Mondo 3 Novembre 2020

Elezioni Usa, quando anche la scienza diventa un argomento politico

L’atteggiamento scettico di Donald Trump nei confronti della scienza ha portato il partito democratico a inserirla nell’agenda politica. Società e riviste scientifiche hanno preso posizione per la prima volta e molti medici sono entrati in politica contro le fake news. Ma la polarizzazione della scienza è una cosa positiva?

Elezioni Usa, quando anche la scienza diventa un argomento politico

Mai come durante la pandemia di Covid-19, la scienza si è rivelata in difficoltà negli Stati Uniti. Difficoltà ad essere creduta e vista come una fonte attendibile, nonostante fosse dato come un requisito assodato dagli addetti ai lavori. Molti scienziati, quindi, per far fronte a questa ondata di sospetto hanno pensato di entrare in politica. Lo racconta sul British Medical Journal una reporter del Kaiser Health News, Victoria Knight.

SCETTICISMO TRUMPIANO VS. SCIENZA DEMOCRATICA

Gli esempi di coinvolgimento, nell’uno o nell’altro schieramento, durante la campagna elettorale statunitense sono tanti. Cominciano direttamente dal presidente Donald Trump, che sin dall’inizio ha adottato verso le raccomandazioni dei medici un atteggiamento scettico e di contrasto. Con le ripetute richieste di ridurre il numero di test per diagnosticare Covid-19, nella speranza di abbassare i numeri, e con la costante sfiducia verso l’uso delle mascherine e i consigli del dottor Anthony Fauci. Anche durante la sua malattia, Trump è stato più volte ripreso per aver tolto la mascherina vicino al suo staff mentre era ancora positivo.

Nel campo avversario, Knight fa il nome di Hiral Tipirneni, candidata democratica in Arizona e medico in Pronto Soccorso. «Credo nei dati e credo nei fatti», ha detto in uno dei suoi discorsi: «La scienza non è di parte». Ma lo ha fatto criticando il suo oppositore repubblicano e nuovamente il presidente Trump per aver organizzato un raduno in Arizona, ignorando le norme contro gli assembramenti.

MEDICI IN POLITICA CONTRO LA DISINFORMAZIONE

Intanto è nato anche un comitato di azione politica “Medici in politica“, formato da professionisti sanitari stanchi della risposta poco efficace data dal loro paese alla pandemia. Come obbiettivo si pongono quello di eleggere 50 medici democratici o indipendenti nelle cariche politiche entro il 2022. Non solo medici, il gruppo democratico è in generale ricco di donne e uomini di scienza. Ingegneri, chimici e biologi che portano la disciplina direttamente sul campo, con un’enfasi sulla gestione della pandemia.

Anche nel gruppo repubblicano, tuttavia, i medici in servizio sono 11 e ce ne sono altri che corrono al Congresso per la prima volta. Secondo David Lazer, professore di scienze politiche e informatica alla Northeastern University di Boston, Massachusetts, il loro tempismo potrebbe essere giusto.

Secondo Lazer nei sondaggi la fiducia verso medici e scienziati in America è in assoluto superiore a quella verso qualsiasi altra istituzione o schieramento politico al momento. A dimostrazione che lo scetticismo trumpiano non ha convinto i suoi cittadini durante questo momento di crisi.

Un rapporto del Pew Research Center conferma questa tesi, ma chiarisce che se la fiducia verso i professionisti sanitari è aumentata rispetto al 2019 è perché è salita tra le fila dei democratici. «La fiducia dei repubblicani negli scienziati – si legge – già inferiore a quella dei democratici, è rimasta pressoché la stessa dal 2019 fino ai primi mesi della pandemia».

LA SCIENZA È “DI SINISTRA”?

Al centro di questo cambiamento resta la figura di Trump e il suo atteggiamento anti-scientifico. Che non solo ha portato chi gli vota contro ad avvicinarsi alla scienza, ma ha stimolato anche organizzazioni e società scientifiche a entrare “nella mischia”. Proprio perché accusate dal presidente di “fake news“. I presidenti dell’Accademia nazionale delle scienze e dell’Accademia nazionale di medicina, ad esempio, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta il 24 settembre esprimendo allarme per quella che consideravano un’interferenza politica nella risposta del presidente al Covid-19.

La rivista Scientific American ha formalmente appoggiato il candidato presidenziale democratico, l’ex vicepresidente Joe Biden, ed è la prima volta che ha fatto una scelta così politica nei suoi 175 anni di storia. Così ha fatto anche la rivista Nature, e il New England Journal of Medicine ha pubblicato una feroce critica alla risposta pandemica del governo federale, “Dying in a Leadership Vacuum”.

POLARIZZAZIONE PERICOLOSA

Alcuni scienziati però si sono chiesti se questa strenua difesa della scienza come punto nell’agenda politica democratica non sia una polarizzazione “pericolosa” di qualcosa di tradizionalmente apartitico.

Lo sostiene Dominik Stecuła, assistente professore di scienze politiche alla Colorado State University. «Dal punto di vista di uno scienziato danneggia gli obiettivi che stai cercando di raggiungere, perché quello che finisce per accadere è che, sempre di più, i repubblicani trattano gli scienziati come un gruppo fuori dal partito, un collegio elettorale dei democratici», dice.

Ma i repubblicani negano di ignorare la scienza o di minimizzarne il significato. Dicono che, invece, i democratici spesso prendono posizioni che soffocano l’innovazione scientifica aumentando le tasse e la regolamentazione, citando come esempio la ricerca e lo sviluppo in campo farmaceutico.

«La scienza non è una questione democratico-repubblicana», afferma la rappresentante Lauren Underwood dell’Illinois, un’infermiera che ha trasformato il suo distretto in democratico quando è stata eletta nel 2018. Corre per la rielezione quest’anno. «Insegniamo la scienza in ogni classe, in ogni livello di istruzione», chiede. «Ci possono essere alcune differenze di parte nel modo in cui prendiamo le scoperte, ma penso che sia pericoloso se iniziamo a presumere che la scienza si stia polarizzando».

Underwood cita la sua collaborazione con il medico repubblicano Phil Roe per introdurre in Illinois una legislazione sulla protezione della catena di forniture mediche. Il loro background condiviso li ha portati a lavorare bene sulla politica sanitaria. Anche Roe respinge con forza l’idea di una scienza polarizzata. «La polarizzazione è conseguenza di un anno politico – conclude lui – se non ci fosse stata questa elezione sarebbe stato diverso».

 

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