Salute 21 Gennaio 2021 11:29

Come tornare allo sport dopo Covid-19: Assanelli (Simse) delinea il processo in base alla gravità della malattia

Con il presidente della Società italiana della medicina dello sport e dell’esercizio Deodato Assanelli, tracciamo il percorso per tornare a fare sport in sicurezza dopo l’infezione da Covid-19. Tutto dipende dal grado di intensità della malattia: è bene affidarsi ai test e ripeterli con frequenza.

Come tornare allo sport dopo Covid-19: Assanelli (Simse) delinea il processo in base alla gravità della malattia

Tornare allo sport e all’attività fisica dopo Covid-19 è un desiderio e una necessità per molti. Atleti e non, dopo la guarigione tutti i pazienti desiderano riprendere le proprie abitudini motorie il prima possibile. Aver superato la malattia, però, non sempre significa recupero completo. Non è raro subire gli strascichi del virus anche mesi dopo essere guariti, e sottovalutarne l’importanza potrebbe aggravarne le conseguenze.

Che fare allora per assicurarsi un ritorno allo sport e all’esercizio fisico in sicurezza? Ne abbiamo parlato con il professor Deodato Assanelli, presidente Simse (Società italiana della medicina dello sport e dell’esercizio) e docente di Medicina dello sport all’Università di Brescia.

«Prima di tutto chiariamo che di Covid-19 si sa ancora molto poco – delinea per iniziare l’esperto –. Su dati del gruppo di Bergamo, su oltre 200 pazienti intubati si è visto che, nel 30% dei casi, le alterazioni, sia emboliche che del parenchima polmonare, persistono anche tre mesi dopo la dimissione nei sopravvissuti». Secondo lo studio pubblicato su Epidemiology and Infection, a 105 giorni dalla dimissione dall’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo, una persona su due accusa ancora affaticamento, dispnea da sforzo e palpitazioni.

Informazioni sul “follow up” da qui a qualche anno, però, nessuno le può ancora conoscere, e questa consapevolezza andrebbe sempre tenuta in considerazione con umiltà. Si rende dunque essenziale, insiste il professore, operare un’accurata ed individuale selezione dei pazienti, prima di consigliare loro come procedere per ritornare con prudenza allo sport.

Casi asintomatici o paucisintomatici

I casi più semplici sono quelli asintomatici e pauci-sintomatici. In un recente articolo pubblicato sul British Medical Journal, un’equipe di medici inglesi consiglia di ricominciare a una settimana dalla totale assenza di sintomi e previo consulto con il medico. «Si può ricominciare a bassa intensità per sette giorni – concorda Assanelli – osservando la propria tolleranza allo sforzo con test semplici effettuabili anche con un minimo supporto, come il test dei sei minuti».

Si tratta di una prova che misura la distanza che un soggetto riesce a percorrere camminando, il più velocemente possibile, su una superficie piana in sei minuti. Comprese tutte le interruzioni che ritiene necessarie. Allo scadere si misurano frequenza cardiaca, saturazione e metri percorsi. Si valuta così il livello di dispnea, ovvero di affaticamento respiratorio, e la distanza ultimata.

«Se poi si vogliono aumentare i carichi – aggiunge il professore – si fa la prova da sforzo massimale, previo controllo clinico di un medico. Se tutto va bene si potrà gradualmente tornare all’attività a cui si era abituati».

Soggetti con polmonite bilaterale

Un discorso diverso va fatto per chi ha avuto una polmonite da Covid-19  con ricovero in reparto di medicina, ma senza bisogno di assistenza ventilatoria. «In questi casi – spiega – una valutazione polmonare accurata, con possibile diffusione polmonare e meglio se con doppio tracciante, è importante per vedere se persiste un danno e di cosa si tratta. Sempre tenendo conto di cosa faceva il soggetto prima di ammalarsi, gli schemi di recupero vanno variati in base all’attività sportiva che era solito svolgere». È necessaria una «modulazione in base a situazione clinica, capacità funzionali del soggetto e obiettivi da raggiungere, prendendosi il tempo che serve per documentare il risultato atteso».

Soggetti ricoverati e ventilati con c-pap, senza intubazione

I pazienti che durante la malattia Covid-19 sono stati ventilati a pressione positiva, ma senza intubazione, avranno bisogno di un’ulteriore valutazione. «In particolare – chiarisce il presidente Simse – si può cominciare con dei bassi carichi almeno le prime due settimane, ma con questa tipologia di pazienti ad un mese bisogna fare una prova da sforzo massimale, meglio ancora un test cardiopolmonare ed una diffusione polmonare. Si valuta così il danno residuo, se presente, e la capacità funzionale anche con test per forza, flessibilità ed equilibrio».

Alla valutazione non devono inoltre sfuggire gli aspetti cognitivi. «In alcuni casi persistono deficit cognitivi di vario genere o alterazioni dell’umore che non vanno sottovalutate, includendole nel programma di obiettivi a breve termine del soggetto». Ogni aumento di carico va monitorato ripetendo i test e calcolando il miglioramento effettivo misurato ed il delta di miglioramento.

L’importanza di ripetere i test

«I test iniziali e la loro ripetizione periodica sono essenziali. Non richiedono mai troppo tempo, dai sei minuti di quello già illustrato alla mezz’ora del test cardio-polmonare», ricorda Assanelli. Il test cardio-polmonare consente una verifica anche più informativa e complementare dell’ecocardiogramma per pazienti con pregresse miocarditi, perché fa una valutazione da sforzo massimale, sia cardiaca che respiratoria. La miocardite è una temibile infiammazione del muscolo cardiaco, rilevata in casi di infezione da Covid-19.

«Non vedo perché un paziente che ha avuto un danno cardiaco da Covid non debba fare la stessa cosa di chi ha avuto un problema cardiaco tradizionale. Per farlo però – prosegue il professore – ci vogliono medici dello sport che siano esperti nella prescrizione di esercizio e interagiscano con cardiologi e pneumologi».

L’attività fisica è una parte importante della vita sana di ognuno, ma anche saperla gestire è un compito. «La frequenza cardiaca è forse l’informazione più preziosa durante lo sport. Per ogni livello di allenamento c’è una risposta attesa, se aumenta più del previsto la causa è il mancato allenamento o qualche problema differente che va approfondito nel singolo soggetto». Per rendersene conto Assanelli consiglia l’uso di device indossabili di monitoraggio, oggi disponibili. Strumenti che possono registrare anche l’elettrocardiogramma durante attività fisica e rilevare eventuali aritmie. «Se tutto va bene, si sarà ancora più tranquilli, sapendo di non aver tralasciato nulla e si potrà, ragionevolmente, aumentare i carichi allenanti in sicurezza».

 

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