Basta odio 7 febbraio 2019

Contenziosi sanitari, Bartolazzi (Sottosegretario Salute): «Serve intervento legislativo, altrimenti è Far West»

«Dovrebbero essere previsti risarcimenti esosi per il medico, se la sua innocenza viene dimostrata». Così il sottosegretario alla Salute a margine della conferenza stampa organizzata dal Gruppo Consulcesi per proporre l’istituzione dell’Arbitrato della Salute

di Giovanni Cedrone e Giulia Cavalcanti

Il Far West dei contenziosi medico-legali deve essere contrastato dalla Legge. È quanto dichiarato ai nostri microfoni dal sottosegretario alla Salute Armando Bartolazzi a margine della conferenza stampa organizzata al ministero della Salute dal gruppo Consulcesi. «Si potrebbero prevedere – spiega Bartolazzi – dei risarcimenti molto esosi nel caso in cui venga dimostrata l’innocenza del medico». Una possibile soluzione per disincentivare i contenziosi, perché «il paziente dovrebbe poter fare causa solo se è certo dell’errore medico».

Sarebbero 300mila, infatti, le cause contro medici e strutture sanitarie che giacciono nei tribunali italiani; 35mila le nuove azioni legali intentate ogni anno, ma il 95% dei procedimenti penali per lesioni personali colpose a carico di esercenti le professioni sanitarie si conclude con un proscioglimento. Un fenomeno dai numeri allarmanti, che riflette un rapporto medico-paziente sempre più in crisi, inevitabilmente compromesso anche da spot e campagne pubblicitarie che «invogliano il paziente ad intentare una causa legale contro un collega, anche senza pagare le spese iniziali».

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Per questo il Sottosegretario condivide l’idea di istituire un Arbitrato della Salute proposta da Consulcesi. Un luogo di recepimento di tutte le istanze che riguardano l’intera attività sanitaria, pubblica e privata, fornita alla cittadinanza: «È un’idea percorribile per risolvere il problema dalla fine – commenta Bartolazzi -, ma dobbiamo lavorare per prevenire questo atteggiamento e contrastare, noi medici in primis, la diffusione dell’idea che la medicina sia un business. Bisogna quindi recuperare quel rapporto intenso, serio, costruttivo ed empatico tra medico e paziente fondato sull’estrema fiducia».

Racconta allora la sua esperienza in Svezia, Bartolazzi, dove «queste cose non accadono. Quello che dice il medico viene accettato. C’è una cultura della medicina diversa, c’è un’informazione diversa. Non si cono fake news né tante assicurazioni per le professioni mediche».

«C’è anche da dire – prosegue Bartolazzi – che in Italia la situazione è un po’ degenerata. Il paziente spesso è esasperato dall’affollamento dei Pronto soccorso o dalla carenza di strutture che possano erogare servizio. Bisogna quindi lavorare in questo senso, cercando di rendere i servizi sempre più efficienti per calmare il paziente e fargli recuperare quel rapporto con il medico che in questi anni sta perdendo. Insomma – conclude il Sottosegretario – c’è tanto da fare, ma il problema a mio parere va affrontato da un punto di vista multifattoriale».

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