Politica 2 Aprile 2020

Coronavirus, l’ex ministro Grillo: «Più morti in Italia e Spagna, austerity ha influito. Al Sud continuano arrivi, attenzione a riapertura»

Colloquio con l’ex ministro della Salute Giulia Grillo. Sui tamponi contesta l’OMS: «È stata incauta quando ha diramato linee guida restrittive. Corea, Giappone e Singapore non hanno seguito quelle indicazioni». Poi aggiunge: «Ospedali luogo di contagio, è mancata prevenzione strategica»

«Purtroppo in questa pandemia il numero di morti più alto si sta registrando in Italia e Spagna, due tra le nazioni che hanno subito una dura austerity». Ha le idee chiare l’ex ministro della Salute Giulia Grillo, medico e deputato dei Cinque Stelle, su quello che sta succedendo in Italia e nel mondo a causa dell’epidemia del Covid-19. Sin dall’inizio della crisi è intervenuta con prese di posizione spesso fuori dal coro che si sono rivelate profetiche. E oggi lancia l’allarme: «Al sud il flusso di arrivi non si è mai interrotto del tutto. Quando ci sarà la riapertura il meridione non potrà riaprire contemporaneamente al nord, o si rischiano guai».

«PIÙ TAMPONI, OMS INCAUTA ALL’INIZIO»

Sulla “politica dei tamponi” l’ex ministro Giulia Grillo ci aveva visto lungo. All’inizio poco considerata e anzi osteggiata dall’OMS, ora è ritenuta, insieme ai test sierologici, una delle chiavi per uscire da questa situazione. «Questa linea guida dell’OMS è stata recepita in Italia con una correzione di una circolare emanata già il 22 di febbraio dal ministero della Salute, firmata da D’Amario, Direttore generale del Dipartimento di Prevenzione. Il 25 febbraio è stata data una interpretazione restrittiva sull’uso dei tamponi in ordine a quanto indicato dall’OMS. Quello che io ho contestato di questa linea è che diceva che non c’erano evidenze scientifiche sul loro utilizzo massivo, quando tutti sappiamo benissimo che è un virus che ha due mesi di vita dal punto di vista scientifico, quindi vorrei capire di quali evidenze scientifiche stessero parlando visto che c’era solo l’esperienza della Cina».

«Peraltro – aggiunge ancora l’ex titolare della Salute – Corea del Sud, Singapore e Giappone, gli altri tre Paesi colpiti prima di noi, avevano deciso di seguire un’altra strada: avevano deciso di fare più tamponi e contact tracing, quindi non avevano in alcun modo seguito la linea che poi ha dettato l’OMS. Sicuramente è stata molto incauta. Dobbiamo sempre pensare, quando si parla di salute, al principio di precauzione. Per precauzione devo cercare di allargare le maglie, poi se ho fatto troppo pazienza, però mi sono cautelato. Noi ci troviamo nella seconda ipotesi, cioè abbiamo fatto poco. Evidenziai questo problema già il 26 febbraio attraverso un mio post su Facebook. Allora sembravo un’eretica nel dire che fare i tamponi solo ai sintomatici o a persone che avevano un’anamnesi di contatto con una persona che veniva dalle aree contagiate fosse una possibilità eccessivamente restrittiva».

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«OPERATORI SANITARI, È MANCATA PREVENZIONE STRATEGICA»

Un utilizzo più consistente dei tamponi avrebbe potuto contenere anche il contagio degli operatori sanitari: ad oggi si contano oltre 10mila contagiati e 69 medici sono morti. «Oltre alle mancate protezioni individuali c’è anche l’aspetto relativo al fatto che, nel momento in cui si sono create le cosiddette zone rosse, gli ospedali sono diventati il luogo principale di contagio e in quel caso il rischio di contagiarsi per i sanitari è decuplicato, o forse anche di più. Lo sapremo più avanti quando avremo gli studi epidemiologici. Non si è fatta una adeguata prevenzione anche strategica in ambienti di lavoro. Poi anche qui c’è il tema dei tamponi: io l’ho detto in ogni dove. Mi sembrava il minimo sindacale che il personale sanitario fosse sottoposto a tampone, essendo esso stesso un possibile veicolo di infezione, diventava fondamentale capire chi era positivo e chi no. Questa strategia alla fine non ha pagato».

