Salute 20 Novembre 2017

L’esercizio fisico come medicina per i diabetici. Assanelli (SIMSE): «Necessario formare i medici e fare rete»

«Se il SSN finanziasse l’attività fisica dei pazienti cronici, risparmierebbe molti soldi». L’intervista a Deodato Assanelli, Presidente della Società Italiana di Medicina dello Sport e dell’Esercizio

«Per i pazienti che soffrono di determinate malattie croniche l’esercizio fisico è una medicina e in quanto tale deve essere prescritto dal medico». È quanto dichiarato a Sanità Informazione dal Professor Deodato Assanelli, Presidente della Società Italiana di Medicina dello Sport e dell’Esercizio (SIMSE) e coordinatore dell’incontro dedicato a ‘Diabete mellito, tipo 1 e tipo 2, sport ed esercizio fisico’ che si svolgerà il prossimo 25 novembre presso l’Università degli Studi di Brescia (consulta qui il programma).  

Professore, quali sono gli obiettivi che il convegno intende raggiungere sul rapporto tra diabete ed esercizio fisico?

«Vogliamo innanzitutto far sapere che l’esercizio fisico è una medicina che va prescritta dal medico. Il focus dell’incontro sarà sul diabete e intendiamo proprio trasmettere l’idea che per un medico interfacciarsi con un paziente diabetico che intende fare sport o esercizio fisico è un po’ più complicato rispetto ad uno sportivo sano che il medico è più abituato a vedere. Ricordiamoci che i pazienti sani sono una cosa, e i pazienti malati un’altra, così come da un lato abbiamo lo sport e dall’altro l’esercizio fisico. Sono aspetti diversi che presuppongono competenze che vanno acquisite in modo differente. Altrimenti si pensa che chi si occupa di sportivi olimpici possa gestire anche degli ottantenni con tre malattie. Non è così. Quindi adesso la prossima sfida che dovremo affrontare e il convegno del 25 novembre sarà il primo passo in questo senso, è di fornire una formazione adeguata e professionale al maggior numero di medici possibile, in modo che sappiano come prescrivere l’esercizio fisico per certe tipologie di pazienti con malattie croniche. E, altro aspetto da non sottovalutare, è di cercare, nel tempo, di far rimborsare, almeno in parte, questi programmi al Servizio Sanitario Nazionale che, comunque, se incentiverà l’esercizio fisico per i pazienti cronici, potrà risparmiare e reinvestire molti soldi».

Qual è la situazione attuale in Italia per i pazienti con malattie croniche che vogliono fare sport o esercizio fisico?  

«Per ora solo alcune Regioni hanno definito quali sono le palestre sicure, cioè riconosciute dalle Asl, che hanno un personale e altri requisiti adeguati per far fare attività fisica a queste tipologie di pazienti. Però sono poche e distribuite, nel nostro Paese, a macchia di leopardo. Non c’è un modello univoco né a livello regionale né tanto meno a livello nazionale. Si tratta di strutture che lavorano o con fondi di ricerca o sono nell’ambito di un progetto pilota della Regione, della Asl o di altri enti. Oppure sono remunerate in buona parte dai pazienti stessi. Non c’è un sistema, non c’è una rete per gestire in modo sistematico questa problematica. E parliamo di una problematica enorme, perché pensi che solo a Brescia l’associazione diabetici della provincia, molto attiva, ha 6.500 iscritti su 70mila diabetici accertati e altri 20mila che non sanno di averlo. Senza dimenticare tutti coloro con ridotta tolleranza glucidica, che sono quasi tutti i familiari di primo grado dei diabetici e sono quindi almeno altrettanti. Si immagini quale sarebbe il lavoro da fare e quanto si potrebbe risparmiare…».

Lei diceva che lo sport è una medicina; ma quanto ne sanno i medici italiani dello sport come medicina?

«Io insegno medicina dello sport e dell’esercizio in diversi corsi di laurea. Le ore previste per questa disciplina sono 24 a scienze motorie, 16 a fisioterapia, 12 a dietistica e 8 a medicina. Vuol dire che, in sei anni di corso di laurea, i futuri medici frequentano solo 8 ore di sport ed esercizio fisico. Corso che, tra l’altro, esiste solo da pochi anni, perché prima non si facevano nemmeno queste poche ore. I medici sanno sicuramente prescrivere i farmaci, conoscono bene tutta la parte chirurgica, ma non sanno quasi niente degli stili di vita. Ecco perché e lo ribadisco, è fondamentale puntare sulla formazione degli operatori sanitari anche in quest’ ambito, iniziando a formare quelli di domani, che opereranno e interagiranno in vari ambiti professionali, soprattutto in funzione delle competenze che hanno acquisito».

Articoli correlati
«Io, affetto da diabete dall’età di due anni, diventerò diabetologo pediatrico». La storia di un aspirante medico
Il ragazzo racconta ai nostri microfoni la sua storia e la determinazione nell’affrontare il test di Medicina: «Voglio aiutare i bambini che sono nella mia stessa situazione»
Diabete e intelligenza artificiale, un aiuto anche nel trattamento psicologico del paziente
L’efficacia dell’uso di un trattamento psicologico nel percorso di cura, unita alla generazione di un risparmio per il SSN, è stata confermata. L'Intelligenza Artificiale (IA) può avere un grande impatto, soprattutto sugli aspetti di personalizzazione degli interventi, nonché di monitoraggio e miglioramento dell’aderenza ai processi di cura
di Mara Lastretti (Ordine Psicologi Lazio) e Tommaso Ciulli (Ordine Psicologi Toscana)
Senior Italia FederAnziani e Sumai: «A MMG e specialisti del territorio facoltà di prescrivere farmaci per diabete e patologie respiratorie»
«Esiste, infatti, un numero irragionevole di piani terapeutici che generano visite specialistiche finalizzate esclusivamente al rinnovo del piano, con pesanti ricadute sulla vita dei pazienti, in particolar modo degli anziani e dei più fragili» sottolineano le due associazioni
Diabete, oltre l’insulina: medicina di precisione, big data e nuove tecnologie sono la frontiera
Intervista al professor Stefano del Prato, presidente della European Association for the Study of Diabetes: «La vita dei pazienti diabetici e la gestione della patologia cambieranno in maniera drastica»
di Tommaso Caldarelli
Il 30% delle vittime del Covid-19 aveva il diabete. Ora è il ‘lockdown terapeutico’ a far paura
Frontoni (IBDO Foundation): «Potenziare i servizi di rete». L'onorevole Pella: «Puntare su telemedicina e approvare piano per la banda ultra-larga»
di Tommaso Caldarelli
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 23 settembre, sono 31.606.979 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 971.116 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 23 settembre: Ad oggi in...
Formazione

Test di Medicina 2020, ecco come è andata: la cronaca dalle università di Roma, Firenze, Milano, Napoli e Bari

Oltre 66 mila candidati per 13.072 posti disponibili. Tra speranze, sogni, proteste e irregolarità, anche quest’anno il Test di medicina ha fatto parlare di sé. Pubblicate le risposte corrette al ...
Salute

Covid-19, studio italiano scopre meccanismo responsabile della morte dei pazienti in terapia intensiva

Lo studio, che vede come capofila il S. Orsola di Bologna, è stato pubblicato su “Lancet Respiratory Medicine” lo scorso 27 agosto