Contributi e Opinioni 11 Novembre 2020

Il settimo giorno in un reparto di emergenza Covid-19

È uno spaccato di vita ai tempi del Covid-19 quello raccontato dall’Igienista Dentale Paola Lastella, colpita dal virus. Paola ha deciso di mettere nero su bianco i momenti difficili e spiegare le sensazioni che si provano in un reparto Covid-19. Così ha raccontato la sua storia in un diario in sette giorni in cui i ricordi di quei giorni difficili si intrecciano a sensazioni e stati d’animo

di Paola Lastella, Igienista dentale

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Roma, 22 ottobre 2020 (settimo giorno)    

È quasi mezzogiorno, quando ci avvisano che ci stanno venendo a prendere. Preparo velocemente la borsa, sono pronta. Ci avviciniamo all’uscita, quel famoso cancello apparentemente inespugnabile, da dove sono entrata solo una settimana prima: è finita, è finita! Il cancello si apre su una via di passaggio in mezzo alle persone, in pieno giorno, la gente si avvicina incuriosita, l’autista grida “Allontanatevi! Questo è un reparto Covid”. Mi sento “un’appestata” mentre entro nel pulmino insieme ad altre tre persone, “gli untori”.

Il pulmino è tutto rivestito di plastica, si apre solo da un lato, io abito vicino, ma devono portare prima altre due persone nel quartiere limitrofo e poi si ritorna verso casa mia. Durante il viaggio, provo un senso di sconcerto, di desolazione e di solitudine, la signora accanto a me chiama la figlia e piange.

Penso “speriamo che non mi veda nessuno quando scendo”. Arrivo finalmente a casa, saluto e ringrazio il conducente e mi infilo velocemente nel portone. Salgo con l’ascensore, per fortuna non incontro nessuno nel palazzo, non avrei la forza di parlare. Varcata la soglia, sulla porta, mi spoglio e metto tutti i vestiti che ho addosso in un sacco della spazzatura che mi ha preparato mio figlio e lo lascio all’ingresso, saluto Arturo ed entro nella doccia, ho ancora addosso i patches dell’ecg (me li hanno fatti lasciare attaccati).

Cerco di decontaminarmi, cerco di togliermi di dosso tutto il dolore che ho vissuto e le lacrime mi attraversano il viso. Sotto l’acqua che porta via tutto, mi passa tutto davanti, il paziente morto, i respiratori, la paura… Io ce l’ho fatta, sono a casa!

 

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