Salute 13 gennaio 2015

Ebola: i passi avanti della scienza e un’eccellenza tutta italiana

L’Aeronautica Militare insegnerà alle forze armate estere le tecniche del trasporto in biocontenimento. Intanto si procede con i test per cure e vaccini

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Fabrizio Pulvirenti è guarito, l’allarme in Italia è rientrato, e il Belpaese si qualifica polo d’eccellenza nella gestione dell’emergenza.

Motivo per il quale il corpo speciale dell’Aeronautica Militare – che ha preso in carico il trasporto del nostro “paziente” zero – terrà dei corsi alle forze armate straniere per soddisfare le numerose richieste giunte dai Paesi esteri che vogliono acquisire competenze e capacità necessarie per gestire situazioni di trasporto in alto biocontenimento. Prima della lista la Royal Netherlands Air Force, l’aviazione olandese.

In Africa, però, di Ebola si continua a morire. La situazione, nonostante sia ora maggiormente sotto controllo rispetto ad alcuni mesi fa, è ancora critica nei Paesi interessati, dove continuano a concentrarsi gli sforzi, in termini di risorse economiche e umane, delle organizzazioni internazionali. Ed è proprio in Africa che finalmente, dopo mesi di attesa, sbarcano i primi farmaci sperimentali contro il virus. I test clinici riguardano due promettenti antivirali, che hanno già dato buoni risultati di laboratorio e la cui sicurezza è già stata provata nell’uso per altre malattie. Uno dei trial verrà condotto da Medici Senza Frontiere nel suo centro in Liberia, dove l’antivirale brincidofovir sarà somministrato ai pazienti che daranno il loro consenso a riceverlo. La ricerca è coordinata dalla Oxford University, e i primi risultati sono attesi già a fine febbraio. Un altro studio con un farmaco simile, il favipiravir, messo a punto da una controllata della giapponese Fuji, è invece già iniziato a fine dicembre in Guinea.  Sicuramente effettuare studi clinici su farmaci sperimentali nel mezzo di una crisi umanitaria è una vera e propria sfida per gli scienziati. “Se stiamo provando diversi approcci contemporaneamente – commenta Peter Horby, uno dei ricercatori coinvolti – è perché c’è solo una breve finestra di opportunità per contrastare il virus durante l’epidemia”.

E se dal lato terapeutico tanto si gioca sul fattore tempo,  qualcosa di concreto si muove anche sul versante “prevenzione”. La multinazionale Johnson and Johnson ha infatti annunciato l’avvio dei test di sicurezza – per ora solo in Gran Bretagna e in Svizzera – di un suo trattamento immunizzante. Un “aspirante vaccino” che si aggiunge ai due, fra cui quello messo a punto in Italia dal team della Okairos, attualmente in attesa di iniziare la seconda fase dei test.

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