Salute 25 Novembre 2021 17:00

Green pass, Bartoletti (Fimmg): «Serve a tutelare salute dei non vaccinati»

«Mettere una persona non vaccinata a tavola con vaccinati la espone ad un rischio molto elevato di poter contrarre il Covid in forma anche grave. Essere chiari in questo senso, significa non limitare nessuno ma tutelare chi oggi il vaccino non ce l’ha non solo perché non lo vuole fare ma anche perché non lo può fare»

di Giulia Cavalcanti e Viviana Franzellitti

Il decreto legge approvato ieri dal Cdm per contenere la quarta ondata di Covid-19 prevede l’estensione dell’obbligo vaccinale a nuove categorie e la possibilità di effettuare la terza dose a 5 mesi dalla seconda. La validità del Green Pass passa da 12 a 9 mesi e a partire dal 6 dicembre scatterà il Green Pass rafforzato per vaccinati o guariti già in zona bianca. Il nuovo documento sarà necessario per frequentare bar e ristoranti al chiuso, cinema, teatri, discoteche. Per lavorare sarà sufficiente il tampone, richiesto anche su treni, bus, tram e metropolitane.

«Il Green pass si dà a chi ha fatto il vaccino, per tutelare chi non l’ha fatto»

Sul certificato verde Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale Fimmg, ha una visione che definisce “binaria”. «Per me il Green pass si dà a chi ha fatto il vaccino, non come forma di discriminazione ma di tutela per chi non l’ha fatto. I vaccinati si possono infettare, nella stragrande maggioranza di casi non sviluppano forme gravi – ha detto a margine del corso di formazione “Percorsi diagnostici-terapeutici condivisi per il paziente affetto da psoriasi” organizzato dal provider Ecm Sanità in-Formazione -. Ma mettere una persona non vaccinata a tavola con vaccinati la espone ad un rischio molto elevato di poter contrarre il Covid in forma anche grave. Essere binari in questo senso significa non limitare nessuno ma tutelare chi oggi il vaccino non ce l’ha. Non solo perché non lo vuole fare ma anche perché non lo può fare. Chi non è vaccinato è molto più a rischio; i dati ci confermano che le molte persone non vaccinate contagiate finiscono in ospedale».

«Ad oggi l’unica strategia di difesa efficace che abbiamo sono i vaccini»

Non ritiene che discutere l’obbligo vaccinale per la popolazione sia una questione di sua competenza: «È una decisione politica, io faccio il medico. Ai miei pazienti spiego che il medico non ha interesse nel fare o non fare il vaccino, ma solo ciò che giova al paziente». Fa parlare, però i dati: «I numeri sono chiari, ad oggi l’unica strategia di difesa efficace che abbiamo sono i vaccini. Pensiamo alla Germania e all’Austria, chi ha sottovalutato il potenziale del vaccino oggi la sta pagando cara in termini di servizi sanitari».

Influenza, Bartoletti: «Già oggi 4-5 punti in più di incidenza rispetto all’anno scorso»

Bartoletti ha poi commentato le dichiarazioni degli esperti della Simmg (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) sul picco di influenza previsto per la fine del 2021. Il vicesegretario Fimmg conferma che quest’anno la curva di crescita è già sopra la soglia abituale e il numero di nuovi casi sale rapidamente. «L’incidenza delle forme influenzali è salita in maniera significativa, già oggi abbiamo 4-5 punti in più rispetto all’anno scorso che però è stato un anno anomalo. Eravamo in zona arancione qui nel Lazio e molte regioni in zone rossa, c’era lo smart-working, i trasporti limitati, la Dad. Siamo tornati ad una normalità, il virus circola con le persone e la gente si ammala. Il Covid impone una diagnostica differenziale che prima dell’epidemia non c’era; in autunno eravamo abituati a gestire sinusiti, raffreddori e problemi respiratori in maniera semplice, adesso c’è sempre il dubbio che possa trattarsi di Covid».

Psoriasi, Bartoletti: «Bisogna creare canali di comunicazioni diretti tra mmg e specialista ospedaliero»

Dal corso di formazione patrocinato dalla Fimmg e interamente dedicato alla psoriasi, è emersa «la mancanza di un legame forte con le strutture di specializzazione – ha evidenziato – non possiamo prescrivere alcuni farmaci, bisogna creare canali di comunicazioni diretti tra mmg e specialista ospedaliero. Riuscire a mettere insieme i medici che lavorano sul territorio e quelli che lavorano in ospedale o nel distretto è un primo passo. Non affidarsi sempre al paziente che va al Cup e cerca la visita dove c’è il minor tempo di attesa. In ogni caso – ha concluso Bartoletti – avere un canale di comunicazione con il collega che si occupa della materia dal punto di vista specialistico significa fare formazione sul campo che è quella che manca in questo paese».

 

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