Lavoro 20 Agosto 2020 10:31

Riapertura scuole: come sono coinvolti medici di famiglia e pediatri?

Cosa sappiamo finora sul ruolo di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta nelle scuole durante l’emergenza Covid-19

Riapertura scuole: come sono coinvolti medici di famiglia e pediatri?

La ripresa delle attività scolastiche è «una priorità assoluta per il Paese». Lo afferma, in un comunicato, il dipartimento della Protezione Civile, che ribadisce l’impegno dei Ministeri dell’Istruzione e della Salute, del Commissario Straordinario per l’Emergenza e del Comitato Tecnico- Scientifico, in costante contatto per garantire che il 14 settembre si arrivi sui banchi. Con la presenza attiva nelle scuole di medici di medicina generale e pediatri.

SCUOLA: AIUTI PER IL DISTANZIAMENTO E MASCHERINE

I banchi monoposto, si legge, «arriveranno a partire dall’8 settembre» e verranno distribuiti entro «il mese di ottobre sull’intero territorio nazionale». Intanto, si prosegue nella ricerca di soluzioni infrastrutturali per garantire il distanziamento tra gli alunni. È stato infatti pubblicato, sul sito del Ministero dell’Istruzione, l’avviso pubblico per accedere ai 70 milioni di euro destinati agli Enti Locali dal decreto Agosto per l’affitto di spazi e per l’acquisto, il noleggio o il leasing di strutture temporanee da utilizzare per le attività didattiche.

Nessuna novità, invece, sul tema mascherine: il Comitato tecnico-scientifico ieri ha infatti confermato le indicazioni dello scorso 12 agosto, che prevedono l’utilizzo dei dispositivi da parte degli studenti dai 6 anni in su «nell’ambito dei contesti dove non si riesca a garantire il distanziamento fisico». Per gli altri resta l’obbligo di utilizzare una mascherina chirurgica o di comunità di propria dotazione, salvo durante educazione fisica e nei pasti. Sarà comunque il governo a prendere le decisioni finali, tenendo conto del parere del Cts.

MMG E PEDIATRI DI LIBERA SCELTA

A breve, prosegue il comunicato, saranno resi noti documenti per aiutare presidi e responsabili a «gestire nella maniera più efficace l’eventuale identificazione di soggetti, siano essi studenti o personale scolastico, che risultino essere contagiati». Un ruolo centrale e un «attivo coinvolgimento» sarà pertanto attribuito a «pediatri di libera scelta e a medici di medicina generale, i quali saranno chiamati assieme ai Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali a garantire ottimale supporto alle scuole e gestione, secondo le normative vigenti, dei soggetti infettati da SARS-CoV-2 e dei loro contatti».

Il medico competente dovrà collaborare con il dirigente scolastico e con il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls) per integrare e proporre le misure di regolamentazione legate a Covid-19. Nel Protocollo d’Intesa del Miur uno dei paragrafi è proprio dedicato ai compiti dei professionisti sanitari.

IL RUOLO DI MEDICI E PEDIATRI

«In particolare – si legge – cura la sorveglianza sanitaria rispettando le misure igieniche contenute nelle indicazioni del Ministero della Salute». La sorveglianza sanitaria eccezionale sarà assicurata:

  • 1) attraverso il medico competente se già nominato per la sorveglianza sanitaria;
  • 2) attraverso un medico competente ad hoc nominato, per il periodo emergenziale, anche, ad esempio, prevedendo di consorziare più istituti scolastici;
  • 3) attraverso la richiesta ai servizi territoriali dell’Inail, che vi provvedono con propri medici del lavoro.

«Al rientro degli alunni dovrà essere presa in considerazione la presenza di “soggetti fragili” esposti a un rischio potenzialmente maggiore nei confronti dell’infezione da Covid-19», è chiarito. Si dovrà valutarle necessariamente in raccordo con il Dipartimento di prevenzione territoriale ed il pediatra/medico di famiglia, fermo restando l’obbligo per la famiglia stessa di rappresentare tale condizione alla scuola in forma scritta e documentata».

TEST SIEROLOGICI DAI MEDICI DI FAMIGLIA

In più è previsto che siano i medici di medicina generale a dover effettuare i test sierologici, gratuiti e volontari, sul personale scolastico. Il 24 agosto cominceranno le attività di screening, che si protrarranno fino al 7 settembre. Ieri un ulteriore Tavolo organizzato dal Ministero della Salute ha alimentato i dubbi dei sindacati dei mmg, per la sicurezza dei professionisti.

Lo Smi (Sindacato medici italiani) ha richiesto «obbligatorietà per i docenti e non docenti ad effettuare i test e volontarietà dei medici di medicina generale ad aderire alla campagna sui test capillari». Ribadendo l’esistenza «all’interno dei distretti sanitari, di percorsi dedicati per i test e, quindi, più sicuri per pazienti ed operatori, invece di utilizzare gli studi dei medici di famiglia».

Un no netto «senza se e senza ma» è arrivato anche da Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), che ha partecipato all’incontro. «La posizione del nostro sindacato è che non si lavora gratis – si legge su un comunicato – e che eventuali nuove incombenze lavorative vanno concordate nei tavoli istituzionali. Nello specifico sosteniamo che i test sierologici per Covid vadano effettuati dall’igiene pubblica e dai laboratori di analisi».

Posizione condivisa dal vicepresidente dell’Ordine nazionale dei Biologi Pietro Miraglia, che in una nota si chiede perché i laboratori di analisi cliniche autorizzati siano stati «tagliati fuori» dall’esecuzione dei test sierologici sul personale scolastico. Una scelta «discutibile e non motivata», secondo Miraglia. «Siamo sicuri – si chiede – che negli studi dei medici di base, possa essere scongiurato il pericolo di assembramento? E soprattutto chi assicurerà quel controllo di qualità, basilare nell’esecuzione dei test, che è competenza specifica delle strutture di laboratorio? Ci auguriamo che si possa presto porre rimedio a questa grave esclusione che rischia di ledere il diritto alla salute del cittadino».

Non si è ancora espressa Fimmg (Federazione italiana medici di medicina generale), mentre lo ha fatto Fimp (Federazione italiana medici pediatri): «Con l’autunno e la riapertura delle scuole – ha detto il vicepresidente Antonio D’Avino – i bambini con sintomi simil influenzali saranno moltissimi. Se non si garantirà alle famiglie esecuzione di tamponi e loro refertazione in tempi certi andremo verso un disastro».

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