Salute 4 Gennaio 2019

Costruire nuove città a misura di salute. Come? L’esperto: «L’ingegnere e il medico devono lavorare gomito a gomito»

Nel realizzare nuovi insediamenti urbani che siano hi-tech ma allo stesso tempo ambienti salubri, la spina dorsale del futuro è la collaborazione «tra le figure coinvolte in questo processo». Così Antonio D’Andrea, preside di Ingegneria civile e industriale de La Sapienza

Immagine articolo

Polveri sottili nell’aria, inquinamento dell’acqua, surriscaldamento dell’atmosfera: sono solo alcune delle condizioni ambientali che determinano un peggioramento notevole della qualità di vita sia in termini fisici che psicologici. «Le responsabilità non sono da ricercare in madre natura ma nell’operato dell’uomo», spiega ai nostri microfoni Antonio D’Andrea, preside di Ingegneria all’università La Sapienza.

«L’ambiente e la salute sono elementi strettamente correlati – prosegue il preside, anche direttore del dipartimento di Ingegneria civile edile e ambientale dell’ateneo romano -. Entrambi giocano un ruolo fondamentale per quanto riguarda il benessere ma anche per la difesa del nostro organismo dalle malattie». Il corpo umano, inserito in un habitat non conforme alle sue esigenze, diventa maggiormente predisposto «a contrarre patologie oppure a incontrare ostacoli nel combatterle».

Ecco perché «le condizioni ambientali del luogo in cui si vive, sia ambiente costruito che ambiente aperto, sono fondamentali e infatti sottoposte ad analisi assidua in vari studi di settore. Per costruire un habitat idoneo diventa sostanziale la collaborazione tra ingegneri, architetti, medici e operatori sanitari».

La cooperazione fra tutte queste figure è una premessa solida «per costruire qualcosa di buono e durevole nel tempo – prosegue D’Andrea -. Non è possibile procedere a compartimenti stagni (come spesso è avvenuto negli ultimi anni in Italia). Soprattutto sottolineo come di questa cooperazione ne debbano prendere atto tutti gli attori che ruotano intorno al sistema: dalle leggi, alle disposizioni normative ad ogni tipo d’indicazione regolamentaria».

LEGGI ANCHE: GAS RADON E  SALUTE, QUALI RISCHI?

Gli aspetti in cui l’ingegneria deve confrontarsi con la medicina sono molteplici: «Per fare qualche esempio – continua il preside -, la dinamica del riutilizzo di materiali di scarto per proteggere l’ambiente conformemente al rispetto della salute dovrebbe essere argomento di maggiore confronto tra le parti interessate. Altro ambito d’intersezione delle due discipline è il tema dei rilasci nell’atmosfera di polveri ed altre sostanze: idrocarburi nell’aria o clorurati nelle falde idriche sono tutte condizioni frutto del lavoro umano che meritano un lungo confronto tra scienza e ingegneria biomedica».

«Intensificare lo studio di criteri probabilistici, svolgere più accuratamente analisi di rischio, sono tutti focus nodali sui quali occorrerebbe un dibattito costante che va incentivato», sostiene D’Andrea, che sottolinea quanto da queste analisi ne deriverebbe «un vantaggio globale per la società».

LEGGI ANCHE: I CAMBIAMENTI CLIMATICI CAUSERANNO 250MILA MORTI L’ANNO. RICCIARDI (ISS): «È ARMAGEDDON A FUOCO LENTO»

Una collaborazione multidisciplinare da avviare già prima d’intraprendere la professione «con una formazione durante il periodo universitario – spiega – che già attinga ad un confronto costante e proficuo che possa creare profili interdisciplinari. Io sono forte sostenitore di una prospettiva di apertura verso altri campi d’interazione fra ingegneri e medici con la creazione di nuovi indirizzi di studi».

«Questo discorso vale anche per un’altra ragione – conclude il preside -. Oggi la realtà è che ci sono moltissimi laureati in ingegneria clinica e biomedica e gli ospedali purtroppo non hanno la forza economica di accogliere tutte queste figure.  È il momento di applicare queste professionalità più ampiamente nella società, magari rendendole più versatili per poi inserirle in altri campi dove gli apporti ingegneristici, sensoristici ed elettronici possano contribuire al miglioramento della vita e della salute».

Articoli correlati
Emicrania, studio italiano svela i meccanismi dell’allodinia e vince il “Wolff Award”
La scoperta dei neurologi italiani riceve il premio più prestigioso al mondo nell’ambito delle cefalee
Umberto I, positivo infermiere. Ha avuto contatti con collega del San Raffaele Pisana
«Un infermiere del Policlinico Umberto I, operante presso il reparto di Malattie Tropicali, dopo aver informato il Medico Competente di aver accusato sintomi febbrili è stato invitato a restare a casa e ad effettuare il tampone naso-faringeo, che ha dato esito positivo». Così l’ospedale romano in un comunicato. LEGGI ANCHE: ‘COVID-19 IL VIRUS DELLA PAURA’, […]
Dalla corsia al palco: il rock scopre temi sociali con i medici della Twins Father’s Band
Il gruppo musicale di camici bianchi romani nasce negli anni ’90 da tre studenti di Medicina della Cattolica e si riunisce 20 anni dopo. Emiliano Santacroce (batterista e medico del lavoro): «La nostra testa segue sempre il cuore. La passione musicale è unita all’impegno sociale»
Covid-19, l’OMS frena sull’utilizzo dei guanti: «Aumentano rischi, meglio lavarsi bene le mani»
Retromarcia anche sulle affermazioni di Maria Van Kerkhove sulla rarità del contagio da parte degli asintomatici: «Sono stata fraintesa»
Commissione Difesa Vista Onlus: «Ecco come proteggere gli occhi in estate ai tempi del Coronavirus»
L’Italia è in piena fase 2, quella di convivenza con il virus: sappiamo quanto sia necessario proteggere la bocca e il naso, ma bisogna fare attenzione anche gli occhi, possibile porta di ingresso e di uscita del sars-cov-2. «Come tutti gli anni – afferma la Commissione Difesa Vista Onlus in un comunicato – con l’arrivo […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 3 luglio, sono 10.874.146 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 521.355 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 3 luglio: nell’ambito del ...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Salute

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L’inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l’OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l’ha usata ‘sul campo’ la promuove. Cauda (Gemelli): «Può ave...