«TROPPO COSE ERANO FERME AL MINISTERO QUANDO SONO ARRIVATA»

Resta però un nodo fondamentale, quello della prevenzione che è mancata. Così come mancava un piano pandemico aggiornato, il nostro è fermo al 2010. «Quando mi sono insediata come ministro erano ferme tante cose, non solo quello. Il Ministero della Salute sconta, come tutti i ministeri, una grande lentezza burocratica, anche perché c’è un eccesso di incombenze a volte anche inutili, cioè di materiali da produrre che poi non so quanto servano: probabilmente c’è un sovraccarico di lavoro. Non mi sento di dire che quel ritardo fosse dovuto perché l’amministrazione non lavora. L’amministrazione lavora, chiaramente l’impulso politico è importante. Può chiedere tranquillamente dell’impulso quando c’ero io, ho spremuto molto il ministero. A prescindere da questo c’è un eccesso di cose da fare, probabilmente è stato messo in cantina. Io mi sono impegnata sulle linee guida delle liste d’attesa, anche quello era un piano vecchio di dieci-quindici anni. Le carte servono, però non ci illudiamo che siano quelle la soluzione di tutti i problemi. Certo, la Cina aveva avuto la SARS, ha un know how, una educazione a patogeni così altamente contagiosi molto migliore rispetto alla nostra. Avremmo potuto aggiornare il nostro piano pandemico con l’esperienza cinese».

«TAGLI ALLA SANITÀ, MANCA SENSIBILITÀ POLITICA»

Sullo sfondo il tema dei tagli alla sanità. La nuova sensibilità degli italiani al tema delle risorse per la sanità, sostiene l’ex ministro, è destinata a durare poco. «Non c’è purtroppo sensibilità politica e lo dico con cognizione di causa. Quando sono stata ministro ho cercato in tutti i modi di far capire l’importanza di investire in sanità. Purtroppo non c’è neanche sensibilità da parte dell’opinione pubblica. Questo tema non viene valutato quando si tratta di scegliere i partiti. Io credo che sanità e istruzione siano invece dei veri volani, anche economici, di un Paese. Infatti, purtroppo il numero di morti più alto si sta registrando in Italia e Spagna che sono le nazioni che hanno subito l’austerity più dura. Non so adesso quale sia il numero di contagiati che necessita di terapia intensiva nei Paesi del nord, però è chiaro che sapere di avere un numero di posti letto tale da poter assorbire l’eventuale necessità non è come vivere quello che abbiamo vissuto noi: rincorrere, creare i posti letto, farsi arrivare i respiratori, i ventilatori, le bombole di ossigeno. E non credo alla retorica per cui ridurre i posti letto andava compensato con la gestione del territorio. È fondamentale, ma è una retorica che di fronte a una pandemia non funziona. Di fronte alla pandemia i posti letto ci vogliono».

«Certo – aggiunge Grillo – un territorio più efficace, anche con telemedicina, con teleconsulto, avrebbe aiutato. Io avevo iniziato a lavorare agli standard territoriali. Però bisogna investirci, non parliamo di cifre astronomiche. Sono cifre contenute, anche 4-5 miliardi in più rispetto all’attuale finanziamento sarebbero stati importanti».

«La sanità ha una caratteristica – continua l’ex titolare della Salute -: non ha bisogno di investimento infinito per avere grandi benefici, a differenza di altri settori del Paese. È un settore in cui bastano pochi investimenti mirati fatti bene per avere grandi risultati. Questo è stato un po’ il mio cruccio, di non avere avuto questo risultato e non ci riuscirà nessuno fino a che non si comprende che salute, istruzione e ricerca sono i più grandi volani economici che un Paese può avere».

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«AL SUD ECATOMBE CON NUMERI DELLA LOMBARDIA»

Al sud l’epidemia non ha raggiunto i numeri del nord. Tuttavia la Grillo invita a tenere alta la guardia. «Se avessimo avuto i numeri della Lombardia al sud sarebbe stata un’ecatombe» afferma senza mezzi termini. «Già in Sicilia, con un numero contenuto di positivi, ci sono stati situazioni agghiaccianti, di disorganizzazione, malagestione, ecc. Non avremmo potuto mai e poi mai sostenere quei numeri. Per questo sono molto preoccupata: noi scontiamo questi continui spostamenti di persone che sono scese da nord a sud a flusso continuo. Non c’è stato un momento di stacco come avvenuto per il nord per cui poter dire: da oggi è iniziata la quarantena per tutti. Continuano a scendere persone tutti i giorni nonostante il divieto. Non avremo probabilmente quei numeri così alti, ma quando ci sarà la riapertura il sud non potrà riaprire contemporaneamente al nord perché abbiamo avuto dei rallentamenti».

«Si dovevano evitare quegli spostamenti in modo assoluto – conclude Grillo -. Il virus andava bloccato proprio per avere questa cronologia di contemporaneità in tutto il Paese. Adesso questo sarà veramente un problema gestionale importante che dovrà affrontare il ministero nella riapertura: bisogna stare attenti».

 

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