Politica 23 Gennaio 2019 13:05

Spot risarcimenti, Luca Coletto (Sottosegretario Salute): «Fuori luogo. Nessun medico opera per far del male, dobbiamo difendere nostro SSN»

L’ex assessore alla Sanità del Veneto, ora al governo, sottolinea: «Nel 99,9% dei casi i medici sotto accusa per errori vengono assolti con formula piena. Piaccia o non piaccia nostra sanità tra le migliori». Sulle liste di attesa: «Va fatto un libro bianco per capire quali sono le difficoltà che vanno ad incrementarle e aumentarle. Pronti a rivedere decreto su Spending review»

Spot risarcimenti, Luca Coletto (Sottosegretario Salute): «Fuori luogo. Nessun medico opera per far del male, dobbiamo difendere nostro SSN»

«La nostra è una sanità d’eccellenza, lo spot andato in onda è assolutamente fuori luogo e va a incrementare senza nessuna finalità, se non quella del lucro, quelli che sono i costi della nostra sanità». Non usa mezzi termini il sottosegretario alla Salute Luca Coletto (Lega), per esprimere il suo disappunto nei confronti dello spot, andato in onda anche sulle reti, che invitava i pazienti a fare causa per episodi di malasanità. Un tema che ha portato alla nascita di una petizione su Change.org, che sfiora le 20mila adesioni, per chiedere la nascita di un “Tribunale della Salute”, una camera di compensazione che possa ridurre il contenzioso medico-paziente. Coletto, intercettato a margine del 16° Rapporto Ospedali&Salute di Aiop, l’Associazione italiana Ospedalità Privata, ha poi affrontato uno dei temi più spinosi della sanità italiana, quello delle liste d’attesa, su cui può arrivare anche un contributo importante da parte delle strutture private. «Il dl 95 del 2012 sulla spending review va superato – sottolinea il Sottosegretario – va data la possibilità a chi è capace di correre di poter correre senza abbandonare chi non riesce a correre. Non c’è incremento di costo per la finanza pubblica. Bisogna dare possibilità alle regioni di poter migliorare quella che è l’erogazione del servizio sul territorio».

Sottosegretario, recentemente è andato in onda, anche sulle reti Rai, uno spot che coinvolgeva i medici, invitando i pazienti a chiedere risarcimento ai medici. C’è anche chi, come il network legale Consulcesi, ha proposto una camera di compensazione per evitare i ricorsi continui dei pazienti nei confronti dei camici bianchi. Lei cosa ne pensa?

«Vedo lo spot in maniera estremamente negativa perché siamo in una situazione, soprattutto per quanto riguarda la nostra nazione, di un Sistema sanitario su base universale che dà tutto a tutti senza distinzione di censo. Sono convinto e sono sicuro che nessun medico va in sala operatoria o fa delle prescrizioni per far del male a delle persone. Reputo assolutamente fuori luogo uno spot del genere, non ha nulla a che vedere con la nostra sanità. Nel 99,9% dei casi i medici vengono assolti con formula piena. Quindi direi che è estremamente fuori luogo, uno spot con finalità evidentemente speculative, va a sostenere determinate categorie piuttosto che altre e soprattutto va a incrementare senza nessuna finalità, se non quella del lucro, quelli che sono i costi della nostra sanità che è una sanità, piaccia o non piaccia, di eccellenza, è una sanità che a livello europeo costa di meno e che cura tutti senza distinzione di censo che è una grande conquista sia dal punto di vista etico che dal punto di vista della nostra civiltà».

Sottosegretario, il rapporto Aiop di quest’anno è incentrato molto sul problema delle liste d’attesa e sugli accessi impropri al Pronto soccorso. Venti milioni di italiani hanno sperimentato nell’ultimo anno le liste di attesa. Il governo ha varato un piano. I risultati quando si vedranno?

«Innanzitutto questo piano dev’essere condiviso e attivato sul territorio. Quindi ci vorrà sicuramente un po’ di tempo. Le liste di attesa sono il risultato, sembra un paradosso, ma di una buona sanità. Sono formate anche da tanti anziani che hanno necessità di interventi e che di conseguenza vanno ad allungarle. Bisogna dire innanzitutto che c’è un finanziamento dedicato che è stato messo nella disponibilità delle regioni da parte del governo. Naturalmente dovranno essere fatti dei protocolli ben definiti e puntuali regione per regione, perché le situazioni sono diverse. Vanno chiesti i dati alle regioni, va fatta una sorta di libro bianco per capire anche quali sono le difficoltà che vanno ad incrementare e aumentare queste liste d’attesa e vanno fatti degli interventi puntuali per andare ad alleviare questa situazioni ma soprattutto per dare queste risposte».

Aiop è pronta a farsi carico con l’ospedalità privata del fenomeno delle liste di attesa. C’è un’apertura in legge di Bilancio in questo senso rispetto alla legge del 2012 che, in clima di spending review, congelava i tetti dei rimborsi ai privati. Se n’era cominciato a parlare mesi fa. Quanto possono contribuire gli operatori privati?

«Io non credo che ci sia nessuna volontà di mettere da parte i privati accreditati che devono sottostare a quella che è la programmazione regionale. È nella piena disponibilità delle regioni gestire le liste di attesa attraverso i privati accreditati che devono sottostare a una programmazione: i privati dunque possono e devono essere complementari alla sanità pubblica che nel 99% dei casi è prevalente rispetto a quella privata, quindi possono essere un ottimo aiuto per dare delle soluzioni, per implementare quelle che sono le risposte da dare per le liste di attesa ma anche per altre situazioni. Vediamo in tutte le regioni che spesso e volentieri la sanità privata dà delle risposte: per scelta o per necessità il pubblico determinate prestazioni non può erogarle e le dà come possibilità di erogazione al privato. Non c’è nulla di strano, la legge lo prevede. Il dl 95 del 2012 sulla spending review dava delle chiusure, come quella sul personale, non è una grande novità che test e costi del 2004, -1,4%, che sarebbe il limite di spesa destinato al personale sia una questione dell’allora governo Monti. È un decreto sicuramente da superare, sono passati degli anni, c’è stata una evoluzione positiva. Va data la possibilità a chi è capace di correre di poter correre senza abbandonare chi non riesce a correre. Non c’è incremento di costo per la finanza pubblica. Bisogna dare possibilità alle regioni di poter migliorare quella che è l’erogazione del servizio sul territorio».

 

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