Lavoro 4 gennaio 2018

«Il 50% dei magistrati ancora non applica Legge Gelli sulla nomina dei consulenti»

Il Professor Macrì: «Molti magistrati stanno vanificando le innovazioni della Legge. Medici e cittadini hanno diritto ad avere un vaglio tecnico di qualità, negato dalle nomine di un solo un consulente»

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Alcune innovazioni introdotte dalla Legge Gelli in tema di responsabilità professionale potrebbero essere al momento vanificate dalla magistratura. È questo il timore del Professor Pasquale Giuseppe Macrì, referente medico giuridico di Federsanità, che, a poche settimane dal primo anniversario dell’approvazione della Legge, presenta ancora diverse incognite. In attesa dei decreti attuativi, si focalizza l’attenzione sul nuovo ruolo dei periti e dei consulenti d’ufficio, sui quali la nuova normativa ha aperto una partita importante.

«Per adesso il nuovo ruolo dei periti è tutto in mano all’applicazione che i magistrati e l’autorità giudiziaria decidono di dare. L’esperienza di questi primi mesi non è ottimistica, non è stata la migliore, perché abbiamo visto che quasi il 50% dei magistrati continua a disattendere o, se mi è permesso, violare la norma di cui all’articolo 15 della Legge Gelli. In sede di processo continuano infatti a nominare un solo consulente, spesso un medico legale, non affiancandolo da un esperto clinico così come la Legge, ma direi anche il buon senso, suggeriscono».

Ma a cosa potrebbe portare il perdurare di questa situazione? Quali sono i rischi a cui si va incontro?

«Il rischio principale a cui si va incontro è ovviamente la vanificazione dell’innovazione della Legge: la Legge aveva offerto ai magistrati, ai medici e in ultimo ai cittadini, la possibilità di avere una consulenza, quindi un vaglio tecnico sul loro tema di contrasto, polispecialistico. In questo modo i magistrati continuano a negarlo in nome di incomprensibili esigenze di contenimento dei costi, quando noi sappiamo benissimo che i costi di un processo non sono certo quelli della consulenza. Pensate quanto, per esempio, nelle indagini preliminari si vada a spendere per intercettazioni ambientali o telefoniche, oppure, altro esempio ancora, per le famose prove biologiche ed esami del DNA, cui è stata sottoposta, in alcuni casi di cronaca, l’intera popolazione di un paese: Qualcuno si è chiesto quanto è costato quell’accertamento? Certo, in un sistema a fondi illimitati ogni caso di giustizia ha il diritto di ottenere tutti gli accertamenti, ma anche i medici e i cittadini che si sentono danneggiati hanno diritto ad avere un vaglio tecnico di qualità».

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