Fumagalli – dona una maggiore armonia al contesto nel suo insieme». Equilibrio estetico e funzionalità sono presenti in ogni luogo: «La tecnologia c’è ma non si vede – ha commentato l’educatore socio- pedagogico -, è al servizio del residente in ogni momento, senza mai invadere la sua privacy». Tutti i letti sono dotati di sensori che permettono agli operatori di turno di sapere in tempo reale se una persona si alza anche nel cuore della notte, così da poterla prontamente assistere. O ancora, tutti gli ospiti indossano braccialetti con una doppia funzione: sono localizzatori di posizione e, contemporaneamente, carta di credito ricaricabile, utile per gli acquisti nei vari esercizi commerciali del Paese.

Ma quali sono i benefici reali per la salute dell’anziano con demenza che vive nel Paese Ritrovato? «Gli studiosi, osservando un gruppo di 32 residenti dopo i primi sei mesi di degenza – ha spiegato Fumagalli – hanno evidenziato una diminuzione dei disturbi comportamentali, come la reazione aggressiva o l’apatia ed un aumento del movimento spontaneo». Ora l’obiettivo delle prossime ricerche punta molto più in alto: dimostrare se il Paese Ritrovato è in grado di rallentare il decadimento cognitivo, esito inesorabile della malattia di Alzheimer. «E poi, perché no – ha concluso l’esperto – costruire altri Paesi Ritrovati, come quello edificato qui a Monza, in altre città d’Italia».

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