Salute 9 Agosto 2019 12:52

Ippoterapia, la psicologa: «Migliora capacità motorie e diminuisce ansia e depressione dei malati di Parkinson»

La psicologa Cinzia Correale: «La scelta dell’animale per la pet therapy dipenderà dalle sue caratteristiche comportamentali e dal suo temperamento. In Italia è consentito coinvolgere asini, cavalli, cani, gatti e conigli»

di Isabella Faggiano

Hanno imparato prima a prendersene cura, poi a cavalcarli. Così alcuni malati di Parkinson, attraverso la riabilitazione equestre, hanno migliorato le loro capacità motorie e diminuito i livelli di ansia e depressione a favore di un complessivo aumento della qualità della vita percepita. «Grazie ad uno studio condotto dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’Istituto Santa Lucia di Roma, è stato possibile dimostrare l’efficacia della pet therapy, con coinvolgimento di cavalli, sulla malattia di Parkinson», spiega Cinzia Correale, psicologa e coordinatrice del Network di esperti in interventi assistiti con gli animali dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

I pazienti coinvolti nella ricerca, nessuno con precedenti esperienze equestri, hanno partecipato a sessioni di gruppo di 60 minuti, una ogni sette giorni, per cinque settimane consecutive. Tutti i partecipanti si sono mostrati soddisfatti e nessuno di loro ha abbandonato il programma.

«Ma la malattia di Parkinson o il trattamento di demenza e malattie neurodegenerative sono solo alcune delle patologie per cui può essere applicata la pet therapy – continua Correale -. Questa co-terapia è, infatti, un intervento mediato dall’animale che si fa attraverso l’attivazione di un’equipe multidisciplinare e può avere diversi obiettivi. Si distingue in: attività assistita con l’animale, educazione assistita e terapia. Le prime due tipologie hanno una finalità ludico-educative, l’ultima riabilitativo-terapeutica».

LEGGI ANCHE: FIRENZE, 10MILA EURO DONATI AL MEYER PER LA PET THERAPY

Ma quali sono gli animali che maggiormente vengono coinvolti? «Dal 2015 – dice l’esperta – l’Italia fa riferimento a delle Linee guida, emanate dal ministero della Salute, dove sono indicate le specie con le quali possiamo lavorare: asino, cavallo, cane, gatto e coniglio. La scelta dell’animale dipenderà dalle sue caratteristiche comportamentali e dal suo temperamento. Si potrà stabilire che un cane sia adeguato ad un determinato intervento, ma la successiva selezione dovrà essere ben oculata con l’ausilio di un veterinario esperto in comportamento».

Per chiarire l’importanza di questa scelta, la dottoressa Correale racconta una sua esperienza sul campo: «Di recente ho trattato una bambina di sei anni con disturbo oppositivo provocatorio, che riguarda la sfera della regolazione emotiva. La paziente aveva forti scatti di ira, improvvisi e duraturi. Di fianco all’intervento tradizionale è stato scelto di attivare un percorso di pet therapy con un setter inglese, un cane che, per dimensione e stazza fisica, suscitava nella bambina un certo rispetto, elemento di aiuto per il trattamento di una paziente con difficoltà relazionali. A livello comportamentale, invece – sottolinea la psicologa – questo cane è timido e riservato e, quindi, la bambina si è facilmente rispecchiata nel suo temperamento. Grazie alla pet-therapy si è aperta una breccia nel suo mondo interiore ed è riuscita ad attivare un soddisfacente livello di comunicazione ed interazione sociale».

L’animale scelto deve essere anche adatto a tollerare gli atteggiamenti del paziente con cui andrà ad interagire, senza che la sua salute ne risenta. «Il benessere dell’animale – commenta Correale – è un aspetto che non deve essere mai sottovalutato. Inoltre, affinché la terapia sia efficace anche l’animale deve beneficiare della relazione e non sentirsi stressato dalla presenza dell’uomo».

