Lavoro 20 Febbraio 2020

Regioni, novità su specializzandi e ospedale di comunità. Contratto sanità privata, Bonaccini: «Stallo inammissibile»

La Conferenza delle Regioni ha varato cinque regole per gli accordi con le università: ore settimanali, trattamento retributivo, regole di ingaggio. «Pochi punti per garantire uniformità e coerenza su tutto il territorio nazionale» spiega Bonaccini. Definiti i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’autorizzazione all’esercizio degli Ospedali di comunità pubblici o privati

«Pensavate di non rivedermi più, vero?». Esordisce con una battuta ai giornalisti, che attendevano il suo arrivo fuori dalla sala riunioni, il presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, nel giorno in cui la Conferenza ha dato il via libera a numerosi e importanti provvedimenti in tema di sanità, a cominciare dagli specializzandi in corsia e dall’ospedale di comunità, ma non quello più atteso, il riparto del fondo sanitario, rinviato al prossimo incontro. Mentre lo stesso Bonaccini ha annunciato una sua iniziativa per sbloccare il rinnovo del contratto della sanità privata, fermo da 12 anni.

Ma le prime parole sono per l’emergenza coronavirus: oggi le regioni hanno ratificato le misure del governo e hanno chiesto anche dei fondi aggiuntivi. «Abbiamo ratificato tutte le decisioni che Governo e Protezione civile hanno preso in queste settimane e che noi abbiamo condiviso – sottolinea Bonaccini -. Abbiamo chiesto soltanto di aggiungere un po’ di fondi per tutti gli interventi, le spese, la prevenzione, le scelte che erano state anche formalmente condivise. Cito anche la Protezione civile oltre al governo perché c’è tutta una filiera di interventi che è stata messa in campo e che sta funzionando».

SPECIALIZZANDI IN CORSIA, LE REGOLE DELLE REGIONI

Sul fronte della carenza medici, c’era attesa anche per le norme che riguardano gli specializzandi in corsia. Il Dl Milleproroghe ha aperto ufficialmente alla possibilità di assunzione a tempo determinato per specializzandi già dal 3° anno fino al 2022. La Conferenza delle Regioni è intervenuta oggi con un documento che definisce cinque passaggi standard su cui articolare gli appositi accordi tra Regioni e Province autonome e le Università degli Studi per poter assumere medici specializzandi inseriti nelle graduatorie di concorso pubblico.

«Si tratta di pochi punti fermi condivisi, necessari – spiega Bonaccini – per garantire uniformità e coerenza in tutto il territorio nazionale su cui ogni Regione potrà anche effettuare specifiche opzioni in base alle proprie esigenze nonché in relazione alle necessità degli Atenei di riferimento. Noi abbiamo bisogno di dare una risposta alla mancanza di personale che via via è venuta nel tempo in questi anni, quindi bisogna fare un intervento che vada a dare una risposta precisa a coloro che devono garantire la qualità e la quantità delle risposte in materia di sanità».

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Tra i punti, il riconoscimento da parte delle Università delle attività formative pratiche svolte dal medico specializzando nell’azienda sanitaria presso la quale è assunto come parte integrante e sostanziale del ciclo di studi per la specializzazione; l’assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato con orario a tempo parziale è effettuata dalle aziende sanitarie le cui strutture operative sono accreditate ed inserite nella rete formativa delle scuole di specializzazione; i medici specializzandi assunti dalle aziende sanitarie, secondo i criteri previsti dall’accordo Regioni-Università, svolgono attività assistenziali coerenti con il livello di competenze e di autonomia raggiunto e correlato all’ordinamento didattico di corso, alle attività professionalizzanti nonché al programma formativo seguito e all’anno di corso di studi superato; il numero di ore dello specializzando medico, 30-32 ore settimanali, dedicate all’attività lavorativa e all’attività formativa pratica; il trattamento economico del medico specializzando, che deve essere proporzionato alle prestazioni assistenziali rese.

OSPEDALE DI COMUNITÀ

L’ospedale di comunità è realtà. Previsto dal Patto della Salute 2014-2016, benché a lungo oggetto di discussione, non era stato mai definito con chiarezza. Oggi invece è arrivato il via libera. Sarà una struttura di ricovero breve per quei pazienti che, a seguito di un episodio di acuzie minori o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica. Con l’intesa sono stati definiti i requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi minimi per l’autorizzazione all’esercizio degli ospedali di comunità pubblici o privati.

«È una conquista sociale molto attesa che caratterizzerà in meglio il nostro servizio sanitario – ha commentato Bonaccini -. Saranno ospedali a bassa intensità di ricovero, per chi ha alcune patologie e problemi. Ospedali nei quali poter essere ricoverati ma per pochi giorni. Una sorta di struttura a metà strada tra la domiciliarità e gli ospedali veri e propri. Credo sia una cosa molto importante. Nella mia Regione li stiamo già realizzando e vedo quale potrà essere la potenzialità. Abbiamo preso un provvedimento uniforme». L’approvazione trova il plauso della Federazione nazionale degli Ordini infermieristici: «L’aspetto più importante è che la gestione e l’attività sono basate su un approccio multidisciplinare, multiprofessionale e interprofessionale, in cui sono assicurate collaborazione e integrazione delle competenze» ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI.

SANITÀ PRIVATA, RINNOVO CONTRATTO SLITTA

Bonaccini ha voluto esprimere tutto il suo disappunto per la mancata chiusura del rinnovo del contratto della sanità privata. Uno stallo che viene giudicato «intollerabile». «Oggi cercherò formalmente il ministro Speranza – ha sottolineato il presidente della Conferenza -. C’è bisogno che io come presidente della Conferenza delle Regioni e lui come Ministro convochiamo le parti, perché non può essere che si vada avanti così. Pensavo fossimo vicino alla conclusione, invece non ci siamo ancora arrivati. Bisogna che non perdiamo altro tempo. Chiederò al Ministro i passi da mettere in campo perché voglio che arriviamo a sbloccare la vicenda: 12 anni di attesa sono indegni di un Paese civile».

DEMENZA, NOVITÀ SULLE COMUNITÀ AMICHE

Infine la Conferenza delle Regioni ha approvato definitivamente le Linee di indirizzo nazionali per la costruzione di ‘Comunità amiche’ delle persone con demenza, lavorando su tutti gli aspetti che favoriscano la messa in rete e le sinergie sul territorio per la loro realizzazione. Un accordo per «valorizzare la fondamentale sinergia tra le associazioni, gli enti locali, il terzo settore e il sistema socio-sanitario e assistenziale. L’obiettivo è di realizzare la loro indispensabile collaborazione, ma serve anche il supporto di una efficiente rete di servizi territoriali» conclude Bonaccini.

 

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