Salute 19 novembre 2018

Sciopero medici, Tuzi (M5S): «Problema viene dal passato. Giusto manifestare dissenso ma noi chiediamo tempo»

Il medico e deputato, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, interviene sulla protesta dei camici bianchi: «Non è vero che il miliardo che mettiamo nel Fondo sanitario era già previsto, non c’erano tutte le coperture»

di Cesare Buquicchio e Giulia Cavalcanti
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Il 23 novembre il governo giallo-verde si troverà ad affrontare il primo grande sciopero di una intera categoria, quella dei medici. Una protesta annunciata che affonda le radici nel passato, dato che il rinnovo del contratto della dirigenza medica manca da nove anni. Ma la preoccupazione dei camici bianchi non è solo di natura economica, ma riguarda il futuro della sanità pubblica messa a dura prova da anni di blocco del turn over e diminuzione delle risorse. «È giusto e legittimo andare a manifestare il proprio dissenso. Ma noi ci troviamo a governare da cinque mesi. Abbiamo bisogno di tempo per fare le cose fatte bene», spiega a Sanità Informazione Manuel Tuzi, medico e deputato M5S che ha assistito all’assemblea pubblica dei sindacati medici al cinema Olimpia. Tuzi avrà a breve un ruolo cruciale nella legge di riforma dell’accesso all’università, essendo relatore in Commissione Cultura del disegno di legge in discussione. «Noi stiamo lavorando anche per questo, vogliamo fare le cose fatte bene. Farle in urgenza non serve a nulla – continua Tuzi – Spendere innanzitutto meglio quel miliardo, perché poi si tratta anche di spendere bene i soldi. Se le cose funzionano male è perché quei soldi sono stati investiti nella maniera sbagliata».

Onorevole, partiamo da questi cinque disegni di legge sulla riforma dell’accesso all’università, si parla di unificarli…

«Sì, assolutamente. Io sono il relatore della proposta per la revisione dei sistemi di accesso all’università. Da questo punto di vista vogliamo affrontare la tematica in maniera seria come non è stato fatto fino ad adesso. L’idea nostra è quella di trattarli come se fossero dei vasi comunicanti. Non si può fare una riforma dell’accesso all’università senza attuare una riforma dell’entrata nel mondo delle specializzazioni, della medicina generale e del lavoro. Vanno trattate alla stessa stregua con velocità diverse perché prima c’è una emergenza da tamponare, da arginare. Ma accanto a questo vogliamo mettere mano anche all’accesso all’università perché così com’è allo stato attuale non funziona, è un sistema fallimentare. La programmazione che ci doveva essere di fatto ha fallito perché ci ritroviamo diecimila medici che allo stato attuale sono fuori dal sistema sanitario, fuori dalla formazione medica, abbiamo 2300 medici che solo l’anno scorso sono emigrati all’estero perché il nostro paese non investe sui giovani: un paese che non crede nel futuro dei giovani per me è un paese morto».

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Capitolo sciopero dei medici, il 23 novembre i camici bianchi incrociano le braccia…

«È una delle tante emergenze che dobbiamo affrontare. Bisogna farlo in maniera seria, strutturale perché mettere solo un argine non serve. Sappiamo che ci sarà questo sciopero, è giusto e legittimo andare a manifestare il proprio dissenso. Noi ci troviamo a governare da cinque mesi. Questa è una mancata programmazione che viene dal passato, sono nove anni che il contratto non viene aggiornato. Noi in cinque mesi stiamo cercando di metterci i soldi. Per questo motivo investiamo un miliardo di euro in più per la sanità: per noi la sanità non è un costo, è un investimento. Nello stesso tempo facciamo una programmazione triennale dove già da quest’anno si immagina di investire quattro miliardi di euro in più rispetto ai governi precedenti che hanno tagliato risorse».

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Il miliardo di quest’anno i sindacati dicono che era già previsto…

«No, non aveva tutte le coperture. Ci sarà una fase parlamentare in cui cercheremo di migliorare lo stanziamento dei fondi».

Ci potrebbe essere in sede di discussione parlamentare della manovra di bilancio un aumento di questo fondo?

«Noi stiamo lavorando anche per questo, vogliamo fare le cose fatte bene. Farle in urgenza non serve a nulla. Spendere innanzitutto meglio quel miliardo, perché poi si tratta anche di spendere bene i soldi. Se le cose funzionano male è perché quei soldi sono stati investiti nella maniera sbagliata. Ma accanto a tutto questo serve una revisione strutturale e organica, non serve solo mettere dei soldi in emergenza. Noi ci vogliamo mettere mano ma ci dovete dare il tempo di fare le cose fatte bene».

 

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