Salute 19 Agosto 2020

Mascherina sì o no? Due studi confermano la necessità di tenerla anche nei bagni pubblici

La mascherina nei bagni pubblici è molto più utile di quel che si pensi. Da Sidney e da Yangzhou due studi lo confermano e analizzano anche l’influsso dell’umidità

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Tornata obbligatoria dopo le 18 anche all’aperto e tacciata di essere uno “strumento di controllo” dai movimenti no-mask, la mascherina mostra via via di essere sempre più utile. Ad affermarlo stavolta sono alcuni studi scientifici provenienti da varie parti del mondo, che si concentrano principalmente sui rischi legati all’umidità e ai bagni pubblici. Proprio lì, infatti, nel luogo privato per antonomasia, la mascherina sembra rivelarsi più utile che mai.

MASCHERINA E UMIDITÀ

Da Sidney arriva una prima conferma che vede nella presenza di minore umidità un terreno fertile per l’aumento della trasmissione di Sars-CoV-2. La ricerca stima che, per una diminuzione dell’1% dell’umidità relativa, i casi potrebbero aumentare del 7-8%. La stima è di circa 2 volte l’aumento delle notifiche di Covid-19 per un calo del 10% dell’umidità relativa. «Quando l’umidità è più bassa, l’aria è più secca e rende gli aerosol più piccoli e questi possono rimanere sospesi nell’aria più a lungo. Ciò aumenta l’esposizione per le altre persone». Questa è la tesi. La conclusione è comunque una sola: è necessario che le persone «indossino la mascherina, sia per prevenire la fuoriuscita di aerosol infettivi nell’aria nel caso siano infetti, sia per l’esposizione ad aerosol infettivi altrui».

MASCHERINA E BAGNI PUBBLICI

Mentre da Yangzhou una ricerca pubblicata su Physics of Fluids si concentra sui pericoli degli orinatoi e sull’essenzialità della mascherina in quei casi. Lo sciacquone – hanno dimostrato gli scienziati con tanto di simulazioni – sarebbe in grado di sprigionare una “nuvola” carica di virus inalabile e anche il lavaggio dei sanitari produrrebbe lo stesso effetto.

«Abbiamo utilizzato un metodo di fluidodinamica computazionale per modellare il movimento delle particelle che si verifica con l’atto del lavaggio», spiega l’autore Xiangdong Liu. La scoperta è che la traiettoria delle minuscole particelle espulse «manifesta un tipo di diffusione esterna, con oltre il 57% delle particelle che si allontanano dall’orinatoio». Ed è in grado di raggiungere il soggetto più vicino in 5,5 secondi al massimo, rispetto ai 35 dello sciacquone.

Secondo gli esperti la mascherina in questi casi sarebbe da ritenersi obbligatoria, da sistemare aderente a bocca e naso prima di entrare nei bagni pubblici. Le toilette sono in più usate estremamente di frequente e, con questa capacità di contagio, rappresentano «una seria sfida di salute pubblica».

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