Lavoro 18 ottobre 2016

Svizzera, il referendum non ferma (per ora) il boom di giovani medici italiani

Dall’Italia con furore i camici bianchi si trasferiscono in Ticino. In otto anni il numero si è quadruplicato e continua a incrementarsi. Luraschi, responsabile Ente Ospedaliero Ticino: «Dieci anni fa il numero di italiani impiegati negli ospedali del Ticino era inferiore al 20% e ora supera il 40%»

Il referendum non ferma (per ora) il boom di medici italiani in Svizzera. Il numero di camici bianchi nostrani nei cantoni dal 2004 al 2012 si è praticamente quadruplicato secondo l’indagine condotta dall’Associazione Italiana Medici in collaborazione con la Federazione Medica Svizzera.

Un vero e proprio esodo. Per fare qualche numero: dentisti, farmacisti, psicologi, veterinari, levatrici e altri: dai 3167 del 2001 sono passati a 6999. I più numerosi sono appunto i medici, seguiti da terapisti complementari (991), infermieri (857), farmacisti (536) e fisioterapisti (533). Questi dati, pubblicati dal Dipartimento della Sanità e Socialità di Bellinzona, testimoniano un aumento esponenziale. Questo fenomeno è stato confermato da Piero Luraschi, responsabile Risorse Umane dell’Ente Ospedaliero Cantonale del Ticino che su ilfattoquotidiano.it ha dichiarato: «Non abbiamo dati precisi, ma possiamo affermare che dieci anni fa il numero di italiani impiegati negli ospedali del Ticino era inferiore al 20% e ora supera il 40%».

Ma quali sono le ragioni alla base di questa vera e propria migrazione? Una prima considerazione da fare è lo squilibrio che esiste in Italia fra laureati in medicina e disponibilità di posizioni nelle scuole di specializzazione. Il numero chiuso per le specializzazioni è decisamente inferiore alla quantità di laureati sfornati dalle facoltà di medicina. Inoltre le lentezze burocratiche e il tira e molla dei bandi rappresentano il colpo di grazia inferto ai giovani medici che iniziano a guardarsi intorno e prendere in considerazione alternative. Altro tasto dolente, gli stipendi.

In Svizzera le retribuzioni sono tendenzialmente più alte, ma a determinare un netto divario tra i due Paesi è la possibilità per i medici elvetici di usufruire di scatti salariali che per gli specializzandi italiani non sono contemplati. Inoltre, per le specializzazioni, sono previsti contratti che, insieme all’assistenza previdenziale, prevedono benefit non certo contemplati nelle università italiane. Ma non ci sono solo privilegi, infatti, insieme agli innegabili vantaggi appena elencati, per gli specializzandi italiani la Svizzera nasconde anche qualche insidia. Ben vengano gli scatti salariali, ma i contratti vengono stipulati di anno in anno e il rischio di rimanere fermi durante qualche giro di pista è decisamente più alto rispetto all’Italia.

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