Salute 30 Aprile 2021 13:20

«È tempo di pensare a come riaprire le attività, non al se»

L’ex direttore esecutivo Ema e direttore scientifico Consulcesi Guido Rasi: «Il successo delle riaperture dipenderà dalla determinazione delle autorità locali nel garantire che le misure vengano rispettate»

di Guido Rasi, ex Direttore Esecutivo dell'EMA e Direttore Scientifico Consulcesi
«È tempo di pensare a come riaprire le attività, non al se»

La gestione della pandemia si basa su alcuni cardini fondamentali: terapia, vaccini, misure di sanità pubblica (noti anche come interventi non-farmacologici) a cui devono seguire interventi infrastrutturali.

Terapie specifiche purtroppo al momento non esistono ad eccezione degli anticorpi monoclonali, il cui uso è comunque limitato da vari fattori. La campagna vaccinale è cominciata in modo non soddisfacente. L‘iniziale scarsezza di dosi disponibili non è stata compensata da un chiara strategia disegnata per interrompere i focolai di trasmissione virale o per limitarne i suoi effetti più drammatici.

È del tutto evidente che non potendo raggiungere la troppo mitizzata immunità di gregge l’obbiettivo da perseguire avrebbe dovuto essere la protezione della popolazione più vulnerabile all’infezione da Covid, facilmente identificabile con la popolazione più anziana e gli individui più fragili. Purtroppo sono stati persi 12 mesi in cui non sono nemmeno stati indentificati questi soggetti né preparati i rispettivi elenchi finalizzati ad una vaccinazione prioritaria.

Inerzia incomprensibile, considerata l’estrema facilità nel reperire tali informazioni presso i medici di medicina generale o negli elenchi dell’INPS. Inoltre tutta la macchina organizzativa per la somministrazione di massa dei vaccini è stata avviata solo di recente con un coordinamento centrale ed un supporto logistico adeguato.

In assenza quindi dei due fondamentali pilastri descritti, l’uso delle misure di sanità pubblica é rimasta l’unica alternativa. Per questa infezione é noto che le misure possibili sono il distanziamento sociale, l’uso della mascherina e l’igienizzazione. In realtà il distanziamento sociale è stato ottenuto esclusivamente tramite il lockdown. Questo in una fase iniziale rappresenta l’unica misura efficace e possibile e dovrebbe essere sfruttata per preparare misure infrastrutturali volte a consentire lo svolgimento del maggior numero possibile di attività in sicurezza.

Possibili misure riguardano la gestione ed il potenziamento dei trasporti, il tracciamento sistematico dei contatti, il sequenziamento dei casi positivi per l’individuazione delle varianti e le campagne di test sierologici per valutare lo stato di immunità della popolazione.

Nel caso del Covid, gli interventi non-farmacologici riguardano tutte quelle misure che prevengono il contatto interpersonale, ricordando come la trasmissione del virus avvenga attraverso aerosol emesso dalla bocca di persone infette e nella stragrande maggioranza dei casi inalato dal naso delle persone che si trovano a distanza critica.

Le attività devono essere riorganizzate quindi tenendo in considerazione il possibile tempo di esposizione, le caratteristiche dell’ambiente riguardo dimensioni e possibilità di areazione (es. ristorante, negozi, bus). È fondamentale discriminare il potenziale di rischio tra un’ora di punta in un bus, metropolitana, treno o di un rapido caffè al banco.

Da un punto di vista della gestione pubblica, regole più strette e generiche sono più facili da far rispettare e non richiedono controlli. Questo approccio è ragionevole qualora si abbia certezza della durata di queste misure e non le si usi sempre in maniera reattiva, perché si viva di fatto nell’illusione che tutto stia per finire. La realtà degli ultimi 14 mesi ha provato esattamente il contrario. Questa certezza sulla durata delle misure e la diminuzione della pandemia non vi é mai stata. Vi erano anzi tutti i presupposti di dover affrontare periodi lunghi con nessuna certezza.

In questa realtà diventa fondamentale cambiare la domanda da “se” si possano riaprire alcune attività a “come” si possano riaprire. Il che significa gestire i parametri sopra descritti, mettendo in atto barriere fisiche, gestendo i flussi delle persone laddove è ormai noto si possano creare assembramenti, eseguire test, accertarsi dell’uso corretto delle mascherine, etc.

Il tutto ovviamente accompagnato da una efficace e ben orchestrata campagna di comunicazione per incoraggiare i cittadini a tenere comportamenti responsabili consentendo la massima circolazione possibile in sicurezza.

In questo senso si é espresso in maniera accorata proprio il Primo Ministro, richiamandoci tutti al nostro senso di responsabilità civica. Tuttavia per quanto la popolazione sia responsabile e determinata, difficilmente sarà capace di cambiare abitudini, mantenere la distanza interpersonale necessaria o avere costante consapevolezza del rischio presente in ogni dato ambiente e situazione.

Vi é ampia letteratura a sostegno del fatto che per assumere e mantenere nuovi comportamenti abbiamo bisogno di continui richiami e controlli. È quindi chiaro che il successo delle riaperture dipenderà in gran parte dalla determinazione delle autorità locali nel garantire che queste misure vengano rispettate. Anche per giustizia verso tutti coloro che hanno investito seriamente creando ambienti e processi adeguati alle loro attività: pensiamo quanti ristoranti, piscine e palestre sembrano ormai stazioni spaziali e che non possono essere penalizzate. Se falliscono le autorità locali quelle centrali possono solo richiudere tutto, ritardando e riducendo i benefici della campagna vaccinale, debitamente riorganizzata ed a questo punto ben lanciata.

 

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