Salute 7 Maggio 2020

Covid-19, un MMG della bergamasca: «Polmoniti sospette da gennaio, con sorveglianza più accurata il virus si poteva scovare prima»

Il dottore Pietro Poidomani, medico di famiglia di Cividate al Piano, racconta la sua esperienza: «Anche io colpito dal virus, ho avuto una polmonite massiva. In due mesi nel paese morte 54 persone, quante ne muoiono in un anno». Poi denuncia: «ATS di Bergamo vuole trovare responsabilità anche tra gli MMG, ma noi siamo stati mandati allo sbando»

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«A noi medici di famiglia lombardi sono capitati tanti casi strani già da gennaio. Abbiamo pensato che potesse essere o una complicazione dell’influenza per i non vaccinati oppure che il vaccino non avesse funzionato bene in alcune persone. Il sintomo principale era una tosse micidiale». Il racconto arriva dalla viva voce di Pietro Poidomani, medico di famiglia di un piccolo comune di 5mila abitanti del bergamasco, Cividate al Piano, flagellato dal Covid-19: «Considerando anche le case di riposo siamo a 53-54 decessi. Sono normalmente i morti di un anno».

Poidomani è stato tra i primi a raccontare che il Covid da quelle parti ha fatto la sua apparizione ben prima del fatidico 20 febbraio: c’era già da metà gennaio, se non da prima. «Sono il medico di Cividate più anziano, lavoro qui da 35 anni: conosco le persone e in questi contesti le cose strane si notano subito».

Ad allarmare il medico era stata questa tosse che in alcuni soggetti non andava mai via: «Durava anche una settimana, dieci giorni e non si riusciva a risolvere in nessun modo. Nel dubbio quelli che sembravano più gravi li abbiamo mandati a fare delle radiografie al torace da cui emergevano quei segni tipici della polmonite interstiziale. Li abbiamo curati come avremmo curato qualsiasi altra polmonite».

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«Dalla mia esperienza sul campo – aggiunge – credo sia stato un errore bloccare gli antinfiammatori all’inizio. Bisognava fermare subito la famosa ‘tempesta citochinica’».

Lo stesso Poidomani è stato colpito dal virus, un’esperienza che non dimenticherà facilmente: «Mi sono salvato da una polmonite interstiziale massiva. Ho deciso subito di fiondarmi in Pronto soccorso. Ho detto: ‘Io faccio il medico, sono bloccato, non riesco a lavorare’. Appena fatta la radiografia mi hanno spedito in una sala singola, ero già in isolamento».

Che non tutto abbia funzionato per il meglio è una certezza per Poidomani, che conferma in parte le falle nel sistema di sorveglianza epidemiologica e virale rilanciate da Sanità Informazione: «Non so se qualche medico sentinella ha segnalato i primi casi sospetti alla rete Influnet – afferma il medico di famiglia -. Che vi fosse il coronavirus era noto già dai primi di gennaio, c’erano circolari ministeriali. Forse avrebbero dovuto predisporre la possibilità di avere dei tamponcini e dire alle sentinelle: “Vi mandiamo dei reattivi per il coronavirus, se vedete cose molto strane provate a fare il tampone”. Facendo così il virus l’avrebbero beccato già a gennaio».

A confermare le parole del medico sopravvissuto vi sono le numerose testimonianze riportate su testate locali e nazionali che segnalano, appunto, strani casi di “polmoniti anomale” addirittura dagli ultimi mesi del 2019: a Cerete, alta Val Seriana, come riportato da Avvenire e Repubblica. Si passa poi all’area Milano e Lodi con “un significativo aumento del numero (centinaia) di persone ricoverate per influenza e polmonite tra ottobre e dicembre” secondo il dottor Decarli di UniMi riportato da Reuters. Autorevole conferma si ha nello studio coordinato da M. Galli e G. Zehender per cui “la ricostruzione filogenetica suggerisce che l’epidemia è stata originata tra Ottobre e Novembre 2019, diverse settimane prima del primo caso descritto”.

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Non bastasse c’è lo studio del gruppo di ricerca Regione Lombardia, ATS e AST coordinato da Danilo Cereda, Direzione Welfare di Regione Lombardia. Analizzati i primi 5.830 casi accertati di Covid-19 in Lombardia, registrati tra i primi di gennaio e l’8 marzo: lo studio riporta almeno ad inizio anno la presenza del virus.

Per la fase due, secondo il medico di Cividate, è fondamentale «osservare la popolazione. A noi medici di famiglia manca il contatto diretto con i pazienti. Però già con il triage telefonico riusciamo a gestire tutto più facilmente: conosciamo bene i pazienti che ci chiamano».

Infine, la preoccupazione per le mosse dell’Agenzia di Tutela della Salute di Bergamo, che lo scorso 24 aprile ha conferito un incarico di consulenza legale per accertare eventuali responsabilità nella gestione dell’emergenza, mettendo nel mirino oltre l’ospedale di Alzano e le RSA, anche i medici di famiglia: «Ma noi siamo stati i primi somari – sottolinea Poidomani – eravamo senza presidi di protezione, siamo stati mandati allo sbando».

 

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