Lavoro 22 Marzo 2018

«È il Far West», lo sfogo di una giovane dottoressa “sequestrata” durante una visita

«Mi ha tenuta segregata per due ore brandendo un paio di forbici» la testimonianza di Valentina Nava, medico tirocinante di Pronto Soccorso

«È il Far West», lo sfogo di una giovane dottoressa “sequestrata” durante una visita

«Ho ricevuto una telefonata durante la reperibilità notturna e sono partita per la visita a domicilio. Mai avrei pensato di essere sequestrata per due ore in balia di una paziente tossicodipendente in preda ad una crisi di astinenza». È il racconto shock di Valentina Nava, giovane tirocinante di medicina generale impiegata come guardia medica nella zona del pavese.

«Quando sono stata contattata dalla centrale che smista le urgenze, nessuno mi ha riferito quale fosse la condizione della paziente, in realtà nessuno lo sapeva, sono andata allo sbaraglio». La vicenda della Dottoressa Nava è una delle tante che purtroppo si verificano ogni giorno (per una media di 3 al giorno in Italia secondo i dati NurSid) ai danni di personale sanitario. I Pronto Soccorso, gli ambulatori, le guardie mediche «sono diventati veri e propri campi di battaglia», racconta la Dottoressa, che aggiunge: «Oramai è il Far West, non possiamo continuare così».

«La paziente che mi ha sequestrata era tossicodipendente e aveva una brutta crisi di astinenza – prosegue -. Pretendeva di tenermi con sé tutta la notte e maneggiava un paio di forbici. Cosa potevo fare? Non avrei potuto scappare se non buttandola a terra, ma era troppo pericoloso per la mia e per la sua incolumità. Dunque ho intavolato una conversazione e con molta fatica sono riuscita a convincerla a chiamare un’amica. Fortunatamente questa persona l’ha fatta ragionare e sono riuscita ad andare via».

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In seguito a quell’episodio, l’ennesimo denunciato dal personale medico, il Sindacato Medici Italiani di Pavia (SNAMI) ha organizzato un corso di autodifesa rivolto a medici ed operatori sanitari – in particolare donne – per imparare a gestire una situazione pericolosa e all’occorrenza difendersi con armi ritenute legali (spray al peperoncino, coltellini e portachiavi). «Mi sono iscritta a questo corso perché è indispensabile imparare a difendersi soprattutto in questa condizione – racconta la Dottoressa Nava -. Certo, questo non basta per stare tranquilli, è chi si occupa della sicurezza che dovrebbe intervenire. Nel caso di Pavia è l’ Agenzia di Tutela della Salute (ATS) che dovrebbe intervenire e garantire la sicurezza al personale».

«Il problema principale per le visite a domicilio è che il medico deve andare da solo. Non è così per tutte le zone, infatti a Milano i medici per svolgere i turni notturni vengono accompagnati da un autista che entra in casa per verificare la situazione. Così diventa fattibile, non penso di chiedere troppo. Andando a domicilio da soli si è completamente in balia degli eventi».

«È ovvio che nella totalità dei pazienti è una minoranza quella che aggredisce e manca di rispetto – aggiunge la Dottoressa -. Il problema è che ne basta una di queste situazioni per creare il caso, non c’è bisogno ce ne siano tante. Abbiamo sentito ultimamente fatti di cronaca gravissimi: una collega stuprata in Sicilia, colleghe ammazzate, persecuzioni all’ordine del giorno; insomma è una guerra, ma d’altronde la Guardia medica è un servizio importante, non si può pensare di lasciare la cittadinanza scoperta nella notte e nei festivi, ma anche il personale sanitario ha bisogno di essere salvaguardato».

 

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