Lavoro 24 luglio 2018

Sanità, Cimo propone nuova governance: agenzia unica di contrattazione e passaggio del personale sanitario sotto il Ministero della Salute

Nel pacchetto anche il riconoscimento della specificità e dell’alta professionalizzazione dell’area medica rispetto agli altri settori della pubblica amministrazione, configurando un contratto collettivo diverso da quelli del personale dei ministeri, degli enti locali o altri comparti della PA. Quici: «Vogliamo rilanciare il dibattito sul tema della rappresentanza»

È una proposta destinata a far discutere quella lanciata oggi dal sindacato CIMO e che ha come orizzonte gli Stati Generali della Professione Medica lanciati dalla FNOMCeO e in programma in autunno. Obiettivo rivoluzionare la governance delle relazioni sindacali nella sanità per riformare il meccanismo della rappresentanza e rappresentatività e per renderlo più efficiente, economico, capace di valorizzare le specificità del comparto medico e accompagnare l’integrazione tra ospedale e territorio. Un intervento che va letto anche nel quadro delle difficoltà del rinnovo del contratto della dirigenza medica, una trattativa partita a febbraio e che è ancora lontana dalla conclusione e su cui la stessa CIMO ha annunciato che non farà sconti.

LEGGI ANCHE: CONTRATTO MEDICI, QUICI (CIMO): «ARAN CI PROPONE COPIA E INCOLLA DEL COMPARTO SANITA’. MA NOI NON FIRMEREMO TESTI PEGGIORATIVI»

Quattro i punti qualificanti: passaggio di tutto il personale della sanità alle dirette dipendenze del Ministero della Salute (fatta salva la dipendenza dalle Regioni per tutti gli aspetti contrattuali presenti nell’attuale ordinamento), costituzione di un’agenzia unica quale controparte per la contrattazione, sia per i medici dipendenti che della convenzione; individuazione di alcuni istituti comuni alle due categorie da trattare allo stesso tavolo negoziale; riconoscimento delle specificità della professione medica nel contratto della PA.

«È il momento di affrontare con atteggiamento propositivo e oltre gli steccati tradizionali i malfunzionamenti del nostro settore e di stimolare soluzioni con l’obiettivo di migliorare il sistema per tutti gli attori coinvolti – spiega Guido Quici, Presidente Nazionale CIMO – La nostra è una iniziativa che può rilanciare il dibattito sui temi cruciali della rappresentanza, rappresentatività e diritti sindacali nell’area della sanità ma che diventa un’urgenza di fronte all’ormai imbarazzante impasse al tavolo contrattuale della dirigenza medica sanitaria dopo nove anni di attesa».

Ecco nel dettaglio le proposte di CIMO:

  • Una sola – anche nuova – agenzia di intermediazione contrattuale per la dirigenza medica anziché le due attuali, ARAN e SISAC, che sono le controparti rispettivamente per i medici ospedalieri e per quelli della medicina convenzionata (in cui sono compresi i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali). Oggi, i primi dialogano con Funzione Pubblica e Regioni e poi Ministero della Salute, la seconda solo con le Regioni. Un’unica agenzia, che tratti congiuntamente gli istituti comuni ma mantenga distinte le peculiarità dei rispettivi contratti di lavoro, renderebbe più agile ogni dialogo e più trasparente la gestione degli aspetti economici e normativi, oltre a tagliare duplicazioni e costi.

 

  • Il passaggio di tutti i medici e sanitari dipendenti del SSN sotto il controllo del Ministero della Salute, che già controlla il Patto per la Salute, la definizione dei LEA, gli standard delle cure, il piano delle cronicità, le linee guida e gli atti da cui discendono assetti organizzativi della sanità in ciascuna Regione. Rimarrebbe ovviamente alle Regioni la gestione della spesa sanitaria e l’organizzazione del lavoro di tutto il personale sanitario, medici dipendenti e convenzionati compresi.

 

  • Identificare – per alcuni istituti normativi contrattuali – un parziale livello di contrattazione comune tanto per la dipendenza che per la convenzionata, quali la rappresentanza sindacale, le sanzioni disciplinari e alcuni aspetti organizzativi trasversali del governo delle attività cliniche. Oltre alla semplificazione, tale innovazione sarebbe un passo concreto nel modello di complementarietà tra ospedale e territorio, indiscutibilmente il disegno prospettico della sanità di domani.

 

  • Riconoscere la specificità e l’alta professionalizzazione dell’area medica rispetto agli altri settori della pubblica amministrazione, configurando un contratto collettivo diverso da quelli del personale dei ministeri, degli enti locali o altri comparti della PA, per i quali la componente gestionale è preponderante mentre un medico fa continuamente fronte a situazioni spesso non standardizzabili, talvolta in condizioni di emergenza e urgenza. Si otterrebbero maggiore snellezza nella contrattazione e vantaggi concreti “di ritorno” per la professione e il lavoro dei sanitari, con effetti più vicini ai bisogni di sostenibilità del SSN.
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