Salute 13 Ottobre 2020

Covid-19, GIMBE: «Tamponi ancora insufficienti. Sono il tallone d’Achille della strategia di prevenzione»

La Fondazione documenta che nonostante le risorse assegnate dal decreto Rilancio, i servizi sanitari territoriali non sono stati potenziati nelle capacità di testing & tracing

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È «l’insufficiente capacità di tracciamento dei nuovi casi» una delle cause del «progressivo incremento dei casi iniziato a fine luglio, che dopo un mese ha innescato l’aumento dei ricoveri, e dopo circa 2 mesi quello dei decessi». È Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ad aver analizzato i numeri dei tamponi e ad essere arrivato ad una dura conclusione: «L’entità delle restrizioni (previste dal nuovo DPCM, ndr) stride con il mancato potenziamento dei servizi territoriali deputati al tracciamento, nonostante le risorse già assegnate dal Decreto Rilancio. Ancora una volta, i ritardi burocratici e i conflitti tra Governo e Regioni scaricano sui cittadini la responsabilità del controllo epidemico attraverso restrizioni delle libertà personali».

«Le attività di testing non sono state potenziate in misura proporzionale all’aumentata circolazione del virus – spiega la Fondazione -, determinando un netto incremento del rapporto positivi/casi testati a livello nazionale che da metà luglio a metà agosto è salito dallo 0,8% all’1,9%, per raggiugere nella settimana 5-11 ottobre il 6,2% con notevoli variazioni regionali: dall’1,7% della Calabria al 14% della Valle d’Aosta».

«Le Regioni, rispetto ai laboratori accreditati dal Ministero della Salute, ne hanno quasi raddoppiato il numero (da 152 a 270), anche con l’accreditamento di laboratori privati – spiega la Fondazione -. Tuttavia, non sono note né la quantità di tamponi che i singoli laboratori possono processare quotidianamente, né informazioni quantitative sul personale impegnato sul territorio nel prelievo dei campioni. Peraltro, le criticità organizzative osservate in questi giorni (es. inaccettabili code e assembramenti per eseguire il tampone o numeri telefonici dedicati a cui non risponde nessuno) oltre ai disagi possono generare ritardi diagnostici nei pazienti positivi con peggioramento degli esiti clinici».

«Purtroppo – aggiunge la Fondazione in una nota -, i tamponi, per quanto modestamente potenziati, con l’impennata dei casi si sono rivelati un “collo di bottiglia” troppo stretto che ha favorito la crescita dei nuovi contagi che negli ultimi 10 giorni da lineare è diventata esponenziale».

LE SOLUZIONI DEL GOVERNO

Problematiche, a detta di GIMBE, anche le soluzioni proposte dal Governo per potenziare la capacità di testing: «Il singolo tampone per confermare la guarigione virologica permetterà di “recuperare” un certo numero di tamponi, non quantificabili con precisione ma stimabili intorno ai 20.000/die».

Per quanto riguarda i tamponi rapidi, il Commissario Arcuri ha previsto di acquistarne 5 milioni, tuttavia «ad oggi non si conoscono né i tempi di approvvigionamento, né le tempistiche e i criteri di redistribuzione alle Regioni». Inoltre, la Fondazione riscontra «alcune difficoltà» che «ostacolano l’utilizzo immediato dei tamponi rapidi, sia negli ambulatori di medici e pediatri di famiglia spesso strutturalmente inadeguati a garantire percorsi dedicati per sospetti casi COVID, sia nelle scuole dove la figura del “medico/infermiere di plesso” non risulta ancora sistematicamente implementata, sia più in generale per la necessità di un adeguato training dei professionisti destinati ad utilizzarli perché la probabilità di risultati falsamente negativi al tampone rapido aumenta in mani non esperte».

«Se le azioni messe in campo – puntualizza il Presidente – aumentano in termini assoluti la capacità di testing & tracing, l’aumentata disponibilità di tamponi molecolari e rapidi è ancora inadeguata sia per la crescita esponenziale dei nuovi casi, sia perché sarà in parte assorbita dalla diagnosi differenziale tra infezione da SARS-COV2 e influenza stagionale».

«In ogni caso – conclude la nota – siamo molto lontani dai numeri del cosiddetto “Piano Crisanti” elaborato la scorsa estate, che prevedeva 300.000 tamponi al giorno, sulla scia di quanto già proposto dalla Fondazione GIMBE il 7 maggio: 200-250 casi testati per 100.000 abitanti».

 

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