Lavoro 16 Novembre 2020

Ferie negate, turni massacranti e rischi professionali. Avv. Croce (C&P): «Con emergenza ci si sta allontanando sempre di più dalla legalità»

«Tra i rischi per il personale anche quello di essere coinvolti in azioni collettive di responsabilità contro le strutture sanitarie. Il consiglio è di formalizzare il dissenso con richiamo alle norme di legge applicabili e poi “andare al fronte”»

Ferie negate, turni massacranti e rischi professionali. Avv. Croce (C&P): «Con emergenza ci si sta allontanando sempre di più dalla legalità»

Il sacrificio di medici, infermieri e operatori sanitari nel corso della prima ondata è stato enorme ed è stato riconosciuto da tutti. Questi professionisti, spremuti da turni massacranti, ferie negate, elevato rischio di contrarre il Covid a causa della mancanza dei Dispositivi di Protezione Individuale e quant’altro, ora si ritrovano più o meno nelle stesse condizioni di marzo e aprile. Anche oggi, infatti, per molti di loro andare al lavoro significa assumersi grandissime responsabilità, spesso e volentieri senza essere messi in condizione di dare il 100 per cento. E ciò accade per diversi motivi.

«SISTEMA SANITARIO SOTTO STRESS MA STIAMO DERAGLIANDO RISPETTO AD APPROPRIATEZZA CURE»

«Ci arrivano diverse segnalazioni – spiega l’avvocato Marco Croce, della rete di Consulcesi & Partners – di professionisti che sono stati spostati in reparti che non sono di loro competenza. Questo è un fatto molto grave. Era stata annunciata l’estensione dell’organico delle strutture sanitarie e invece oggi ci troviamo nella condizione in cui medici e infermieri vengono sottratti alle strutture in cui lavorano, dove magari si occupavano di questioni anche molto importanti, come l’oncologia o l’emergenza, per essere destinati ai reparti Covid. È evidente che tutto il sistema sanitario è sotto stress ma in questo modo deragliamo rispetto all’appropriatezza delle cure. Tutto ciò era anche comprensibile nel corso della prima ondata, ma ora lo è molto di meno. Per non parlare del fatto che si inizia a prospettarne addirittura una terza fra qualche mese».

RIPOSI, TURNAZIONI E FERIE

Il problema non riguarda solo il piano professionale ma, ovviamente, anche quello della salute dei pazienti: «In questo momento – spiega ancora l’avvocato Croce – si sta dando priorità ai malati di Covid e si stanno mettendo in secondo piano tutte le altre patologie. Alcune prestazioni non vengono più erogate e si fa molta meno prevenzione. In proiezione, dunque, si rischia un aumento del numero di morti per patologie “classiche”».

Un altro fenomeno sta emergendo in queste settimane e riguarda il riposo, le turnazioni e le ferie dei professionisti sanitari: «Non dare al professionista la possibilità di riposarsi adeguatamente crea un logoramento psico-fisico che, alla lunga, può favorire gli errori. Anche il discorso delle ferie si inserisce in questo contesto: fluidificarle o diluirle non è di per sé una decisione allarmante, a patto che il tutto venga gestito con equilibrio. È comprensibile – spiega Croce – che in momenti emergenziali la questione delle ferie possa essere gestita in maniera diversa dal normale, ma l’assenza totale del riposo del personale che a volte ne è stato privato anche durante i mesi estivi significa ritrovarsi sanitari stanchi, meno sereni e purtroppo anche meno motivati».

LE DIFFICOLTÀ DEI PROFESSIONISTI RISCHIANO DI RICADERE SUI PAZIENTI

Quali rischi comporta una situazione del genere sia per il professionista che per il paziente? «Ci troviamo in una situazione esplosiva – spiega il legale della rete Consulcesi & Partners – e chi non è in regola con la programmazione, e parlo anche di Regioni molto prestigiose, ne paga le conseguenze. Se è giusto che vengano aggiunti, a quelli già esistenti, dei reparti Covid per trattare i pazienti che hanno contratto il virus, dall’altro lato non è accettabile che lo si faccia a spese di reparti fondamentali per il nostro Ssn. È evidente che, in una situazione del genere, a pagare siano i cittadini che hanno bisogno di cure. Tra i rischi per il personale possiamo segnalare quello di essere coinvolti in azioni collettive di responsabilità contro le strutture sanitarie. Per questo il mio consiglio è di formalizzare il dissenso con richiamo alle norme di legge applicabili e poi “andare al fronte”».

In che modo si può formalizzare questo dissenso? «Scrivendo, se possibile affiancati da un legale e magari insieme ad altri colleghi nella stessa situazione, che sebbene il professionista si dirigerà nella struttura in cui deve lavorare, è a rimarcare le varie criticità della situazione e vuole esserne manlevato. In questo modo, il professionista segnala che, se dipendesse da lui, non andrebbe a svolgere quelle prestazioni in quelle condizioni, ma che comunque non intende interrompere l’erogazione dei servizi così come organizzati dalla struttura».

Come se ne esce da questa situazione? «L’unica strada percorribile – spiega Croce – è quella di un’alleanza generazionale tra sanitari “pensionandi” e sanitari “arruolandi”: bisogna evitare alcuni pensionamenti e, contemporaneamente, assumere giovani risorse da affiancare al personale in ruolo. Invece, ogni giorno mi ritrovo a trattare casi di medici che vengono forzatamente pensionati anche se vogliono continuare a lavorare per fronteggiare l’emergenza. In conclusione – termina l’avvocato Croce –, io non sono nella posizione per criticare nessuno. Non è il mio compito. Posso solo dire che, con l’emergenza, ci si sta allontanando sempre di più dallo schema legale. E questo è un problema non solo per i medici, ma per tutti».

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