Salute 16 Settembre 2014 16:53

Bisturi? No, cesoie: sanità a rischio tagli

Minaccia di una riduzione di tre miliardi con la spending review. Il ministro Lorenzin getta acqua sul fuoco, ma le Regioni restano sul piede di guerra

Bisturi? No, cesoie: sanità a rischio tagli

Servono soldi e servono ora. Il governo Renzi va alla ricerca di 20 miliardi di euro per confezionare la sanguinosa manovra del 2015. E dove li cerca? Laddove sono sempre stati trovati: nella sanità.

Voci sempre più insistenti parlano di tagli per oltre tre miliardi nel Fondo sanitario, ovvero in quell’ammasso di risorse che permettono la sopravvivenza, seppur tra mille difficoltà, del nostro Ssn. Una notizia che fa a cazzotti con quanto dichiarato dal Governo stesso negli scorsi mesi e che rischia di rompere definitivamente l’asse con le Regioni – non ce n’è una che non si sia opposta con forza a questa eventualità – oltre che compromettere la salute stessa dell’intero sistema.

A dirlo non è l’opposizione né catastrofisti a pagamento. È il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che negli scorsi mesi, oltre ad aver promesso che grazie al Patto per la Salute da poco varato gli eventuali risparmi raccolti in ambito sanitario sarebbero rimasti nel settore, si era sbilanciata affermando che “se sulla sanità dovessero piovere nuovi tagli, gli italiani dovrebbero rinunciare nel medio periodo al Sistema sanitario come lo conosciamo oggi”, rendendo necessario il ricorso “ad assicurazioni private o ad altri sistemi”. Oggi il Governo tenta comunque di gettare acqua sul fuoco, con la stessa Lorenzin che invita a “non fare allarmismi” perché, ad oggi, il taglio di tre miliardi al Fondo non sarebbe a suo dire, previsto. Ciò che serve, invece, è “lavorare in modo forte nella lotta agli sprechi”, attraverso le misure previste dal Patto per la Salute, ovvero: centrale unica di acquisti, nuovo sistema di benchmark anche per acquisti di nuovi dispositivi e farmaci, digitalizzazione sanitaria e implementazione della cabina di monitoraggio del patto”.

Come detto, però, i più arrabbiati sono i governatori: Stefano Caldoro, presidente della Regione Campania, afferma che, “fermo restando tutti i discorsi e gli impegni presi sull’efficienza, gli accordi stipulati in materia di sanità con il governo vanno rispettati”. Il governatore toscano Enrico Rossi tenta di spostare l’attenzione dell’esecutivo sulle “pensioni superiori ai 3mila euro”, che rappresentano “una cifra alta e più che sufficiente per vivere”, specialmente in un Paese “in cui la sanità è pubblica e per tutti”. Una rivolta popolare è invece il rischio che si corre, secondo il presidente lombardo Roberto Maroni e il leader della Lega Nord Matteo Salvini, a tagliare ulteriormente una spesa già ridotta all’osso dalle ultime manovre.

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