Contributi e Opinioni 28 Luglio 2020

Diabete e intelligenza artificiale, un aiuto anche nel trattamento psicologico del paziente

L’efficacia dell’uso di un trattamento psicologico nel percorso di cura, unita alla generazione di un risparmio per il SSN, è stata confermata. L’Intelligenza Artificiale (IA) può avere un grande impatto, soprattutto sugli aspetti di personalizzazione degli interventi, nonché di monitoraggio e miglioramento dell’aderenza ai processi di cura

di Mara Lastretti (Ordine Psicologi Lazio) e Tommaso Ciulli (Ordine Psicologi Toscana)
Diabete e intelligenza artificiale, un aiuto anche nel trattamento psicologico del paziente

Gentile Direttore,

abbiamo letto con grande piacere l’approfondimento su  “Diabete, oltre l’insulina: medicina di precisione, big data e nuove tecnologie sono la frontiera” del 17 luglio con la preziosa intervista al Professor Del Prato. Ci teniamo, come Osservatorio di Psicologia in cronicità dell’Ordine Psicologi Lazio, a portare alla sua attenzione una riflessione anche di tipo psicologico rispetto a questo argomento, che ormai trattiamo da un paio anni avvalendoci della collaborazione del professor Giuseppe Riccardi e del suo team del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento nel campo dell’Intelligenza Artificiale e della società Idego che lavora nel campo della Psicologia Digitale.

Come sappiamo il diabete di tipo 2 rappresenta in termini di prevalenza e di incidenza circa il 90% dei casi, tanto da indurre a riprendere la definizione quanto mai attuale di epidemia mondiale di diabete dai quaderni del Ministero della Salute  (Vespasiani G.et al). Imponendo dunque una logica di integrazione/continuità nel campo dell’assistenza sanitaria (secondo i riferimenti del Chronic Care Model/Expanded Chronic Care Model, ECCM) poiché il diabete costituisce un importante problema di salute pubblica, le cui complicanze sono associate ad un aumentato rischio delle comorbidità e ad un innalzamento significativo dei costi della spesa pubblica (Bennett et al., 2019).

UN TRATTAMENTO PSICOLOGICO

Nonostante notevoli progressi nella prevenzione e nel trattamento di questa patologia, molti pazienti non sperimentano un controllo glicemico ottimale e sono costantemente a rischio di complicanze (Hunter, 2016 APA). È stato messo in evidenza che la persona affetta da diabete, oltre allo stress generato dalla gestione della patologia, deve gestire la co-presenza anche di stati di depressione e di ansia che rappresentano una delle cause principali di insuccesso di qualunque processo di gestione e management della malattia cronica.

L’efficacia dell’uso di un trattamento psicologico nel percorso di cura, unita alla generazione di un risparmio per il SSN, è stata confermata anche dallo studio svolto dall’Ordine Psicologi Lazio nella Asl Roma1 nel biennio 2014-2016.  L’Intelligenza Artificiale (IA) permettendoci di raccogliere in modo continuo e diversificato enormi quantità di dati e di elaborarli anche in tempo reale nell’ambito della salute, può avere un grande impatto, soprattutto sugli aspetti di personalizzazione degli interventi, nonché di monitoraggio e miglioramento dell’aderenza ai processi di cura.

In ambito diabetologico, l’IA è già largamente utilizzata per facilitare la gestione della patologia da parte del paziente, è in grado di monitorare e integrare dati relativi a parametri fisiologici e comportamentali che generano poi output utili alle azioni di self-management. Ad esempio, diversi sono ormai i device che, mettendo in relazione dati inerenti la variabilità dei livelli di glucosio nel sangue e dati inerenti lo stile di vita, sono in grado di apprendere informazioni sul metabolismo del glucosio della persona e fornirle suggerimenti personalizzati in merito alla gestione del diabete (Buch et al. 2018).

L’AIUTO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

All’interno di una cornice teorica che concepisce la salute come un processo dinamico generato dall’interazione continua tra fattori biologici, psicologici e sociali, appare tuttavia necessario che la ricerca e gli interventi, anche quando mediati da IA, si avvalgano di un’integrazione tra variabili biologiche e psicologiche. Le IA ci possono aiutare a comprendere meglio il mondo psicologico della persona, le sue abitudini, il suo stile di vita e trovare soluzioni che si adattano alla soggettività non solo biologica. In una problematica come quella del diabete è ampiamente riconosciuto come gli stili di vita siano target e problema sia dell’insorgenza che dell’emergere di possibili complicanze (Marrero et al., 2014).

Stiamo parlando di processi mentali, psicologici. Non solo, anche fattori quali quelli sociali e ambientali, dove la persona vive e lavora, influenzano i comportamenti di salute (Krieger, 2014). Tutto questo unito alle abitudini, agli aspetti motivazionali ed emotivi ed i loro mutamento anche durante la giornata, può influenzare la messa in atto di comportamenti salutari. Poter raccogliere tutte queste informazioni in tempo reale, elaborarle e suggerire ad esempio dei feedback al momento opportuno e/o delle strategie mirate, in base a quanto raccolto e tenendo anche presente i fattori psicologici soggettivi, può essere la chiave di volta anche da un punto di vista preventivo.

Grazie all’uso delle IA la possibilità di raccogliere queste informazioni è a portata di mano. Fondere i dati raccolti ed elaborati dalle IA con quanto studiato ed approfondito nel tempo dalla ricerca in ambito psicologico inerente la motivazione, le abitudini, il funzionamento dei processi cognitivi ecc., ci permette di fare quel passo verso un’integrazione delle conoscenze in grado di costruire metodologie efficaci ed efficienti intorno al paziente.

 

 

Mara Lastretti, Coordinatrice Osservatorio di Psicologia in Cronicità Consigliera Ordine Psicologi Lazio

Tommaso Ciulli, Consigliere Ordine Psicologi Toscana Referente del Gruppo Nuove Tecnologie, Direttore Scientifico Idego srl

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