Lavoro 23 Agosto 2019

Quota 100, nelle Pa oltre 2mila domande di pensionamento. Anaao: «Sostituiamo i medici che vanno via sfruttando il Decreto Calabria»

Secondo i dati del sindacato Anaao Assomed, potenzialmente con Quota 100 possono chiedere di andare in pensione tutti i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nati tra il 1954 e il 1959: sei classi che corrispondono a 38 mila camici bianchi su 105 mila

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Otto dipendenti pubblici su dieci andranno in pensione entro fine mese con Quota 100, di questi il 22,7% saranno paramedici, amministrativi e tecnici della sanità. I dati raccolti dall’Inps fotografano il primo mese di decorrenza del meccanismo di anticipazione della pensione nel settore delle pubbliche amministrazioni. Da Regioni, Comuni e Province arriva infatti il 55,1% delle domande di pensionamento, con 5.694 domande. Nella sanità le domande sono state 2.344.

Numeri che destano la preoccupazione del sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed. «È auspicabile che i medici che escono vengano immediatamente sostituiti sfruttando il Decreto Calabria – ha spiegato il segretario nazionale Carlo Palermo dalle pagine del Sole 24 Ore – tenendo conto che attualmente mancano nel Ssn 8mila medici per via del blocco delle assunzioni». Anaao Assomed stima che tra il 2019 e il 2021 utilizzando quota 100 possono chiedere di andare in pensione tutti i dirigenti medici del Servizio sanitario nazionale (Ssn) nati tra il 1954 e il 1959: sei classi che corrispondono a 38 mila camici bianchi su 105 mila.

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Tuttavia, spiega il segretario nazionale Carlo Palermo, si ritiene che ad uscire tra il 2019 e il 2021 saranno effettivamente 24 mila medici, 8 mila all’anno. Il freno sta nelle penalizzazioni del sistema Quota 100: a partire dalle limitazioni sulla libera professione, al divieto di cumuli, al taglio calibrato sul livello di contribuzione. «La mancata sostituzione degli 8 mila professionisti che andranno in pensione ogni anno e per tre anni – continua Palermo – creerebbe ulteriori vuoti nelle unità operative che si ripercuoterebbero sulla qualità e sulla quantità delle prestazioni sanitarie erogate ai cittadini».

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