Salute 5 Ottobre 2020

Covid-19, Brusaferro (ISS): «Le cinque cose che abbiamo imparato da questa epidemia»

Iniziata la sesta edizione del Festival della Scienza Medica: eventi online fino al 17 ottobre

di Tommaso Caldarelli
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Una formula completamente nuova, imposta ovviamente dalle norme di contenimento sociale, è protagonista della sesta edizione del Festival della Scienza Medica, organizzato a Bologna da Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna e da Genius Bononiae, il polo culturale-museale del capoluogo felsineo. Otto giorni di eventi, webinar e conferenze che pongono al centro la pandemia da coronavirus per come si è sviluppata soprattutto all’interno dei confini italiani. Tradizionale appuntamento per gli appassionati dei temi medicali e per i membri della comunità medico-scientifica, il festival si snoda fra appuntamenti con relatori di livello nazionale e internazionale e si è aperto venerdì 2 ottobre con i saluti istituzionali.

L’evento è iniziato con il videomessaggio di Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna, che ha ringraziato gli importanti enti organizzatori e ha ricordato anche le passate edizioni dell’appuntamento, spiegando inoltre come durante la fase pandemica e in generale nella gestione della sanità pubblica «le istituzioni debbano coltivare un rapporto solido e straordinario con la sanità privata, ma debba rimanere fondamentale la regia pubblica, che assicura che tutti, anche i meno fortunati, possano accedere a cure di qualità».

Dopo i messaggi della vicesindaca di Bologna, Valentina Orioli, del Magnifico Rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini e di Carlo Monti, Presidente di Fondazione Carisbo, il presidente di Genus Bononiae Fabio Roversi-Monaco ha dato la parola al professor Gilberto Corbellini, direttore scientifico della manifestazione, per la tavola rotonda inaugurale sul ruolo delle istituzioni italiane nella gestione della pandemia da Sars–COV–2.

«La pandemia da SARS–CoV–2 ha avuto una imponente tragicità sul piano sociale, mettendo a seria prova il sistema sanitario nazionale e impiegando centinaia di vite di operatori, medici e infermieri che si sono dedicati in modo completo all’impegno per contenere la diffusione della malattia», ha detto lo storico della medicina: «Il SSN ha dimostrato resilienza e capacità di risposta efficace anche in un momento così difficile. Grazie all’azione coordinata delle istituzioni si è permesso che la pandemia da coronavirus venisse arginata e mitigata».

La relazione principale dell’incontro è stata tenuta da Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità italiano. «La malattia da coronavirus – ha detto – conta ormai più di 300mila contagi nel nostro paese e si è portata con sé sfortunatamente oltre 34mila concittadini. Dai grafici è possibile vedere come a partire da agosto ci sia stata una decrescita per così dire inesorabile nel numero di casi, salvo il recentissimo nuovo aumento che vediamo in questi giorni con il superamento della “soglia psicologica” dei 2mila casi al giorno. Una differenza importante fra la prima fase dell’epidemia, quella di febbraio, e quella attuale è che oggi il Covid-19 non colpisce solo aree specifiche ma tutto il paese viene travolto in maniera indifferenziata, con nord e sud Italia egualmente coinvolto. Oggi il numero di nuovi casi su 100mila abitanti è buono rispetto ad altri paesi europei, ma è necessario non rilassarsi e continuare a mantenere alta l’attenzione e attive le misure di contenimento sociale».

L’Italia, ha spiegato Brusaferro, è stata un «paese apripista» nella lotta al coronavirus, come dimostra anche il plauso pubblico riservato dall’Oms al nostro paese: «In nessun paese come nel nostro le misure di contrasto al virus hanno avuto il consenso generalizzato della popolazione. I dati ci dimostrano che la soddisfazione dei cittadini verso le misure anti-epidemiche si è sempre mantenuta elevata».

«Quello che possiamo ritenere di aver imparato da questa epidemia, per ora, può essere riassunto in cinque punti – ha elencato Brusaferro -. La preparazione e l’organizzazione del sistema sanitario fanno la differenza, così come i sistemi di prevenzione che devono basarsi su un doppio livello territoriale: assetto locale, pensiero globale. Sappiamo quanto ha impattato il Covid-19 sugli anziani e allora diventa cruciale la riflessione sul nostro sistema di presa in cura degli anziani e delle fragilità. Ancora, occorre visualizzare correttamente l’assetto attuale della società, contemporanea e, direi, 5.0; la comunicazione assume un fattore fondamentale in una pandemia che è diventata rapidamente anche un’infodemia. Ultimo, ma forse più importante, il tema della centralità delle risorse umane e della formazione del personale medico».

Accanto al presidente dell’ISS nel panel hanno trovato spazio gli interventi di Antonio Gaudioso, Segretario di Cittadinanzattiva, che ha posto l’accento sull’implementazione dei servizi di telemedicina nei LEA del Servizio Sanitario Nazionale; Nicoletta Luppi, AD di MSD Italia, che ha ragionato dell’importanza della sinergia privato-pubblico in medicina; il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che ha fatto il punto sul contributo dell’industria del farmaco alla lotta contro la pandemia, e Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, che ha portato il punto di vista dei presidi territoriali e della medicina di prossimità.

 

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