Voci della Sanità 17 Dicembre 2018

Fecondazione eterologa, le donne italiane non donano gli ovuli

«Le donne italiane non donano i propri ovuli come invece accade in altre nazioni. In Italia le donne non hanno la mentalità della donazione. E’ un problema culturale. Quindi l’eterologa qui da noi viene eseguita con ovociti presi all’estero. Ma in Italia abbiamo la miglior tecnologia in termini di riproduzione». Lo afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, Direttore Generale dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine.

I più recenti dati europei pongono l’Italia tra le nazioni con una migliore tecnologia nell’ambito della medicina della riproduzione. Gli stessi indicatori mostrano come, per quanto riguarda il successo in termini di gravidanze evolutive, l’Italia si pone attualmente ai primi posti. «Questo probabilmente in conseguenza dell’enorme sforzo tecnologico e scientifico posto dai nostri medici e biologi allorché erano presenti i limiti legislativi relativi alla legge 40. Questa legge, infatti, imponeva un grosso freno alle tecniche di procreazione e i clinici italiani hanno sviluppato metodologie d’avanguardia ed esperienze particolarmente raffinate per dare la felicità ad una coppia che non poteva avere figli naturalmente» aggiunge l’esperto.

Dalla rimozione dei limiti della legge 40, avvenuta oramai da quasi 10 anni, le coppie desiderose di un figlio non si rivolgono più ad altre nazioni ma rimangono qui in Italia sempre più numerose, perché la possibilità di avere una gravidanza è addirittura superiore a quella sulla quale si può contare all’estero. «Rimangono però in Italia alcune problematiche e la maggiore è quella legata alla gravidanza con donazione di gameti. Si tratta della cosiddetta gravidanza eterologa, quella dove essenzialmente la donna, non possedendo più un patrimonio ovocitario, deve rivolgersi alla banca dei gameti – spiega Giorlandino – . In Italia è infatti difficile ottenere ovociti perché non è presente la mentalità della donazione che invece in altre nazioni risulta oramai consolidata. Ma da noi la possibilità, attualmente molto utilizzata, di rifornirci di ovociti da altri partner europei, ha permesso di ottenere gravidanze senza più difficoltà».

Secondo il ginecologo «la grande rivoluzione che in Italia si sta maturando è quella relativa alla fusione, sempre più stretta, tra genetica e riproduzione. Questi due aspetti dell’inizio della vita umana, pur essendo due facce della stessa medaglia, erano in passato tenuti distinti ma, adesso, con l’evolversi delle metodologie di ordine genetico, si tende ad esplorare con attenzione il patrimonio relativo al DNA dei soggetti che si rivolgono ai centri italiani. Ovviamente centri di maggior riferimento presentano la genetica al loro interno. Altri, meno dotati di tecnologia, sono costretti a prendere le varie ‘celluline’ dell’embrione ed a correre per la città, o per la Nazione, fino a lì dove possono trovare qualche centro di genetica che possa eseguire gli esami del caso».

«È intuitivo che le strutture che associano genetica e riproduzione sono le più performanti. Per questo si cerca, oggi, di favorire queste strutture e di implementare le ricerche genetiche preconcezionali in modo da evitare le cosiddette brutte sorprese. È per questo che le coppie dovrebbero chiedere, al momento in cui si rivolgono ad un centro di fertilità, se è presente, all’interno del centro stesso un laboratorio di genetica di alta tecnologia, e se questo sia in grado di eseguire in loco gli esami necessari per garantire la salute dell’embrione», conclude l’esperto.

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