Lavoro 22 gennaio 2018

Legge Gelli, Giorgio Moroni (Aon): «Nodo assicurazioni? I premi stanno diminuendo, ma aspettiamo decreti attuativi»

«La legge agevola il ritorno degli assicuratori in Italia ma questo è fortemente legato all’approvazione dei decreti attuativi». Il parere dell’esperto Giorgio Moroni di Aon, una delle aziende leader nella consulenza dei rischi e delle risorse umane, nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa

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Prevenire e gestire il rischio clinico-sanitario, garantire qualità e sicurezza delle cure ai cittadini e ricostruire la relazione con le compagnie assicurative, fuggite dal mercato italiano per l’aumento esponenziale dei costi dei risarcimenti. Questi gli obiettivi della Legge Gelli 24/2017 che «ha disciplinato il contesto della responsabilità delle strutture e degli esercenti la professione sanitaria introducendo un sistema di copertura assicurativa obbligatoria a carico delle strutture e degli esercenti le professioni sanitarie per contrastare gli effetti della medicina difensiva». Con queste parole Giorgio Moroni, Responsabile della Specialty Professional Services di Aon, ne definisce prerogative e criticità alla luce dei nuovi obblighi assicurativi.

La legge Gelli ha ridisegnato la responsabilità sanitaria per tutelare professionisti e pazienti, introducendo importanti novità nel settore sanitario. Come le valutate?

«La legge ha disciplinato il perimetro della responsabilità sanitaria e i decreti attuativi ne definiranno la completa applicazione. Occorre distinguere, infatti, tra  “strutture” – pubbliche o private – ed  “esercenti” la professione sanitaria: mentre per le prime i decreti sono una condizione imprescindibile perché si possano configurare i termini dell’obbligo assicurativo – ad esempio: tra le strutture chi si assicura è tuttora svantaggiato, dovendo pagare il 22,25% di tasse e non essendo assoggettato ai vincoli IVASS nell’appostazione delle riserve, rispetto a chi invece sceglie di  autogestire il rischio – per i professionisti si possono già definire le condizioni dell’obbligo».

La Legge introduce l’obbligo della copertura assicurativa della responsabilità professionale per colpa grave a tutti i medici dipendenti pubblici e libero professionisti. E il mercato assicurativo ha cominciato ad attrezzarsi

«Sì, per questo Aon ha elaborato per i professionisti sanitari dipendenti di Enti Pubblici e Privati una soluzione all inclusive avvalendosi dei Lloyd’s, che prevede l’ultrattività e la retroattività decennale già automaticamente incluse senza costo aggiuntivo e una clausola di garanzia, la deeming clause, per garantire la continuità della copertura nel tempo anche se ci sono dei cambi di polizza».

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Uno dei problemi per molti specialisti è il costo alto dei premi. Con la nuova Legge si potrebbe prevedere un abbassamento delle tariffe?

«Per i dipendenti e per coloro che svolgono l’attività in strutture ospedaliere già c’è e continuerà ad esserci una diminuzione dei premi: la platea dei nuovi assicurati si allarga e i premi diminuiscono. Per i liberi professionisti non cambierà molto; sottolineo l’esistenza di una zona grigia per i dipendenti e per chi lavora in intramoenia ma svolge anche attività in uno studio privato. Se costoro suggeriscono ai pazienti di rivolgersi alla struttura in cui operano, qualche giudice potrebbe ritenere che il rapporto contrattuale non nasca nella struttura ospedaliera o nella clinica, ma già nello studio. A quel punto non sarebbe più sufficiente per il professionista la polizza per colpa grave in quanto ci si troverebbe in una situazione di piena responsabilità contrattuale coperta solo dalla polizza di RC professionale».

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Le assicurazioni vogliono capire anche come è organizzata un’azienda dal punto di vista della gestione del rischio clinico e prevenzione degli errori; la quantificazione del premio è subordinata anche a questa valutazione preliminare?

«Questo è l’auspicio del legislatore e anche degli assicuratori: in Italia il mercato assicurativo delle strutture è fuggito per motivi tecnici legati alla calcolabilità del rischio. È necessario introdurre una cultura che abbia alla base un’apposizione corretta delle riserve, senza le quali nessun assicuratore è in grado di prevedere il rischio. La legge introduce tematiche di gestione del rischio clinico che agevoleranno il ritorno degli assicuratori in Italia, ma questo è fortemente legato all’approvazione di decreti attuativi che siano efficaci e soprattutto appropriati a quel contesto costituito dall’interesse del cittadino-paziente e dalla sua compatibilità con l’offerta internazionale del mercato assicurativo».

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