Salute 16 Marzo 2022 13:31

Covid: risale la curva dei ricoveri pediatrici. Siamo a +48% di pazienti

L’ultima rilevazione Fiaso indica un aumento dei ricoveri pediatrici e un rallentamento della discesa dei ricoveri in generale

di Redazione
Covid: risale la curva dei ricoveri pediatrici. Siamo a +48% di pazienti

Cambia segno la curva dei ricoveri pediatrici. Dopo oltre un mese di flessione, torna a salire il numero degli under 18 ricoverati nelle aree Covid. Secondo l’ultima rilevazione Fiaso, nella settimana 8-15 marzo i piccoli pazienti ricoverati nei 4 ospedali pediatrici e nei reparti di pediatria degli ospedali sentinella che aderiscono alla rete Fiaso sono cresciuti del 48%.

Raddoppiano i minori ricoverati «Con Covid»

Fiaso ha analizzato anche tra i piccoli pazienti in ospedale la presenza o meno di sintomi respiratori e polmonari tipici da Covid. Applicando la distinzione tra ricoverati «Per Covid» e ricoverati «Con Covid» è possibile notare come i bambini ricoverati «Con Covid», ovvero pazienti in cura per altre patologie trovati positivi al virus, siano più che raddoppiati in una settimana. I ricoverati «Per Covid», invece, continuano lentamente a diminuire. L’incremento del 48% dunque si concentra esclusivamente sui pazienti incidentalmente positivi al tampone, e dunque isolati in reparti Covid, ma che necessitano di differenti cure e terapie in ospedale.

Il 46% dei pazienti tra i 0-6 mesi di vita ricoverati ha genitori No Vax

«Le scuole sono tutte aperte e i bambini rappresentano la categoria di popolazione meno vaccinata in assoluto – spiega il presidente di Fiaso, Giovanni Migliore – è chiaro che con questa circolazione ancora intensa e la presenza di Omicron 2 il virus colpisca proprio i soggetti meno vaccinati. Il 48% dei piccoli pazienti ricoverati, infatti, ha tra 0 e 4 anni e non può dunque essere vaccinato. Desta ancora preoccupazione il dato sulle vaccinazioni dei genitori dei neonati: il 46% dei piccolissimi pazienti tra 0 e 6 mesi finiti in ospedale ha entrambi i genitori No Vax e un’altra percentuale dell’8% un genitore vaccinato e l’altro no. Più della metà dei neonati ricoverati non ha alcuna protezione dal virus nemmeno da parte dei familiari che se ne prendono cura».

Scendono ancora ma più lentamente le ospedalizzazioni degli adulti

Secondo quest’ultima rilevazione negli ospedali sentinella Fiaso, in generale, la curva dei ricoveri scende ancora ma molto più lentamente: in una settimana il numero dei pazienti ricoverati in aree Covid si è ridotto del 5,2%. Nei reparti ordinari la diminuzione è stata del 5% mentre nelle terapie intensive la quota è scesa del 7,5%. Negli ultimi sette giorni, tuttavia, si riflettono sulle ospedalizzazioni gli effetti della risalita della curva dei contagi. Tra i pazienti in ospedale, infatti, si registra un lieve aumento del 2% di ricoverati «Con Covid» nei reparti ordinari. Si tratta di pazienti arrivati in ospedale per curare altre patologie e trovati incidentalmente positivi al virus grazie al tampone pre-ricovero.

Migliore: «C’è ancora una circolazione intensa del virus»

«Registriamo un piccolo aumento dei ricoverati Con Covid, pazienti in cura per altre patologie ma positivi al virus, mentre continua a scendere il numero dei pazienti in ospedale Per Covid, ovvero con sintomi respiratori e polmonari», dice Migliore. «Questo significa che c’è ancora una circolazione intensa del virus ma, grazie alla vaccinazione, il fenomeno della circolazione è divergente da quello dell’ospedalizzazione Per Covid: la probabilità di avere una malattia polmonare dopo essersi infettati si è ormai ridotta notevolmente. Occorre ancora prestare la massima prudenza e continuare ad adottare le precauzioni soprattutto per i »soggetti superfragili.

In terapia intensiva l’83% non risulta vaccinato

In terapia intensiva la riduzione in una settimana è stata del 7,5%. Tre pazienti su quattro in rianimazione sono ricoverati «Per Covid» con gravi sintomi respiratori: l’83% non risulta vaccinato o non ha ancora fatto la terza dose. È la conferma di come la vaccinazione sia cruciale nella prevenzione dell’ingresso in terapia intensiva e di complicanze gravi della malattia. Per questo è necessario insistere sulla somministrazione della terza dose che ancora molti cittadini non hanno fatto e che serve a proteggere dalle conseguenze gravi del Covid.

 

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