Salute 28 novembre 2017

Al via la prova d’esame delle specializzazioni mediche: «Basta con il concorso ‘lotteria’ dove vince il più fortunato…»

Parte il concorso tanto atteso dai medici neolaureati. Ecco le nuove regole stabilite dal Miur: prova unica nazionale così come la graduatoria finale. Fedeli: «Introdotte novità qualificanti». Ma i giovani medici rilanciano: «Posti insufficienti»

Si è svolta la prova nazionale per l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria, dopo mesi di polemiche e proteste a causa del forte ritardo nell’emanazione del bando di concorso da parte del Miur. Quest’anno infatti, a seguito dell’entrata in vigore del decreto congiunto Miur-Salute (n. 402 del 13 giugno 2017), è stato avviato un sistema di accreditamento delle scuole di specializzazione più rigoroso e sono state introdotte importanti novità relative al concorso per accedervi.

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In quali termini? La valutazione delle scuole è stata eseguita in modo più efficace, secondo standard specifici, strutturali ed assistenziali, con l’obiettivo di innalzare la qualità dell’istruzione medica italiana. 130 scuole su 1433 sono state escluse perché prive dei requisiti richiesti, secondo l’analisi dell’Osservatorio Nazionale della formazione medico-specialistica, costola dei Ministeri di Salute ed Università. Riguardo le novità sul concorso, da quest’anno la prova è unica, su base nazionale, così come la graduatoria finale. E le sedi sono state aggregate in macro-aree geografiche.

«La prova – sottolinea il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli – è arrivata alla fine di un percorso durato mesi, che è servito per mettere in campo novità qualificanti più volte richieste dalle stesse associazioni delle specializzande e degli specializzandi, dalla Conferenza dei Rettori, dal Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Le macro-sedi, il concorso e la graduatoria unici vanno nella direzione di migliorare e rendere più equa la selezione. Così come, sempre nell’ottica della qualità, quest’estate è stato portato avanti il nuovo accreditamento delle scuole» specifica il Ministro.

Alle prove hanno partecipato circa 15.000 laureati in Medicina e Chirurgia, per i quali la valutazione dei titoli resta perlopiù la stessa, con alcune varianti: i quesiti passano da 110 a 140 – con un punteggio pari a 1 per ogni risposta esatta, 0 per ogni risposta non data, -0.25 per ogni risposta errata – e ai titoli può essere attribuito sino a un massimo di 7 punti. L’organizzazione logistica della selezione è stata articolata a livello di macro-aree geografiche di riferimento, ciascuna delle quali sotto il coordinamento di un ateneo capofila. Sono state, inoltre, diramate alle università coinvolte precise istruzioni per garantire il rafforzamento della vigilanza nel corso dello svolgimento della prova. Ed è stata richiesta dal Miur la collaborazione del Ministero dell’Interno relativamente alla sorveglianza dei luoghi in cui si svolgerà la prova.

Al termine della valutazione del test, il Ministero pubblicherà un’unica graduatoria nazionale di merito nella quale verrà indicato il punteggio complessivo conseguito da ciascun candidato per i titoli e nella prova d’esame. A quel punto, ogni medico sceglierà la tipologia di Scuola e le sedi di suo interesse, indicandole in ordine di preferenza. Terminate le operazioni di scelta da parte delle candidate e dei candidati, il Miur procederà alla pubblicazione delle assegnazioni e l’inizio delle attività didattiche è stato fissato al 29 dicembre 2017.

Quest’anno sono 6.675 i contratti di formazione medica specialistica a disposizione: 6.105 finanziati con risorse statali, 499 finanziati dalle Regioni e i rimanenti 71 da altri enti pubblici o privati. Un numero insufficiente, secondo le associazioni di giovani medici Anaao Giovani e Fimmg Formazione, per le quali il numero di borse deve essere pari al numero dei neolaureati e a quelle che sono le reali esigenze del sistema sanitario nazionale, anche per far fronte alla massiccia ondata di pensionamenti che avranno luogo nei prossimi anni. «Vogliamo un aumento dei contratti e delle borse di studio di medicina generale perché c’è un imbuto formativo che ci impedisce di entrare nel sistema sanitario nazionale – commenta Domenico Montemurro, Responsabile Nazionale AnaaoGiovani, intervistato a margine della protesta nazionale #unfuturoanchepernoi! – è necessario ridefinire l’offerta formativa post lauream e garantire a tutti il conseguimento della specializzazione» sostiene. Dello stesso parere un altro medico, critico anche sul fatto di scegliere la tipologia di Scuola e le sedi di interesse preferite dopo la pubblicazione della graduatoria, che afferma: «Il concorso non può essere una “lotteria” dove vince il più fortunato, chiediamo gli scorrimenti e che le borse non vadano perse».

 

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