Lavoro 4 Marzo 2019

Medici sotto processo, Maggiorotti (Amami): «Impatto psicologico devastante. Ma forse il civile è anche peggio…»

Il presidente dell’Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente: «La polizza assicurativa di un chirurgo costa circa 12-15mila euro l’anno, ma se negli ultimi 10 anni ha ricevuto una richiesta di risarcimento, a prescindere dall’esito, la cifra può raddoppiare o, peggio, il medico può avere difficoltà a trovare una copertura assicurativa, e deve quindi smettere di lavorare»

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«Il processo penale di un medico viene celebrato prima di quello di uno spacciatore e dopo quello di uno stupratore. L’onta subita da chi attraversa un contenzioso civile ovviamente è diversa, ma il trauma psicologico è comunque importante, e le conseguenze possono essere anche peggiori del penale». Maurizio Maggiorotti, chirurgo ortopedico e presidente di Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente), da quasi 20 anni è al fianco dei medici che subiscono cause e contenziosi. Processi che, come ci ha raccontato in una lunga chiacchierata, hanno un impatto importante sulla carriera e la psicologia dei camici bianchi.

«Da uno studio che abbiamo condotto insieme all’università Cattolica di Roma – spiega Maggiorotti -, risulta che solo l’1% dei medici che subiscono un processo penale poi viene condannato. Quindi il rischio di finire in galera è bassissimo, ma ovviamente sotto il profilo psicologico il processo è devastante. Ho conosciuto una collega ginecologa che dopo una denuncia ha smesso di indossare il camice, si è messa a studiare giurisprudenza e ha provato ad entrare in polizia. Un collega di Bologna, dopo che era stato rinviato a giudizio, si è suicidato. È ovvio che finire alla sbarra tra gli omicidi, perché di questo parliamo, è drammatico per un professionista che fa di tutto per salvare una vita».

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E poi quelle relative ai presunti casi di malasanità sono notizie che finiscono sempre tra le pagine di cronaca. Nell’era in cui prima di prendere appuntamento con qualsiasi medico si cercano sempre informazioni su Internet, leggere articoli e accuse di danni gravi o omicidio non possono che mettere in allerta il paziente, anche se poi il processo si conclude con un nulla di fatto. «I medici non vogliono raccontare esperienze di questo tipo perché le vivono drammaticamente, ma anche per non allertare i propri pazienti. Per questo viviamo questo squilibrio informativo tutto a favore di chi accusa».

«Il problema – continua – è che solo in Italia, in Messico e in Polonia continua ad esistere la responsabilità penale dei medici, e troppo spesso dopo il decesso dei pazienti vengono portati in tribunale tutti coloro che sono intervenuti. È un risvolto drammatico, perché occupandosi di persone malate purtroppo è possibile che non guariscano. Per questo poi non c’è quasi mai una responsabilità e i medici non vengono quasi mai portati dietro le sbarre».

In ambito civile, invece, l’impatto più importante dei contenziosi ricade sulle assicurazioni: «Un chirurgo ortopedico come me paga ogni anno 12-15mila euro per la polizza assicurativa – spiega Maggiorotti -; ma se negli ultimi 10 anni riceve una richiesta di risarcimento, a prescindere dall’esito e dalla fondatezza del caso, quella cifra può anche raddoppiare o, peggio, il medico non riesce più a trovare una copertura assicurativa. Quindi se un professionista riceve due o tre richieste di risarcimento, è possibile che debba smettere di lavorare».

Fatto che si aggiunge alle conseguenze economiche del risarcimento, «che viene quasi sempre riconosciuto perché in dubio pro misero – prosegue Maggiorotti -. Ed è così che è stato scoperchiato il vaso di Pandora dei contenziosi. Sono nati gli studi legali che cercano i clienti e siamo arrivati agli spot che a Natale hanno scatenato tante polemiche. Non dico che in sanità non ci siano errori, per carità, ma su questo tema è stata montata una festa a colori e sono stati dati numeri non veritieri, che confondono cose palesemente diverse come le lamentele dei cittadini e i sinistri. C’è un disegno ben preciso dietro a tutta questa situazione».

Una situazione su cui è intervenuta la Legge Gelli sulla responsabilità professionale, «Legge perfetta e rivoluzionaria, anche solo per il fatto che è destinata ad una categoria di professionisti», a detta di Maurizio Maggiorotti. «Ovviamente i margini di miglioramento ci sono e mancano i decreti attuativi – conclude -. Soprattutto quello sulle assicurazioni. E non penso proprio sia un caso».

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