LEGGI ANCHE: CON SAIL4PARKINSON IN BARCA A VELA PER RIDURRE GLI EFFETTI DELLA MALATTIA

Ed è proprio per questo motivo che, come dimostrato da alcuni studi, la delfino-terapia non è consigliabile: «Il delfino non è un animale domestico, non sappiamo se effettivamente benefici della presenza dell’uomo. Trascorrere una giornata in vasca con il delfino potrebbe essere senz’altro un’esperienza piacevole per molti, ma – aggiunge l’esperta – l’animale potrebbe ricavarne anche solo stress».

Per gli esseri umani, invece, le controindicazioni sono poche, ma non sempre facilmente riconoscibili: «Si tratta di allergie particolari, come al pelo, o fobie specifiche che impediscono il contatto con l’animale – spiega Correale -. La valutazione delle controindicazioni deve essere affidata sempre ad un occhio esperto. Conoscerle è importantissimo, soprattutto nel caso di interventi con persone affette da particolari patologie. Pensiamo ad esempio ad individui con disturbo dello spettro autistico non verbali, e che quindi non possono dirci se hanno paura dell’animale oppure no: l’effetto non potrà essere conosciuto finché non ne avranno un’esperienza diretta, ma nello stesso tempo l’operatore dovrà essere preparato all’evenienza e non sottovalutare i possibili effetti negativi, a discapito dei benefici. Valutare con rigore le controindicazioni non significa sminuire “il potere” dell’intervento, ma anzi garantirne il risultato. Per tutti gli altri – conclude la psicologa – la pet therapy non potrà che far bene alla salute».

Articoli correlati
Parkinson, il neurochirurgo: «Trattamento personalizzato con pacemaker cerebrale di ultima generazione»
Lo specialista: «Questo generatore di impulsi è dotato di elettrodi direzionali che, inseriti con intervento chirurgico, stimolano solo un preciso versante del nucleo cerebrale, riducendo al minimo gli effetti collaterali»
di Isabella Faggiano
Hurry sickness, il “mal di fretta” è una patologia o uno stile di vita?
Ne soffre il 95% dei manager. Lo psicoterapeuta: «La perdita di sonno, la mancanza di concentrazione e la costante sensazione che il tempo non sia mai abbastanza ci segnalano che qualcosa non va»
di Isabella Faggiano
Nasce la Federazione Italiana Psicologi: «Un nuovo modo di mettere a sistema competenze per il benessere della comunità»
Il presidente Marenco: «La sofferenza psicologica non si urla in piazza, ecco perché è fondamentale che la psicologia sia prevenzione prima ancora che cura»
Covid-19, Dad e generazioni perse, Sellini (AUPI): «Ormai non è più un’emergenza, servono provvedimenti strutturali»
Secondo il Segretario Generale dell’Associazione Unitaria Psicologi Italiani, gli stanziamenti previsti per gli psicologi nel Decreto Sostegni bis sono «una buona notizia ma rappresentano interventi parziali»
Europei, Lazzari (CNOP): «Vittoria Italia nutre speranza e prospettiva di ritorno alla normalità»
«La vittoria degli azzurri agli Europei di calcio, sul piano psicologico, nutre la speranza delle persone ed è un’affermazione della normalità, con la prospettiva di un ritorno a una dimensione meno emergenziale. Avvicina anche ad una situazione di ripartenza». Così David Lazzari, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli psicologi che aggiunge: «L’affermazione della nazionale di […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 21 ottobre, sono 242.034.479 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 4.922.096 i decessi. Ad oggi, oltre 6,7 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&nbs...
Ecm

Formazione ECM, Sileri: «Tre mesi per recuperare trienni passati, poi controlli e sanzioni a irregolari»

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ricorda la scadenza della proroga dei trienni formativi 2014-2016 e 2017-2019 prevista per il 31 dicembre 2021, e chiarisce: «Non ci saranno altre...
Lavoro

Esonero contributivo Enpam, c’è tempo fino al 31 ottobre. Come funziona

Chi può accedere all'esonero contributivo per gli iscritti Enpam che arriva fino a 3mila euro?