Lavoro 20 novembre 2018

Sciopero medici, Russo (Forza Italia): «Contratto e quota 100, rischio esodo dalla sanità pubblica. Ora assunzioni e stop precariato»

Il deputato e oculista azzurro ha partecipato all’assemblea dei sindacati e guarda con preoccupazione al futuro della professione: «Si rischia un depauperamento di risorse, energie, passioni, vivacità, di intelligenze. Se da governo arriveranno proposte positive pronti a collaborare»

di Giulia Cavalcanti e Giovanni Cedrone

Basta mortificare la sanità pubblica. O la fuga dei medici verso le strutture private sarà inarrestabile. L’allarme arriva da un medico, oltre che politico, che sta seguendo da vicino la mobilitazione dei sindacati per il mancato rinnovo del contratto che sfocerà nello sciopero del 23 novembre. Paolo Russo, deputato di Forza Italia e dirigente della divisione oculistica dell’azienda ospedaliera dei Colli di Napoli, mette in guardia sulle criticità che attendono il sistema sanità nel futuro prossimo: il rischio è che il combinato disposto tra quota 100 con l’aumento dei pensionamenti e il blocco delle assunzioni possa portare a un drastico ridimensionamento dell’offerta sanitaria pubblica. «Il tema centrale della sanità oggi sono i tagli, non sempre agli sprechi ma anche alle efficienze – spiega Russo a Sanità Informazione -. È evidente che a furia di andare avanti in questa direzione la disaffezione e l’avversione aumentano. E se all’avversione aggiungiamo anche la difficoltà di operare dei medici in ragione della scarsità dei mezzi e del numero degli operatori, stessi comprendiamo anche le ragioni di avversità da parte dei cittadini».

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Onorevole, da medico e non solo è intervenuto all’assemblea pubblica dei sindacati. Qual è il messaggio che ha voluto portare?

«Innanzitutto una riflessione a tutto tondo sulle vicende che riguardano la domanda di lavoro. Una domanda crescente, una domanda diversa alla quale il Paese non è pronto a rispondere. I medici fanno la loro parte, non sempre il sistema riesce a rispondere aiutandoli, soprattutto gli ospedalieri, in questo difficile lavoro. Ci sono un po’ di emergenze da mettere subito a sistema: penso ai contratti, ma penso anche alla necessità di nuove assunzioni, soprattutto provando a disinnescare la bomba dei precari che alimentano una sacca di emarginazione all’interno del Sistema sanitario nazionale. Ma penso anche a quella finzione della quota 100, che rappresenta un elemento di criticità ulteriore non solo per i medici, ma anche per i pazienti, che vedranno sempre di più fughe dal sistema ospedaliero pubblico e un depauperamento di risorse, energie, passioni, vivacità ed intelligenze di quel mondo. Ci sono un po’ di cose da fare, vanno fatte subito, la legge di stabilità lo consente. Noi di Forza Italia presenteremo emendamenti in questo senso e li sosterremo».

Uno dei nodi che bloccano il contratto dei medici è quello che riguarda la RIA, bloccata dalla legge Madia. Se dovesse essere presentato dalle forze di governo un emendamento per intervenire in tal senso, l’opposizione sarebbe a favore?

«Noi dell’opposizione applaudiamo. Il teatrino della politica proviamo a lasciarlo fuori, soprattutto quando si parla di vicende che riguardano la carne di chi sta al fronte. Assistiamo continuamente a episodi di violenza nei confronti dei medici. Questo per una deriva antiscientista che ha preso piede nel nostro Paese. Noi crediamo, viceversa, che la qualità, lo studio, la competenza siano un valore assoluto. E non scherziamo su questi elementi. Per cui se il governo dovesse suggerire proposte positive applaudiremo e approveremo».

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Le aggressioni sono solo una delle motivazioni che spingono molti medici che lavorano nel pubblico a rifugiarsi nel privato. Per far fronte a questo esodo quali potrebbero essere le misure da mettere in campo?

«C’è da alimentare una competizione che oggi è impari, tutta a vantaggio delle strutture private. Ma c’è da alimentare una competizione partendo dalla esperienza pubblica del nostro Paese, che non significa frenare le sensibilità, le competenze e anche le risorse del mondo privato: significa soltanto consentire alla parte pubblica di giocare il proprio ruolo avendo strumenti adeguati. Strumenti significa contratti uguali e condizioni uguali tra il medico che lavora nel pubblico e il medico che lavora nel privato, ma anche consentire investimenti significativi dal punto di vista alberghiero, dal punto di vista delle strutture e anche nella modernizzazione dello strumentario della medicina moderna».

Da medico ospedaliero, oltre che da politico, come mai vede questa deriva della sanità italiana? Anche in passato l’aspetto delle risorse era sempre difficile da far quadrare, eppure c’era un diverso spirito, un orgoglio, una partecipazione diversa. Cosa ha rovinato la sanità? Forse la regionalizzazione?

«Questo non glielo so dire, non so se è la regionalizzazione. Il dato è che da dieci anni a questa parte si continuano a comprimere le prospettive di crescita della sanità. Il tema centrale della sanità oggi sono i tagli, non sempre agli sprechi ma anche alle efficienze. È evidente che a furia di andare avanti in questa direzione la disaffezione aumenta, aumenta l’avversione e se all’avversione aggiungiamo anche la difficoltà di operare dei medici in ragione della scarsità dei mezzi e del numero degli operatori stessi, comprendiamo anche le ragioni di avversità da parte dei cittadini. Poi vi è una condizione di carattere più generale, sociale, nei confronti di chiunque ha competenza, quasi come se il portato delle competenze rappresentasse un elemento valoriale negativo. Basta guardare la vicenda dei vaccini. Noi crediamo il contrario, che competenza, passione, studio siano elementi che debbano essere considerati anche dal sistema istituzionale e politico».

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