Salute 20 Luglio 2020

Fermi e senza stipendio da 5 mesi, non c’è fase 2 per i medici fiscali Inps. Mattioli (SMI): «Lavoratori in malattia senza controlli»

«Molti di noi fanno parte di famiglie monoreddito e sono molto in difficoltà» spiega Piera Mattioli, Responsabile SMI Settore Medici Inps. Dopo una diffida all’Inps, l’istituto di previdenza ha convocato una riunione per il 23 luglio. I mille camici bianchi aspettano la firma della convenzione, ma la trattativa si è fermata nel novembre 2019

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Se in questi mesi qualcuno, dopo essersi messo in malattia, avesse aspettato la visita del medico fiscale dell’Inps avrebbe solo perso tempo: quel medico non sarebbe mai arrivato. A causa dell’emergenza coronavirus il sistema delle visite fiscali di controllo è completamente paralizzato: una decisione che, se poteva avere senso nei mesi più difficili della pandemia, si fa fatica a comprendere adesso. Le conseguenze però non riguardano solo il tasso di assenteismo nella pubblica amministrazione o nelle aziende: mille medici fiscali sono infatti inattivi e senza stipendio da cinque mesi. Ora una formale diffida e messa in mora inviata dal sindacato SMI e dall’associazione di categoria ANMEFI il 16 luglio sembra aver convinto la dirigenza Inps a convocare una videoconferenza sul tema per il 23 luglio.

«Siamo un migliaio di persone senza stipendio – spiega a Sanità Informazione Piera Mattioli, Responsabile Nazionale SMI Settore Medici Inps -. Abbiamo scritto anche all’Enpam, ma senza risposta, per reiterare il bonus da loro erogato per un altro mese. Molti di noi fanno parte di famiglie monoreddito e sono molto in difficoltà». Eppure per i medici fiscali si stavano mettendo bene le cose con la firma di una convenzione che avrebbe garantito diritti importanti. A novembre 2019 però, sul più bello, la trattativa si è interrotta e poi il Covid-19 ha fatto precipitare la situazione.

«Veniamo pagati per quante visite facciamo – spiega Mattioli -. Ma siamo tenuti a fornire una disponibilità. Adesso è di 8 ore la disponibilità, 4 ore la mattina e 4 il pomeriggio. Ma in queste 8 ore è possibile che io faccia solo una visita. Nella convenzione infatti è importante che ci venga assegnata una retribuzione per la disponibilità. Poi una quota per le visite che effettuiamo e una per i rimborsi. La trattativa si è fermata quando dovevano parlare di questo, è lì il problema».

Nella diffida di SMI e ANMEFI si fa effettivamente riferimento al fatto che entro il 31 agosto del 2017 si sarebbe dovuta firmare la convenzione. «C’è una legge, un decreto attuativo, un atto di indirizzo – continua Mattioli -. Purtroppo l’atto di indirizzo è stato scritto con un titolo che è stato riconosciuto essere errato. Forse è stato fatto apposta. La convenzione era infatti tra INPS e i sindacati della medicina generale. Un titolo pensato per escludere soprattutto l’AMNEFI, che è quella più rappresentativa. Poi i ricorsi al TAR hanno ribaltato la situazione: l’associazione è stata riammessa ai tavoli. Tuttavia il 14 novembre 2019 si è interrotta la trattativa, non sappiamo per quale motivo».

Il fermo dei medici fiscali sta creando problemi seri a tutto il mondo del lavoro: «Sappiamo che attualmente i datori di lavoro chiedono le visite e queste non vengono effettuate», spiega la dirigente SMI che aggiunge: «Un esempio è quanto accaduto al Pio Albergo Trivulzio di Milano dove è successo che su 900 operatori sanitari che dovevano essere al lavoro ce n’erano 285, il 65% di assenteismo. Sicuramente qualcuno ha avuto paura e si è messo in malattia».

Non è stato facile, anche da un punto di vista emotivo, sopportare un fermo obbligato in un momento in cui c’era grande bisogno di medici: «Io mi sono offerta per dare una mano in fase emergenziale. Ma spesso cercavano rianimatori, pneumologici e soprattutto in Lombardia. Io con tre figli non mi sono potuta spostare ma se avessi potuto lo avrei fatto».

«Prima della chiusura – conclude Mattioli – andavamo a fare le visite e ne abbiamo viste di persone malate avendo lavorato fino al 9 marzo. Ho visto casi di polmoniti, di febbri persistenti che coinvolgevano tutta la famiglia. Mio marito, che fa il medico di famiglia, mi aveva fornito di mascherine. Certo, se ora torneremo a fare visite dovremo andare ben equipaggiati».

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