Salute 24 Aprile 2017

Vaccini, l’infermiere diventa un counseling. Vanzetta (IPASVI Verona): «La formazione è la chiave di volta»

All’indomani del caso dell’infermiera che fingeva di vaccinare i piccoli pazienti racconta la sua esperienza Marina Vanzetta, infermiera e Consigliere del Collegio IPASVI di Verona. «L’infermiere può aiutare l’assistito a compiere una scelta consapevole»

Ha sollevato un grande polverone la vicenda dell’infermiera che avrebbe finto di vaccinare i bambini per poi buttare via le fiale. La donna, Emanuela Petrillo, è al centro di un procedimento disciplinare dell’Asl 2 (ex Ulss9) di Treviso e intanto, per rimediare al danno, è stata avviata una campagna di richiamo per ben 500 pazienti passati per le sue mani. Ma quanto è importante il ruolo dell’infermiere nell’ottica del rapporto tra genitori e vaccini? Ne parla ai microfoni di Sanità Informazione Marina Vanzetta, infermiera e Consigliere del Collegio IPASVI di Verona, a margine del convegno ‘Medicina e Pseudoscienza’ organizzato all’Ergife di Roma.

Qual è il ruolo dell’infermiere rispetto alle vaccinazioni e al contrasto alle pseudoscienze e ai falsi miti?

«Quella dell’infermiere è un’informazione vestita sulla persona che ha di fronte, adulto o bambino, a partire dalle conoscenze, quindi è un intervento che passa attraverso il ‘counseling’ che prevede delle competenze non solo tecniche ma anche relazionali che tengano conto delle ragioni etiche e deontologiche. Tra infermiere e assistito c’è una relazione che aiuta a scegliere in maniera consapevole. Inoltre l’infermiere ha un ruolo che si sviluppa su più livelli, un ruolo nel contesto del setting vaccinale e quindi di collaborazione con le altre figure che si occupano di questo, il pediatra e l’assistente sociale. L’infermiere, insieme a queste figure, è la persona che maggiormente interagisce con l’assistito di cui può cogliere le istanze e condurlo, attraverso un’informazione adeguata, ad una scelta consapevole. Il ruolo dell’infermiere inoltre si esplica ad altri livelli a tutto tondo in campi come la formazione e l’educazione. A questo proposito, per orientare le persone verso le informazioni corrette, la nostra Federazione per esempio ha aperto un portale nel 2011, ‘infermieriperlasalute’, dove divulga notizie che sono accreditate, validate, scientificamente documentate proprio per evitare falsi miti, comportamenti sbagliati e per orientare il cittadino verso una cultura della salute. A proposito recentemente abbiamo pubblicato una guida pratica sulle vaccinazioni che solo nel 2016 ha avuto 65mila, quasi 66mila visite».

In questa ottica, quanto è importante la formazione del personale sanitario proprio per avere gli strumenti conoscitivi per dialogare con i pazienti?

«La formazione è fondamentale: anche rispetto a questo sul nostro portale, che è il canale rivolto ai professionisti, dedica comunque dei percorsi guidati di approfondimento delle tematiche; anche sul tema delle vaccinazione recentemente abbiamo realizzato un percorso finalizzato a rimarcare il ruolo degli operatori relativamente alle vaccinazioni. L’operatore deve essere convinto dell’efficacia delle vaccinazioni per farsi un propositore attivo nei confronti del cittadino. Per farlo la formazione è una delle chiavi di volta e le ragioni si trovano non solo nell’ambito scientifico ma anche nei codici deontologici. Questo è anche il parere del Comitato di Bioetica che già nel ‘95 ribadiva l’importanza della copertura vaccinale per proteggere la collettività; a fronte di un calo della copertura vaccinale nel 2015 rimarca adesso la necessità di campagne di informazione, la necessità di formazione degli operatori, per cercare di far fronte a questa emergenza».

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