Salute 13 Febbraio 2019

Diabete, colpito 1 milione di italiani in età lavorativa. La prima cura? Un corretto stile di vita

«Molte diagnosi arrivano tardi e spesso ci si arriva tramite altre patologie. Il 2% della popolazione ha il diabete e non lo sa. L’Italia è fanalino di coda nell’utilizzo dei più moderni farmaci per il diabete a causa delle difficoltà nel prescriverli» ha dichiarato il professor Andrea Giaccari, diabetologo

Nel corso del convegno “La malattia diabetica e le sue complicanze” – che si è svolto recentemente presso l’Istituto Superiore di Sanità – organizzato con il patrocinio dell’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta e con il contributo non condizionato di Mundipharma, è stata rimarcata l’importanza della multidisciplinarietà nell’approccio sul diabete.

«L’approccio al diabete – ha affermato la dottoressa Anna Paola Santaroni, Direttore Generale Acismom , a margine dell’evento – richiede una medicina centrata sulla persona, per la quale devono essere presi in carico, con un approccio multidimensionale, tutti i suoi bisogni di salute. Questo può avvenire – ha continuato – se alla persona, e ai suoi familiari, viene offerto un percorso che sia costruito con completezza di professioni e discipline, in grado di affrontare tutti gli aspetti clinici e le ripercussioni sociosanitarie della malattia. È indispensabile, inoltre, che l’integrazione con il medico di famiglia sia solida e ben strutturata, anche dal punto di vista digitale, per un pieno coinvolgimento del paziente».

NUMERI IN AUMENTO

I numeri del diabete sono in aumento in tutto il mondo e l’Italia non fa eccezione: negli ultimi dieci anni, la prevalenza del 4% nella popolazione generale è passata al 6%, limitata ai casi noti, ossia formulati dall’ISTAT e dallo studio ARNO. L’analisi ISTAT ha lasciato fuori coloro che non sono consapevoli della malattia o che non la considerano adeguatamente. Lo Studio ARNO, realizzato dalla Società Italiana di Diabetologia insieme a Cineca sulla base di dati amministrativi, ha individuato quante sono le persone che assumono farmaci per diabete, che hanno esenzioni per questa patologia o che sono state dimesse da un ospedale con (anche) questa diagnosi, superando così la percezione del paziente.

«Resta tuttavia una quantità di sommerso preoccupante, stimabile attorno al 2% della popolazione di persone che hanno il diabete e non lo sanno – ha sottolineato il professor Andrea Giaccari, diabetologo, Professore Associato di Endocrinologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Responsabile del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche della Fondazione Policlinico Agostino Gemelli IRCCS – . Questo è indirettamente confermato anche dal fatto che molte diagnosi vengono fatte per patologie apparentemente non correlate alla malattia diabetica, come coloro che presentano problemi inerenti alle patologie cardiache: il 25-30% delle persone che hanno un infarto  scopre di avere diabete. Oltre alle cure, bisogna dunque individuare coloro che ne sono affetti ma non ne sono consapevoli».

TERAPIE E PREVENZIONE: UN CORRETTO STILE DI VITA

Secondo gli studi della Società Italiana di diabetologia, quasi il 65% delle persone con diabete si colloca nella fascia di età pari o superiore ai 65 anni. Circa un paziente su 5 ha età pari o superiore a 80 anni, circa il 2% ha età inferiore a 20 anni e circa il 35% dei soggetti è in età lavorativa (20-64 anni). La prevalenza fra i 20 e i 49 anni è maggiore nelle femmine mentre fra i 50 e gli 80 anni è superiore nei maschi. La prevalenza complessiva è maggiore nei maschi. Questi dati confermano il fatto che il diabete affligge moltissimi anziani, ma sottolineano anche che moltissime persone con diabete (oltre 200mila in questa casistica e oltre 1 milione su base nazionale) non sono anziani e sono nel pieno dell’età lavorativa.

Per ritardare la comparsa del diabete e per contrastarne la progressione, la terapia si basa su quattro pilastri fondamentali, di cui tre non sono farmacologici: «Un’alimentazione sana, per raggiungere un peso forma e mantenerlo nel tempo – ha spiegato il professor Giaccari – . Il secondo pilastro è l’attività fisica, intesa anche negli spostamenti quotidiani e il terzo è l’educazione: sapere cosa sta succedendo, quali sono gli effetti delle conseguenze della malattia diabetica è fondamentale per tenere sotto controllo il proprio diabete e i relativi fattori di rischio. La terapia farmacologica è solo il quarto pilastro che regge il “tempio” della terapia del diabete. Oggi esistono molti farmaci per curarlo, ma i più recenti hanno costi elevati e gli enti regolatori li hanno resi prescrivibili sono dagli specialisti di diabetologia. La conseguenza – ha concluso il professore –  è che l’Italia è fanalino di coda nell’uso di questi farmaci, non solo in Europa, ma anche rispetto a paesi di altri continenti che hanno un’assistenza sanitaria notevolmente inferiore alla nostra, poiché altrove sono prescrivibili anche da altri specialisti o dai medici di base».

«La cura del diabete – ha terminato la dottoressa Santaroni – si dovrà avvalere anche dei benefici della medicina di precisione che consentirà, sulla base dei dati epidemiologi, clinici e di studio genomico, di utilizzare le sempre più efficaci terapie farmacologiche in modo mirato, come già avviene negli Stati Uniti».

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