Salute 16 Gennaio 2018

Legge Gelli, parla il chirurgo: «Valutare caso per caso, a volte il rischio è necessario»

In attesa dei decreti attuativi, il punto di vista del professor Valentino Valentini, chirurgo Maxillo-Facciale: «Quello che viene definito ‘errore’, spesso è un tentativo di salvare la vita del paziente»

Ricercare la qualità e la sicurezza delle cure è un diritto dei cittadini e un dovere dei professionisti sanitari. Il rispetto delle linee guida, la prevenzione degli errori ed il contenimento dei loro possibili effetti, costituiscono il sistema di gestione del rischio clinico per garantire la qualità delle prestazioni. Il sistema sanitario, tuttavia, è un sistema complesso  in cui il “l’errore umano” è possibile. Infatti, nonostante siano state individuate specifiche modalità di controllo del rischio clinico, i risultati non sempre sono ottimali né prevedibili. Dunque è fondamentale che il medico metta in pratica tutto ciò che è in suo possesso per evitare errori ma deve anche essere messo in condizione di poter lavorare sereno con un unico obiettivo: fare il meglio per tutelare il paziente. Ne abbiamo parlato con il professor Valentino Valentini, esperto in Chirurgia Maxillo-Facciale e Odontostomatologia alla Sapienza di Roma.

Professore, la legge Gelli ha introdotto importanti novità in ambito sanitario: cosa cambia per il chirurgo maxillo-facciale?

«La legge è apprezzabile perché rappresenta un segnale di cambiamento o almeno un tentativo. Stabilire cosa cambierà realmente per le singole specialità non è semplicissimo; l’importante è individuare bene le società scientifiche che avranno il compito di elaborare le linee guida cui gli esercenti le professioni sanitarie si devono attenere nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie. Sarà importante anche scegliere periti “competenti”: giudicare medici e chirurghi che stanno sul campo dalla mattina alla sera non è semplice ed è giusto valutare attentamente. La legge Gelli è una legge migliorativa, che speriamo venga confermata e rafforzata dai decreti attuativi; è una legge che, a mio modo di vedere, è nell’interesse di tutti: infatti il medico potrà lavorare in maniera più serena e obiettiva senza pensare che il paziente può trasformarsi in un potenziale nemico».

I decreti attuativi definiranno la legge anche dal punto di vista delle assicurazioni. Si può pensare ed è auspicabile un abbassamento delle tariffe per alcuni specialisti?

«È assolutamente auspicabile e credo che, a questo punto, sia quasi obbligatorio perché si restringe il campo della punibilità: il medico è una persona che vuole aiutare il prossimo. Non si può assimilare un’attività chirurgica a una persona che passa con il rosso o che guida in stato di ebbrezza, sono due cose completamente differenti. Non parlo solo del chirurgo maxillo-facciale, ma di tutti gli esercenti la professione sanitaria. Talvolta si sente dire da qualche pubblico ministero: “Se una persona recide un’arteria durante un intervento addominale o sul collo sicuramente è colpevole perché è un errore macroscopico”. Attenzione a fare queste equazioni così freddamente astratte. A volte ci si può trovare di fronte a delle masse neoplastiche che vanno ad infiltrare ed interessare dei vasi importanti per cui il chirurgo si può trovare costretto ad intervenire per cercare di salvare la vita del paziente, ma non sempre ci riesce. È necessario valutare la specificità del caso: è fondamentale seguire le linee guida ma ancora di più analizzare il singolo caso e valutare se il chirurgo si è trovato costretto a rischiare per risolvere la malattia. Non si può “influenzare” la scelta del medico che deve essere libero di poter intervenire: ad esempio, se un chirurgo maxillo-facciale deve fare i conti con una neoplasia che è strettamente vincolata alla carotide interna – un vaso fondamentale per la vascolarizzazione cerebrale – non deve pensare: “Non ci provo neanche a toglierla perché c’è il rischio che il paziente muoia”. È vero c’è il rischio, ma magari togliendola c’è possibilità di salvare una vita. Il chirurgo, in questo senso, non è punibile, perché agisce a fin di bene. Questo è il messaggio che deve passare».

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 La professione medica comporta sicuramente dei rischi, ma il medico deve lavorare sereno. Come riuscirci?

«Noi medici lavoriamo sereni se il paziente è soddisfatto. Chi studia medicina, nella stragrande maggioranza dei casi, lo fa per questo. È la nostra mission, per cui è necessario lavorare sereni. Così come è giusto che lavori sereno un giudice o un magistrato al momento di emettere una sentenza importante, è giusto che lo sia anche chi deve decidere cosa è meglio fare nell’arco di pochi minuti. Il paziente deve essere un nostro amico e si deve poter fidare per riuscire a collaborare nell’interesse di tutti».

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